Che significa «mistero della fede»?

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1 • Un mistero che più misterioso non si può!

Durante la Messa, a un certo punto, il prete esclama: «Mistero della fede!» (e noi ripetiamo tutti in coro, come uno stormo di pappagallini polinesiani: «Annunciamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua resurrezione eccetera eccetera…»)

Ma che vuol dire «mistero della fede»?

Che significa questa espressione?

Cosa si intende quando in teologia si parla di «mistero»?

È una cosa che «nun se pò capi’»?

Un fatto di cui qualcuno rimane ignaro?

Qualcosa di cui siamo all’oscuro?

mistero della fede

2 • Il linguaggio analogico

Facciamo un passo indietro.

Non so se ci avete mai fatto caso, ma l’Antico Testamento parla di cose strane:

  • serpenti parlanti;
  • torri che raggiungono il cielo;
  • diluvî che sommergono la terra;
  • piogge di fuoco che distruggono città.

Come già avevo scritto sul blog quando parlavo delle origini dell’universo o di Adamo ed Eva che mangiano la mela, spesso la Bibbia per raccontare qualcosa di vero non si serve di un linguaggio scientifico o di modelli matematici, ma ricorre ad immagini.

L’utilizzo di immagini, di analogie, di simboli era/è tipico della cultura ebraica

…così come di molte altre…

Pensiamo:

  • alla tradizione fiabesca europea;
  • ai racconti sull’origine del mondo dei nativi americani;
  • ai miti cosmogonici della civiltà egiziana;
oracolo di delfi

Le definizioni scientifiche sono chiare, univoche, esaustive, esaurienti; proprio per questo però, non comunicano niente di più del loro contenuto.

Le immagini, al contrario, sono allusive, ammiccanti, evasive, sfuggenti; però, se da un lato sono meno precise nel trasmettere un’informazione, dall’altro possiedono un potenziale comunicativo molto più grande rispetto alle definizioni, che invece rimangono asettiche.

3 • Che significa la parola «mistero»?

In una delle sue tante lettere, Paolo di Tarso scrive agli abitanti di Efeso queste righe:

Questo mistero non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni, come al presente è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: che i gentili cioè sono chiamati, in Cristo Gesù, a partecipare alla stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della promessa per mezzo del Vangelo.

(Ef 3,5-6)

(Nell’epistolario paolino, la parola «mistero» compare moltissime volte: vedi ad esempio Rm 16,25; 1Cor 2,1.7; Ef 3,4.9; 5,32; 6,19; Col 1,26-27; 2,2; 4,3)

Cosa significano le parole di Paolo?

Cosa intende l’Apostolo con la parola «mistero»?

Devo essere onesto: quando leggo alcuni brani delle lettere paoline, rimango sempre un po’ interdetto…

tom bombadil

La parola «mistero» è un termine analogico (vedi paragrafo precedente); nella teologia, indica una realtà che, in qualche modo…

  • …ha a che fare con Dio;
  • …riguarda la salvezza dell’uomo;
  • …si manifesta nella storia;
  • …è inesauribile.

Quando dico «inesauribile» non intendo «inaccessibile».

Anzi, l’esatto contrario:

La parola mistero indica qualcosa di incommensurabile con noi; il che non vuol dire «diverso», perché di molti aspetti, essendo noi fatti a Sua immagine, dentro di noi abbiamo il riverbero e l’eco.
Ma anche in queste cose la modalità, il modo ultimo, la misura decisiva con cui si attuano, il loro criterio finale non sono nostri.
Per aderirvi noi siamo sempre chiamati a uscire da noi stessi, a trapassare l’accento con cui siamo portati a percepire la cosa.
Anche quando noi cerchiamo di aderirvi secondo l’immagine che la nostra intenzione cerca di rendere la più pura, la più obbediente possibile, è sempre con un distacco da sé che quell’adesione si realizza […].

(LUIGI GIUSSANI, Il rischio educativo, BUR Rizzoli, Milano 2016, versione Kindle, 29-30%)

4 • Facciamo qualche esempio

Ho paura che la definizione del paragrafo precedente possa rimanere un po’ fumosa…

…proviamo a fare un paio di esempî in cui si può applicare la parola «mistero».

4.1 • Esempio #1: la relazione con Dio

Dio è incomprensibile.

«Incomprensibile» significa che non possiamo possederlo interamente nel nostro intelletto… cioè Dio non può essere infilato per intero nella nostra capoccia.

Dio però non è inconoscibile.

«Inconoscibile» significa inaccessibile alla conoscenza.

Di Lui, infatti, qualcosa possiamo saperla.

Ad esempio, i filosofi greci avevano intuìto che Dio è la causa prima di tutto ciò che esiste, il primo motore immobile, l’Essere, etc.

Lasciati alla nostra intelligenza, però, rimaniamo con moltissimi interrogativi su di Lui:

  • Dio è buono?
  • Si può parlare di Lui in termini «personali» (Cioè rivolgendoci a Lui come a «Qualcuno»)?
  • Perché ci ha creati?
  • Se è buono, perché esiste la sofferenza?
  • E la morte?
  • Qual è il senso della vita?

[…] il senso della nostra vita eccede noi, è a noi enigmatico: la religiosità dell’uomo si gioca sul fatto che la nostra sicurezza, il valore, il «ciò per cui vale la pena» è il mistero.
In null’altro, neppure nell’osservanza di regole morali, perché il valore è il mistero cui partecipiamo rispondendo alla vocazione cristiana.
Neppure negli strumenti o strutture che incarnano la nostra risposta dobbiamo arrestarci, riponendo in esse la nostra certezza e fiducia: la sicurezza è esclusivamente il fatto di seguirlo, perché la consistenza della nostra vita è Lui.

