Cosa sono le eresie?

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1 • «Eresia»… un concetto datato?

Nel terzo millennio, parole come «eresia» o «eretico» suonano un po’ “datate”.

Sembrano far parte di un linguaggio ormai sorpassato.

Legato ad epoche oscure, tempi buî; il retaggio di una religiosità opprimente

Oh, beninteso…

…la diffidenza nei confronti di queste parole non è spuntata fuori di punto in bianco: tra l’inquisizione, i problemi tra la Chiesa e Galileo, Giordano Bruno, barbecue varî, forse è un bene che – nel terzo millennio – questa parola sia pronunciata un po’ meno spesso…

eresie ed eretici

Però, nonostante tutte le storpiature e gli abusi lungo la storia (che – sì – ce ne sono stati, purtroppo), ultimamente mi sono chiesto quale sia il senso dell’utilizzo di questa parola:

  • etichettare i “cattivi”?
  • catalogare gli “empî”?
  • punire i “miscredenti”?

2 • Parlare «proprio» di Lui, senza confondersi

Nei primi secoli dopo Cristo, il Vangelo fu proclamato in lungo e in largo in tutto il Mediterraneo (e nell’entroterra)…

…passando per città e villaggi, fiumi e mari, valli e montagne, ai discepoli che andavano in giro a rendere testimonianza a Gesù si presentò una necessità:

[…] se si parlava di Lui bisognava parlare proprio di Lui e non confondersi.

(FABIO ROSINI, L’arte di guarire: l’emorroissa e il sentiero della vita sana, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2020, versione Kindle, 41%)

Chi era Gesù? E chi non era?

Cosa diceva? E cosa non diceva?

…e così via…

Anche Paolo di Tarso, quando scrisse ai Corinzi, si premurò di “metterli sull’attenti” riguardo all’identità di Gesù:

Vi proclamo poi, fratelli, il Vangelo che vi ho annunciato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi e dal quale siete salvati, se lo mantenete come ve l’ho annunciato.

(1Cor 15,1-2)

eresie vi proclamo il vangelo che vi ho annunciato

3 • Cosa sono le eresie?

«Eresia» è una parola che vien dal greco (αἵρεσις, àiresis), che – letteralmente – significa «scelta»

…nel contesto cristiano (che è quello per il quale la parola è normalmente utilizzata) significa la «scelta» di una dottrina diversa da quella della Chiesa e il rifiuto degli insegnamenti di quest’ultima.

eresie eretici libera scelta

Qualche giorno fa leggevo un libro di don Fabio Rosini:

Cosa sono le eresie? Non sono esattamente delle patenti menzogne, ma etimologicamente sono verità separate dal loro contesto, assolutizzazioni di elementi parziali della verità.

(FABIO ROSINI, L’arte di guarire: l’emorroissa e il sentiero della vita sana, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2020, versione Kindle, 41-42%)

Le eresie (il più delle volte) nacquero così: non furono “castronerie” campate per aria, ma verità separate dal loro contesto

…in che senso?

Vediamo un paio di esempi:

  • Marcione di Sinope (nel II sec.) affermava – in linea con gli insegnamenti della Chiesa – che «Gesù è Dio»… ma riteneva – contrariamente agli insegnamenti della Chiesa – che la Rivelazione di Gesù fosse inconciliabile con quella del «Dio dell’Antico Testamento»;
  • l’arianesimo (nel IV sec.) sosteneva il vero quando diceva che «Dio è unico»… ma “portando agli eccessi” questa verità, finiva col dire che Gesù era inferiore a Dio Padre;
  • i monofisiti (nel V sec.) dicevano – correttamente – che «Gesù è Dio»… ma “insistevano così tanto” su questo punto, arrivando a dimenticare che Gesù è anche pienamente uomo.

La Chiesa dei primi secoli capì che era nevralgico custodire il suo rapporto autentico con il Signore Gesù, e sapeva che l’opera del Maligno non è tanto quella di opporsi all’annuncio di Cristo, ma di storcerlo e renderlo inutile o dannoso.
Era questo il problema delle eresie.

(FABIO ROSINI, L’arte di guarire: l’emorroissa e il sentiero della vita sana, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2020, versione Kindle, 41-42%)

E i primi Concilî convocati dalla Chiesa servirono proprio per questo: fare chiarezza sull’identità di Gesù

I Padri della Chiesa hanno fatto questo lavoraccio, e questo ha portato a delle sintesi importantissime, formulate nei primi Concilî, che sono il nostro database fondamentale.
[…] solo Gesù è la porta di questa vita nuova ed è saggio entrare per questa via, e non sbagliare strada.

