Massa? Individui? …o persone?

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1 • Cristiani “sociali” a targhe alterne

Io ho amici che votano partiti di destra.

Ed ho amici che votano partiti di sinistra.

cristiani politica destra sinistra

In effetti ho amici di (più o meno) ogni schieramento politico.

E fin qui, nulla di nuovo sotto il sole…

Ora.

Si dà il caso che alcuni di questi amici siano cristiani.

Quando i cristiani si interessano troppo alla politica, spesso accade una cosa assai buffa.

Ed è questa.

Nell’approfondire le tematiche sociali, si focalizzano su UNO dei tanti temi della Dottrina sociale della Chiesa:

  • la dignità della persona umana;
  • il bene comune;
  • la solidarietà;
  • la famiglia;
  • il lavoro;
  • la destinazione universale dei beni;
  • l’ecologia;
  • etc…

Qualche volta capita che prendano seriamente a cuore UNO di questi temi, e che diventi il loro “cavallo di battaglia”.

Il che «è cosa buona e giusta».

Tuttavia, a volte la sensibilità per una particolare tematica sociale porta con sé questo spiacevole effetto collaterale:

  • per il fatto che UNO dei punti del programma elettorale del proprio partito tocca UNA tematica della Dottrina sociale della Chiesa, il cristiano in questione riconosce nel proprio schieramente politico l’autentico «custode dell’annuncio evangelico»;
  • il suddetto cristiano inizierà quindi a “giustificare” il proprio partito su tutti quegli altri punti del programma che non sono conformi agli insegnamenti evangelici (e talvolta, anzi, sosterrà che il partito ha ragione e che la Chiesa «dovrebbe aggiornarsi»);
  • lo stesso cristiano, infine, proverà un grande astio verso lo schieramento politico opposto, additandolo come «non cristiano» poichè è in disaccordo con quanto insegna la Dottrina sociale della Chiesa riguardo a QUEL punto su cui invece il suo partito è d’accordo (nonostante magari nel programma del partito opposto ci sia un altro punto sul quale esso è più vicino alla D.S.C. rispetto al suo stesso partito).

Che dire?

cristiani politica destra sinistra

2 • Chi ha ragione? La sinistra? La destra? Il centro?

Proviamo a toglierci un secondo dalla testa la mentalità da sistema bipolare: destra e sinistra, conservatori e progressisti, reazionari e riformisti, etc…

Se si cercano i «cattivi» e i «buoni» tra questi due schieramenti, credo che non se ne esca…

…questo perché ci sono due mentalità – tutte e due inadatte – che sono presenti in tutti gli schieramenti.

Due modi di vedere l’uomo – entrambi limitati – che sono usati dalla destra, dalla sinistra e da un po’ tutti gli altri partiti.

Due antropologie che si basano su elementi parziali, e dunque mutilano l’uomo:

  • l’antropologia societaria
  • l’antropologia libertaria
antropologia libertaria societaria

3 • L’antropologia societaria

Per l’antropologia societaria l’uomo esiste solo in quanto parte di un gruppo o di una totalità – che però è più importante di lui (la razza per il Nazismo; il proletariato per il Comunismo; la nazione per il Fascismo, etc.).

Secondo questa visione, l’uomo “in natura” è un essere cattivo; potremmo dire che lo slogan di questa ideologia è «homo homini lupus».

Poiché l’uomo è cattivo, c’è bisogno di regole chiare e specifiche per ogni contesto.

Se però si trovano le giuste leggi (o la giusta educazione, o la giusta riforma scolastica, o il giusto indottrinamento, etc.) è possibile rendere l’uomo buono.

Secondo questa ideologia, tutti i «membri» dello stato non sono altro che i mattoncini di una piramide o le rotelle di un enorme ingranaggio.

Se volessimo tracciare un profilo psicologico dei cittadini di un sistema basato sull’antropologia societaria, potremmo descriverli come:

  • doveristi;
  • idealisti;
  • etero-determinati;
  • fissati sull’idea di «società perfetta» che si sono figurati;
  • responsabili degli altri «membri» dello stato senza alcun limite – al punto da doverli costringere verso la loro idea di bene;
  • senza libertà personale.

Se dovessimo rappresentare in uno schema tutto questo, otterremmo qualcosa del genere:

antropologia societaria

4 • L’antropologia libertaria

Secondo l’antropologia libertaria ogni uomo è un essere totalmente autonomo (nel senso che «è legge a sé stesso») e indipendente, svincolato da tutti. Se qualcuno ha delle relazioni, è solo per stare bene.

