Che cos’è la Fede?

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1 • Poggiare l’orecchio al muro

La domanda su ciò che è trascendente è qualcosa che riguarda profondamente gli esseri umani: ci ha accompagnato lungo tutta la storia, a prescindere dalla latitudine, dalla longitudine, dal sesso e dall’etnia (il filosofo Edmund Burke diceva che l’uomo è un “animale religioso”).

Tuttavia temo proprio che, malgrado i numerosi tentativi di scoprire ciò che c’è al-di-là, quello che ci separa dalla risposta non è il delicato “velo di Maya”, ma un vero e proprio muro di mattoni

Quello che l’uomo ha fatto nel corso dei secoli – stringi stringi – è stato un tentativo di appoggiare l’orecchio al muro, per provare a sentire se c’è Qualcuno dall’altro lato.

Senza pretesa di esaustività, qui sotto ci sono alcuni esempi di risposte che mi sono trovato sotto gli occhi…

1.1 • “Non saprei se…”

A me le persone agnostiche mettono di buon umore (non so se sia un caso, ma uno dei miei due migliori amici rientra in questo “gruppo”).

Dostoevskij, nei “Fratelli Karamazov” (1880), faceva dire all’acutissimo Alëša:

«Di recente ho letto una dichiarazione di un tedesco che vive in Russia, sui nostri studenti: “Mostrate” scrive “a uno scolaro russo la carta del cielo stellato, del quale, fino a quel momento, egli non aveva la minima idea, ed egli l’indomani ve la restituirà corretta”. Nessuna conoscenza e un’illimitata presunzione: ecco quel che voleva dire il tedesco dello studente russo.»

In un contesto culturale in cui è molto facile scivolare nella saccenteria (tra Youtube, salotti in TV, gente che scrive sul suo blog di apologetica, …e via dicendo), gli agnostici sono tra i pochi che hanno l’umiltà (ma anche il realismo) di riconoscere che l’Universo è veramente un Mistero, e che sarebbe sciocco rispondere in maniera sbrigativa alla domanda sul suo significato.

Diceva Blaise Pascal: «La ragione non si sottometterebbe mai, se non giudicasse che vi sono casi in cui deve sottomettersi. È dunque giusto che si sottometta, quando ritiene di doversi sottomettere» (Pensiero n. 163).

1.2 • “Sono sicuro che non…”

che cos'è la fede

Con questo esempio non voglio fare una caricatura sciocca dei non credenti (se c’è qualcuno che si è offeso, mi scuso!). Quello che vorrei cogliere da queste frasi, è un modo di osservare la realtà da parte di alcune persone atee che fa un po’ a pugni con la limitatezza dell’uomo.

Mi spiego: se paragonassimo la ragione dell’uomo ad una vedetta sull’albero maestro di una nave, e l’orizzonte fosse il limite della ragione, sarebbe come dire: “Dato che oltre l’orizzonte io non riesco a vedere nulla, oltre l’orizzonte non c’è nulla. E se qualcuno dice di aver visto qualcosa oltre l’orizzonte, sta mentendo, perché io non vedo nulla“.

Un problema insolubile non è per questo un problema inesistente.

Una domanda alla quale non riusciamo a dare risposta, non cessa per questo di essere una domanda reale.

1.3 • “Mi è sembrato di…”

cos'è la fede

La maggior parte delle persone credenti non è stata gettata giù da cavallo sulla via di Damasco; non hanno avuto apparizioni mariane mentre raccoglievano legna; e non hanno messo il dito nelle piaghe e nel costato.

Molte di esse tuttavia pregano, vanno a Messa la domenica, hanno un habitus da cristiani.

Potrebbe sembrare un comportamento ingenuo: alcuni dicono che molte persone sono cristiane solo perché sono cresciute in una famiglia (o in una nazione) di cultura cristiana; se fossero nate a Delhi, o a La Mecca o a Pyongyang probabilmente sarebbero state induiste, islamiche o atee.

È possibile che chi dice questo abbia ragione…

È vero che molto spesso l’ambiente ha un forte impatto (in alcuni casi, direi proprio che decide) per le persone.

Nonostante questo, vorrei comunque spezzare una lancia a favore di queste persone: infatti, a mio avviso, anche l’essere leali verso la propria tradizione è un atteggiamento sensato.

Diceva lo scrittore e poeta tedesco Goethe:

«Ciò che hai ereditato dai padri,
riconquistalo, se vuoi possederlo davvero»

(WOLFGANG GOETHE, Faust, Einaudi, Torino 1974, p. 24)

Vale a dire: si fa sempre in tempo, divenuti adulti, a verificare le fondamenta della casa che ci è stata costruita (per confermarle, o eventualmente smontare tutto e costruire altrove).

2 • Una provocazione… anzi, tre!

2.1 • Howard Phillips Lovecraft

Lovecraft (quello di Cthulhu) è il motivo per cui, qualche anno fa, mi sono comprato un Kindle…

che cos'è la fede

Oltre ai racconti dell’orrore sui vari Shub-Niggurath, Cthulhu, Nyarlathotep e compagnia bella, nell’eBook c’erano anche contenuti extra molto interessanti: lettere, poesie, saggi su argomenti varî…

Uno di questi ultimi, in particolare, conteneva questa frase:

«Le persone religiose vi assicureranno di sapere che la loro fede è vera grazie a sensazioni e intuizioni troppo profonde per essere espresse. Il materialista non può far altro che sorridere di questa prontezza con cui si accettano le allucinazioni come prove.