(FABIO ROSINI, L’arte di guarire: l’emorroissa e il sentiero della vita sana, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2020, versione Kindle, 41%)

Oh poi famo a capisse: è vero che le eresie nacquero come «verità separate dal loro contesto»…ma poi nel corso della storia ce ne sono state tante altre che, nel tracciare un profilo di Gesù, si sono “spinte un po’ più in là” con la fantasia…

gesù due punto zero eresie

Don Fabio constatava che:

[…] le persecuzioni non distrussero ma resero forte il primo cristianesimo; furono piuttosto le eresie quelle che fecero maggior danno.
Perché? Perché se ad una verità ti contrapponi forse la evidenzi meglio, ma se la storci internamente o ne assolutizzi una sola parte la rendi falsa o dannosa, anche molto.

(FABIO ROSINI, L’arte di guarire: l’emorroissa e il sentiero della vita sana, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2020, versione Kindle, 42%)

4 • Come si capisce se un’eresia è un’eresia?

Eh. Bella domanda…

…prendendola un po’ larga, innanzitutto direi questo: la differenza tra un cristiano ed «uno che dice di essere cristiano» è che il primo ha incontrato Gesù Cristo in modo personale e viscerale nella propria vita.

Ha fatto esperienza sulla propria pelle, a tu-per-Tu, talvolta in modo intimo, dell’agire di Dio.

Altrimenti la fede rimane una più-o-meno-articolata teoria, un’astrazione, un’idea, un bagaglio culturale

…però serve anche una “cartina al tornasole”, per evitare di prendere un abbaglio:

L’esperienza soggettiva del Signore è vitale, ma abbiamo bisogno di verificarci con dei parametri oggettivi, per non girare a vuoto o peggio. Bisogna infatti considerare che non c’è forma più facile, efficace e diretta di distruggere una persona che dargli un’informazione sbagliata. È questa l’arte del “serpente” in Genesi 3.

(FABIO ROSINI, L’arte di guarire: l’emorroissa e il sentiero della vita sana, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2020, versione Kindle, 42%)

Quali sono questi parametri oggettivi?

Il più importante è il «Credo» (quello che recitiamo a Messa).

I cristiani nei primi secoli sentirono la necessità di custodire il deposito della fede, per preservarlo da errori, imprecisioni, storpiature, «secondo me Gesù…», «io non sono d’accordo…», etc.

Non a caso, il Credo viene anche detto:

  • «Simbolo degli apostoli»: la parola «simbolo» viene dal greco (σύν, sün = «insieme» e βάλλω, bàllo = «gettare») è significa «mettere insieme, unire le parti»… cioè fare una sorta di «Bignami» della fede (specularmente, qualcuno sostiene che la parola «diavolo» venga dal verbo greco διαβάλλω, diabàllo, che significa «dividere, contrapporre, separare»… anche se questa etimologia è discussa).
  • «Regula fidei»: la parola «regola» indica un’asta per misurare (da cui «righello»)… ciò verificare che la mia fede personale sia in linea con quella trasmessa dagli apostoli, custodita dalla Chiesa.

In sostanza: c’è una norma, una giusta misura nel credere, e i Padri nei primi Concilî diedero questo parametro ai cristiani per poter essere certi di camminare nella fede che salva.
Non inventarono la regola della fede ma ne ricevettero la struttura dal Battesimo – che implicava un atto di fede nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo – e prese via via la forma che loro fissarono nel 325 nel Concilio di Nicea e poi nel 381 in quello di Costantinopoli, ed è quello che oggi diciamo nella S. Messa.

(FABIO ROSINI, L’arte di guarire: l’emorroissa e il sentiero della vita sana, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2020, versione Kindle, 42%)

Nonostante le tante difficoltà nel corso dei secoli, le miserie e le debolezze di tanti uomini di Chiesa, le testimonianze poco credibili di molti cristiani, gli scandali, le disubbidienze, quello-che-te-pare… di concilio in concilio, la fede degli apostoli è stata trasmessa lungo la storia fino ai nostri giorni, grazie al magistero della Chiesa (magistero = insegnamenti).

lutero

5 • Esistono eresie nel terzo millennio?

