Può accadere qualcosa di sovrannaturale?


1 • Una domanda banale?

Ogni mamma conserva con piacere il ricordo di quando suo figlio arriva a quell’età particolare in cui non smette più di fare domande.

Ricordo un po’ meno felice, invece, è quello in cui si accorge che suo figlio è un mezzo caso grave:

Scherzi a parte, penso che le domande dei bambini contengano in se qualcosa di molto grande. E i genitori che banalizzano le risposte e non prendono sul serio i propri figli, non fanno altro che perdere un’occasione…

Ovviamente, dopo che sono cresciute, le persone non perdono l’abitudine di farsi domande.

A seconda del percorso di vita, cambia un po’ il taglio di queste (e a volte si appesantiscono un po’, perdendo quella semplicità e chiarezza che avevano quando erano le domande di un bimbo), ma non per questo perde di importanza l’esigenza di cercare delle risposte all’altezza.

L’università, a mio avviso, è un ottimo luogo (non il solo, ovviamente, né il migliore) dove far sì che queste domande:

  • Acquistino una traiettoria migliore

  • Trovino delle ottime risposte

L’università è anche un ottimo luogo in cui, se non si fa attenzione, c’è il rischio che ci si riempia la bocca di frasi fatte (in alcune facoltà molto più che in altre).

Nel mio corso, una delle frasi che andava di più era la seguente:

In realtà questa frase (entrata ormai nel pensiero comune a prescindere dal percorso di studi) l’ho sentita pronunciare ben prima dell’università. Ed essendo io una persona molto orgogliosa, ho sempre provato un discreto fastidio ogni volta che mi arrivava alle orecchie. Di fronte a questo “dictat”, ho sempre avuto il prurito di chiedermi: “Perché?“, “Chi lo dice?

Rimanendo nell’ambito del metro quadro che mi circonda, penso che sia stato molto importante, per la mia crescita, interrogarmi seriamente su questa frase… o meglio, allargando un po’ il raggio, sull’esistenza (o meno) di fenomeni “non scientificamente spiegabili“.

Dal basso dei pochi anni nei quali mi sono posto questa domanda:

  • se possa accadere qualcosa che non è già (o non è ancora) scritta nei libri di scienza;

  • se possa accadere qualcosa che non è riproducibile in una provetta o in laboratorio;

  • se bisogna escludere a priori dall’orizzonte del possibile tutto ciò che non è scientificamente spiegabile

…stringi stringi è emerso questo…

2 • Estremo “da un lato”: la creduloneria

Mi sembra un caso più “accademico” che reale: anche la persona più ingenua – vuoi o non vuoi – conserva sempre un certo livello di diffidenza nei confronti di qualsiasi cosa “non ordinaria” che gli venga raccontata.

Diciamo che, tagliando con l’accetta, questo potrebbe essere l’estremo “da un lato”: un’ingenuità un po’ credulona.

3 • Estremo “dall’altro lato”: la negligenza cronica

L’estremo “dall’altro lato” invece è più verosimile; nella mia esperienza, ad esempio, ha avuto volti e nomi.

Infatti, ho avuto l’impressione che per alcune persone l’osservazione della realtà fosse filtrata sotto questa lente:

Questa frase di Ernest Renan è effettivamente un po’ “forte”, e non sembra così carismatica; ma gente più brava di lui è riuscita ad infiocchettarla e renderla più suadente.

Persone “molto in gamba” del mondo dei salotti hanno contribuito a farla diventare più convincente (e spesso per accentuare la robustezza dell’argomentazione, tali personaggi sono stati mostrati in televisione in contrapposizione ad esempi grotteschi “dell’altro schieramento”):

Questo estremo “dall’altro lato”, in sintesi, è una sorta di positivismo scientista dei giorni nostri.

4 • In medio stat virtus

Lascio la parola ad un personaggio che le “voci di corridoio” collocherebbero tra gli scientisti.

Ma, come spesso accade, la realtà supera sempre la fantasia:

Albert Einstein (1879 – 1955), nell’esprimere la sua opinione su questo argomento, perviene a quell’umiltà vera e non artefatta, che accomuna tutte le persone grandi: da profondo conoscitore – quale è – dello “strumento” che utilizza, con tranquilla sicurezza è capace di tracciarne i limiti: «Chiunque sia veramente impegnato nel lavoro scientifico si convince che le leggi della natura manifestano l’esistenza di uno Spirito immensamente superiore a quello dell’uomo, e di fronte al quale noi, con le nostre modeste facoltà, dobbiamo essere umili» (cit. dal libro di Helen Dukas, segretaria di Einstein).

Certamente Einstein non era religioso (non nel senso stretto del termine almeno); anzi, quando in una lettera a Maurice Solovine raccontava del “sentimento del miracoloso” che muove il progresso scientifico, ha tenuto a mettere le mani avanti per non apparire troppo “Papa boy”:

«È qui che compare il sentimento del “miracoloso”, che cresce sempre più con lo sviluppo della nostra conoscenza.

E qui sta il punto debole dei positivisti e degli atei di professione, che si sentono paghi per la coscienza di avere con successo non solo liberato il mondo da Dio, ma persino di averlo privato dei miracoli.

La cosa curiosa, certo, è che dobbiamo accontentarci di riconoscere il “miracolo”, senza poter individuare una via legittima per andar oltre. Capisco che devo ben esplicitare quest’ultima considerazione in modo che non ti venga in mente che, indebolito dall’età, io sia divenuto vittima dei preti».

(A. Einstein, Lettera a Maurice Solovine)

Ho il sospetto che Einstein, in queste citazioni, voglia mettere in guardia da un certo tipo di mentalità (che sembra ormai dilagare ai giorni nostri), basata su una sorta di adorazione della scienza e su una fede cieca nei suoi confronti:

Insomma, credo che il pensiero di Einstein sul tema, possa essere ben sintetizzato da questa sua frase:

Terminato questo paragrafetto su Einstein, passerei a quello conclus…

5 • Epilogo

Per chi volesse leggere qualche altra frase di Einstein sull’argomento, consiglio vivamente il link alla fine dell’articolo. E’ veramente una miniera di diamanti.

Per il resto, passo e chiudo con due citazioni:

  • La prima “degli uomini di Numenor”…

  • …e la seconda del mitico Chesterton, che sta bene su tutto

  • sale

     

    (Primavera 2017)

     

     

    Fonti/approfondimenti