Secondo questa visione, l’uomo “in natura” è un essere buono; il manifesto di questa ideologia è il «mito del buon selvaggio» (che nega ogni forma di concupiscenza nel cuore dell’uomo).

Poiché l’uomo è buono, devono esserci meno regole possibili, perché esse non sono altro che un ostacolo o un impedimento alla sua piena realizzazione.

In una società sviluppata secondo questa visione, scompare il concetto di «persona», che viene sostituito dalla parola «individuo».

L’habitat naturale dei seguaci di questa ideologia è il mercato, dove ciascuno cerca di fagocitare gli altri, perseguendo i proprî particolari interessi.

Se volessimo tracciare un profilo psicologico dei cittadini di un sistema basato sull’antropologia libertaria, potremmo descriverli come:

  • edonisti;
  • cinici;
  • auto-centrati;
  • focalizzati solo sui proprî interessi;
  • totalmente liberi di fare ciò che vogliono, assecondando ogni capriccio (nei limiti – se proprio devono esserci limiti – di «la mia libertà finisce dove inizia la tua»);
  • privi di responsabilità nei confronti degli altri.

Anche qui, volendo rappresentare in uno schema questa ideologia, otterremmo qualcosa del genere:

antropologia libertaria

4 • Qual è la “risposta giusta” ai problemi dell’uomo?

Ripeto ciò che ho scritto sopra: queste due visioni dell’uomo non sono “una di destra e una di sinistra” (o viceversa)…

…noterete infatti che nella maggior parte dei programmi politici (odierni o passati) entrambe le ideologie sono più-o-meno mescolate, a seconda che si parli di:

  • educazione;
  • lavoro;
  • immigrazione;
  • ambiente;
  • sicurezza;
  • economia;
  • politica estera;
  • etc…

…a questo punto allora qualcuno domanderà: qual è l’antropologia corretta?

Ma soprattutto: queste due sono le uniche opzioni?

Oppure si può uscire da questa dialettica soffocante?

E per uscirne, cosa bisogna fare?

Un compromesso?

Fare incontrare le due ideologie a metà strada?

Trovare il giusto miscuglio tra libertà e regole? Un po’ di preoccupazione per gli altri, e un po’ «mi faccio i fatti miei»? Un colpo al cerchio e uno alla botte?

Oppure bisogna volgersi al passato? Tornare ai «valori di una volta»?

profeta

No.

L’assist per trovare una strada feconda ce lo offre di nuovo la Dottrina sociale della Chiesa:

Facendo tesoro del mirabile messaggio biblico, la Dottrina sociale della Chiesa si sofferma anzitutto sulle principali ed inscindibili dimensioni della persona umana, così da cogliere le più rilevanti sfaccettature del suo mistero e della sua dignità.
Non sono infatti mancate in passato, e si affacciano ancora drammaticamente sullo scenario della storia attuale, molteplici concezioni riduttive, di carattere ideologico o dovute semplicemente a forme diffuse del costume e del pensiero, riguardanti la considerazione dell’uomo, della sua vita e dei suoi destini, accomunate dal tentativo di offuscarne l’immagine mediante la sottolineatura di una sola delle sue caratteristiche, a scapito di tutte le altre.

(Compendio della Dottrina sociale della Chiesa, n. 124)

L’uomo non è né semplicemente individuo (un essere indipendente dagli altri), come sostiene l’antropologia libertaria…

…né semplicemente il membro di un gruppo (un “pezzetto” di qualcosa di più grande), come sostiene l’antropologia societaria…

…né un miscuglio di queste due cose…

…ma è molto di più, qualcosa di qualitativamente diverso.

È una persona.

5 • L’antropologia personalista

Ogni persona ha una propria inalienabile dignità ed è, nel contempo, portatrice di un mistero.

Per la Dottrina sociale della Chiesa, la politica, l’economia, il lavoro, la burocrazia, le leggi… tutte queste cose sono un mezzo per realizzare il bene della persona umana.