Quelli che fanno tali affermazioni dimenticano che in altre religioni si conoscono le stesse esperienze emotive e si è ugualmente certi che le proprie fedi rispettive sono l’unica vera fede; costoro dimenticano, inoltre, che parecchi uomini nel manicomio di Bedlam credono fermamente di essere Alessandro, Cesare, o Napoleone.

Ciò che è soggettivo è sempre vago, mutevole e chimerico. Si basa su immagini mentali false, come quelle dei sogni, e si può provare che non ha alcun peso quando si tratta di riferire dei fatti, o di distinguere la verità dall’errore»

(HOWARD PHILLIPS LOVECRAFT, dal saggio del 1919 «Idealismo e materialismo: una riflessione»)

Sintetico, pungente, dritto al punto… chapeau!

Nonostante la frase sembri un po’ “cattiva”, penso invece che imbattersi in frasi come questa, quando (come dicevo sopra) si scende in cantina a verificare le fondamenta, sia veramente una benedizione.

2.2 • Karl Barth

Prima di proseguire, rilancio con una seconda frase, stavolta di Karl Barth (pastore calvinista svizzero):

«Se vogliamo essere cristiani dobbiamo in qualche modo aver visto e udito gli angeli presso il sepolcro di Gesù aperto e vuoto»

2.3 • don Luigi Giussani

…e per finire, una terza frase di Luigi Giussani:

Se c’è un delitto che una religione può compiere è quello di dire: “Io sono l’unica strada”.

È esattamente ciò che pretende il cristianesimo.

Non è ingiusto sentirsi ripugnare di fronte a tale affermazione. Ingiusto sarebbe non domandarsi il motivo di tale pretesa.

3 • Fortunelli…

Per ammissione stessa dei cristiani, la Fede è un misterioso dono di Dio.

Tuttavia, parlando con amici non credenti, più volte mi è capitato di sentirmi dire:

«Eh, beato te che hai il dono della Fede… è proprio una fortuna…»

che cos'è la fede

Frasi come questa, accentuano il carattere di “dono misterioso” della Fede. Quasi fosse determinata soltanto dalle mosse imprevedibili di un dio capriccioso

E invece no. La Fede non è come la peste.

Non occorre scomodare la teologia, basta un piccolo catechismo per sapere che la Fede (stando a quanto afferma la Chiesa Cattolica) è il risultato dell’incontro di almeno tre fattori.

Il primo fattore è senza dubbio la grazia.

Dimenticarlo, significherebbe infatti non prendere sul serio le parole di Gesù (“Né carne, né sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli”, Mt 16,17; “Nessuno può venire a me se non lo attira il Padre che mi ha mandato”, Gv 6,44).

Oltre alla grazia però, servono altre due “cose” altrettanto indispensabili:

  • la volontà
  • la ragione
che cos'è la fede

4 • …o diretti interessati?

Insomma, Lovecraft mi trova molto d’accordo nel suo scetticismo nei confronti di chi poggia la sua Fede su “emozioni e sensazioni” e si appella a un vago ἄρρητον (àrreton; dal greco: qualcosa che è “indicibile”, “impronunciabile”).

Trovo però un po’ riduttive le sue conclusioni. Per lo meno, nella mia esperienza quotidiana, mi ritrovo molto di più con le parole di Blaise Pascal:

Se non vedessi niente che indichi una Divinità, mi tranquillizzerei nella negazione.
Se vedessi dappertutto le tracce di un Creatore, riposerei in pace nella fede.
Ma vedo troppo per negare e troppo poco per rassicurarmi.
Così c’è abbastanza luce per chi vuol credere e c’è abbastanza tenebra per chi non vuole credere

(BLAISE PASCAL, Pensieri, n. 139)

Per descrivere questo “atteggiamento” di Dio, Pascal riprende l’espressione, già utilizzata nell’Antico Testamento, di “Deus Absconditus”.

Dopo aver constatato questo, egli però rincalza così:

Dico che bisogna cercare non per devozione spirituale o per curiosità facoltativa, ma per il nostro stesso interesse. Mi stupisce e mi spaventa l’indifferenza su una questione dove ne va di tutto noi stessi: l’eternità che la morte porta con se è cosa tanto rilevante, tanto a fondo ci riguarda, che bisogna avere smarrito ogni logica per rimanere indifferenti davanti a un simile problema.

…e ancora…

L’uomo si comporta ben diversamente quando si tratta di ogni altra cosa: teme, spera, prevede, si informa. Ebbene, quell’uomo che passa tanti giorni e tante notti nella rabbia e nella disperazione per un danno alla carriera, è lo stesso uomo che senza pensarci va verso la morte che è certa, la morte che certamente è perdita o acquisto di tutto»

[…]

È per me mostruoso vedere nella medesima persona tanta sensibilità per le cose piccole e comunque passeggere; e tanta insensibilità per ciò che è grande ed eterno.

Ps. Lascio solo una nota a piè di pagina (clicca qui per leggerla), per tutti quelli che sono rimasti un po’ infastiditi da questo discorso “utilitaristico” di Pascal che ho riportato nelle ultime citazioni…

sale

(Primavera 2018)

Fonti/approfondimenti

5 • Ps. Per gli “indignados”

A chi dice, storcendo un po’ il naso: “Eh, ma le cose non si fanno per interesse!”, ricordo che lo stesso Gesù, quando Pietro gli ha rivolto la domanda: “Signore, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito… che ne avremo in cambio?”, non ha risposto:

cos'è la fede

No.

Gesù risponde in questo modo:

«In verità vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del Vangelo, che non riceva già al presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna»

(Mc 10, 29-30)

È Lui stesso che promette “qui giù” una ricompensa.