(LUIGI GIUSSANI, Il rischio educativo, BUR Rizzoli, Milano 2016, versione Kindle, 30%)

Possiamo allora dire che la relazione con Dio è un mistero: questa relazione infatti è inesauribile, cioè più si approfondisce, più si scopre quanto è vertiginosa, quante cose ancora non so di Lui, quanto ancora mi posso addentrare «nella tana del Bianconiglio», etc.

Che poi, a ben vedere, questa cosa non vale solo per Dio, ma si può dire di ogni relazione: nei legami tra fratelli, nell’amicizia, nell’amore, etc.

Cioè, tanto per dire: alzi la mano un marito che possa dire di sua moglie (o viceversa): «Di lei so già tutto; ormai non c’è più nulla di nuovo da scoprire; quello che potevo conoscere di lei, della sua personalità, dei suoi desiderî, della sua felicità, ormai lo so già; questa relazione non può essere più profonda di così».

proctologo

4.2 • Esempio #2: la Chiesa

Della Chiesa se ne sono sempre dette tante:

  • che è una banda di ladri;
  • che è il corpo di Cristo (cfr. Col 1,18);
  • che è una ONG;
  • che è un’azienda;
  • che è la sposa dell’Agnello (cfr. Ap 19,7);
  • che è un’associazione a delinquere;
  • che è una casta prostituta (cfr. AMBROGIO DI MILANO, Commento al Vangelo di Luca, Libro III, 23);

Lo stesso Gesù, nell’annunciare il regno di Dio, ha usato una serie di immagini abbastanza spiazzanti:

  • un uomo che semina (cfr. Mc 4,26);
  • un amministratore disonesto (cfr. Lc 16,1-9);
  • un granello di senape (cfr. Mc 4,40; Lc 13,18)
  • il lievito, che una donna mescola in tre misure di farina (cfr. Lc 13,21)
  • un padrone che affida ai servi il suo denaro, perché lo facciano fruttare (cfr. Lc 19,11-27)
  • dieci vergini, cinque sagge e cinque stolte (cfr. Mt 25,1-13)
fraintendere parole di gesu

Possiamo dire che la Chiesa è un gruppo di persone.

Vero… ma è solo questo?

Nella Chiesa c’è un sacco di gente disonesta (cfr. Mt 7,15). E ce n’è fin dalla sua fondazione (non so se qualcuno ricorda che, tra i dodici apostoli, Gesù ha scelto Giuda… e lo ha fatto consapevolmente!).

Ok… ma è solo questo?

La Chiesa è quella comunità, costituita da santi e da peccatori incalliti, che Gesù si è scelto per sé (cfr. CONCILIO VATICANO II, Costituzione dogmatica sulla Chiesa, Lumen Gentium n.8).

Sì… ma è solo questo?

La Chiesa è quella realtà in cui si dischiude il mistero del Padre, il cui contenuto è il Figlio, e il cui rivelatore è lo Spirito Santo.

*RUMORE DI GRILLI IN SOTTOFONDO*

Ecco.

Se la Chiesa è qualcosa che è stata voluta da Dio, viene da sé che il nostro linguaggio risulterà sempre inadeguato quando cercherà di dire qualcosa su di lei.

Esso perciò deve ricorrere a una molteplicità di immagini, di rappresentazioni e di analogie che, d’altro canto, non potranno che indicare aspetti parziali della realtà.

(COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE, Temi scelti di ecclesiologia, 2.1)

[Tutte queste immagini] senza presentarsi come un tutto logico, […] si completano, si correggono, si equilibrano vicendevolmente, concorrendo così tutte a darci della Chiesa non un’idea esauriente – ipotesi assurda – ma una conoscenza adatta alla nostra capacità.

(HENRI-MARIE DE LUBAC, Meditazione sulla Chiesa, Jaca Book, Milano 1979, 72)

Conclusione

In soldoni, per rispondere alla domande nel titolo, l’espressione «mistero della fede» potrebbe essere tradotta come:

  • «ineusaribilità della ricchezza della fede»
  • «profondità senza fondo della relazione con Dio, in cui ogni giorno si scopre qualcosa di nuovo»
  • «sconfinatezza dell’amore di Dio nei nostri confronti, di cui non riusciremo mai a dire abbastanza»

Più in generale, per quanto riguarda la parola «mistero», mi sono piaciute molto queste parole di Fabrice Hadjadj (scrittore e filosofo francese, di origine ebraica tunisina, classe ’71):

Non avere l’ultima parola, lasciarsi lacerare da una trascendenza, essere strappati alle proprie ristrette vedute per entrare in una luce accecante […].

(FABRICE HADJADJ, La fede dei demoni : ovvero il superamento dell’ateismo, Marietti, Genova 2010, p.228)

sale

(Inverno 2021-22)

Fonti/approfondimenti
  • MARCELLO SEMERARO, Mistero, comunione e missione : Manuale di ecclesiologia, EDB, Bologna 2008
  • LUIGI GIUSSANI, Il rischio educativo, BUR Rizzoli, Milano 2016
  • LUIGI GIUSSANI, Perché la Chiesa?, BUR Rizzoli, Milano 2003
  • ÁNGEL LUIS GONZÁLEZ, Filosofia di Dio, Le Monnier, Firenze 1988