La persona umana è un essere

  • sociale: la sua crescita, lo sviluppo della sua identità, tutto ciò che fa, dipendono dal contributo degli altri (in famiglia, a lavoro, nella comunità in cui vive); nessuno basta a sé stesso! Attenzione però: quando parlo di «società» non intendo un concetto astratto (come la «pace nel mondo» invocata dalle aspiranti miss Italia)… «società» è (innanzitutto) il contesto in cui vivo: le persone con cui mi relaziono, i luoghi che frequento, le occasioni di vita concrete nelle quali mi trovo quotidianamente a contatto con gli altri;
  • libero: solo attraverso la libertà ogni persona può – se vuole – esprimere la propria originalità e unicità, le quali sono espressioni della sua immensa dignità;
  • responsabile: la libertà della persona non è «incondizionata» e «senza limiti»; è piuttosto una libertà responsabile; «responsabilità» significa assumere su di sé la paternità dei propri atti (e le loro conseguenze – buone o cattive); le nostre azioni infatti hanno sempre una ripercussione sugli altri, i quali non sono mai una risposta ai nostri capricci, ma sempre una domanda.
antropologia personalista

Insomma, solo se sul “piano cartesiano” ci si sposta in alto a destra si può:

  • amare
  • custodire
  • prendersi cura degli altri

Conclusione

Beh, adesso che abbiamo chiarito quali sono le caratteristiche principali della persona, basta focalizzarsi sullo sviluppo di queste e il gioco è fatto, no?

Facile, no?

Che ci vuole?

Purtroppo, come accennavo sopra, non è sufficiente applicare la regoletta o sapere ciò che va fatto; un altro punto che accomuna tutte le persone è il fatto che la libertà di ciascuno è misteriosamente inclinata al male (ne parlavamo anche qui, se vi ricordate).

La presenza della concupiscenza nel cuore dell’uomo è descritta sia nel Catechismo sia nel Compendio della Dottrina sociale:

La libertà è misteriosamente inclinata a tradire l’apertura alla verità e al bene umano e troppo spesso preferisce il male e la chiusura egoistica, elevandosi a divinità creatrice del bene e del male: «Costituito da Dio in uno stato di giustizia, l’uomo però, tentato dal Maligno, fin dagli inizi della storia abusò della libertà, erigendosi contro Dio e bramando di conseguire il suo fine al di fuori di lui. […] Spesso, rifiutando di riconoscere Dio quale suo principio, l’uomo ha infranto il debito ordine in rapporto al suo fine ultimo, e al tempo stesso tutta l’armonia, sia in rapporto a sé stesso, sia in rapporto agli altri uomini e a tutta la creazione» (Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, 13). La libertà dell’uomo ha bisogno, pertanto, di essere liberata.

(Compendio della Dottrina sociale della Chiesa, n. 143)

Come si fa a contrastare questa tendenza negativa nel cuore dell’uomo?

Sembrerebbe un compito sovrumano

…e infatti, per vincere questa inclinazione contraria al bene c’è stato bisogno del sacrificio di Cristo (che, senza mezzi termini, ricordava ai suoi discepoli: «senza di me non potete far nulla» (Gv 15,15)… men che meno uscire vincitori nella lotta contro il proprio egoismo):

Cristo, con la forza del Suo mistero pasquale, libera l’uomo dall’amore disordinato di sé stesso, che è fonte del disprezzo del prossimo e dei rapporti improntati al dominio sull’altro; Egli rivela che la libertà si realizza nel dono di sé. Con il Suo sacrificio sulla croce, Gesù reintroduce ogni uomo nella comunione con Dio e con i propri simili.

(Compendio della Dottrina sociale della Chiesa, n. 143)

(Se qualcuno volesse approfondire “che c’azzecca” il sacrificio di Cristo con la mia vita, qualche tempo fa avevo scritto una paginetta a riguardo)

sale

(Primavera 2021)

Fonti/approfondimenti
  • PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA GIUSTIZIA E DELLA PACE, Compendio della dottrina sociale della Chiesa (in particolare il Capitolo II, «Missione della Chiesa e Dottrina Sociale»), Libreria editrice vaticana, Città del Vaticano 2005
  • GEORGE ORWELL, 1984, Mondadori, Milano 2019
  • Questa paginetta non sarebbe stata possibile senza gli amici di «OL3 Né indignati Né rassegnati» che mi hanno messo a disposizione il loro materiale sulla Dottrina Sociale della Chiesa. È stato dopo aver partecipato ad un loro evento qui a Roma (il lontano 16 novembre 2019) che ho deciso di aggiungere sul blog una sezione dedicata all D.S.C... e ho detto tutto 🙃 (in particolare, per la parte di «antropologia libertaria, societarie e personalista», ho praticamente sbobinato l'intervento che fece il professor Simone Budini)