Nel 1984, il giornalista Vittorio Messori, in una lunga intervista all’allora cardinal Ratzinger (che all’epoca era Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede) si chiedeva se – ai nostri giorni – avesse ancora senso parlare di «eresie»

…Joseph Ratinger rispose così:

Mi permetta innanzitutto di richiamare a questo proposito la risposta che dà il nuovo Codice di diritto canonico, promulgato nel 1983 dopo 24 anni di lavoro che l’hanno completamente rifatto e perfettamente allineato al rinnovamento conciliare. Al canone (cioè articolo) 751 si dice: “Viene detta eresia l’ostinata negazione, dopo aver ricevuto il battesimo, di una qualche verità che si deve credere per fede divina e cattolica, o il dubbio ostinato su di essa”. Per quanto riguarda le sanzioni, il canone 1364 stabilisce che l’eretico – al pari dell’apostata e dello scismatico – incorre nella scomunica latae sententiae“.
[…]
Vede dunque che, anche per la Chiesa post-conciliare, eretici ed eresie – rubricate dal nuovo Codice come “delitti contro la religione e l’unità della Chiesa” – esistono e si è previsto il modo per difenderne la comunità dei credenti.

(JOSEPH RATZINGER, intervistato in VITTORIO MESSORI, Rapporto sulla fede, Vittorio Messori a colloquio con Joseph Ratzinger, San Paolo Edizioni, Cinisello Balsamo (MI) 2005, p.21)

In che senso «difendere la comunità dei credenti»?

Forse Ratzinger è un nostalgico di inquisizioni, crociate e roghi a Campo de’ Fiori?

ratzinger inquisizione eresie

Niente di più lontano dalla realtà…

…la Chiesa però – quella del 33 dopo Cristo così come quella 2021 – ha sempre avuto coscienza del fatto che la fede è una perla preziosa (cfr. Mt 13,46), da non gettare ai porci (Mt 7,6), un tesoro da custodire (Mt 13,44), sul quale bisogna vegliare (At 20,28)…

Le lettere di Paolo di Tarso traboccano di amore per Gesù; e da questo amore per Lui, deriva la grande preoccupazione di Paolo affinché in tutte le comunità dove ha portato il Vangelo, la fede sia custodita in modo autentico:

Gesù Cristo è lo stesso ieri e oggi e per sempre! Non lasciatevi sviare da dottrine varie ed estranee.
(Eb 13,8-9)

Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto.
(Rom 12,2)

Fate attenzione che nessuno faccia di voi sua preda con la filosofia e con vuoti raggiri ispirati alla tradizione umana, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo.
(Col 2,8)

Tant’è che nell’intervista a cui accennavo, Ratzinger prosegue così:

Non si dimentichi che, per la Chiesa, la fede è un “bene comune”, una ricchezza di tutti, a cominciare dai poveri, i più indifesi davanti ai travisamenti: dunque, difendere l’ortodossia è, per la Chiesa, opera sociale a favore di tutti i credenti.

(JOSEPH RATZINGER, intervistato in VITTORIO MESSORI, Rapporto sulla fede, Vittorio Messori a colloquio con Joseph Ratzinger, San Paolo Edizioni, Cinisello Balsamo (MI) 2005, p.21)

Conclusione

Ok…

Tutto bello e tutto giusto…

Però mi preme di fare una considerazione finale…

Nonostante io nelle vignette (e tra amici) ogni tanto utilizzi la parola «eretico» con leggerezza ed in modo goliardico, in realtà la condanna per eresia è un tema così delicato e così sofferto che la Chiesa – oggi più che mai – ci va giustamente con i piedi di piombo.

Soprattutto quando si parla dei rapporti con le altre confessioni cristiane (non cattoliche).

Purtroppo, infatti, la Chiesa (cioè noi cristiani – cioè anch’io) ha scoperto a sue spese, e con la morte nel cuore, che condannare qualcuno come «eretico» non è come farsi togliere un neo.

È una ferita profonda nel Corpo di Cristo.

Una lacerazione nel tessuto ecclesiale.

Una “extrema ratio”: le volte in cui – ahimé – si è reso necessario un gesto simile, è stato un po’ come amputare una mano per salvare il braccio…

…la divisione tra i cristiani è oggi (e sempre) ciò che più sconfessa la Chiesa agli occhi dei non credenti: noi cristiani infatti ci presentiamo – indegnamente – al mondo come testimoni di Gesù (o meglio, come «Suo corpo»), ma siamo gravemente manchevoli verso le parole che ha pronunciato Egli stesso durante l’ultima cena:

Padre santo, custodiscili nel tuo nome […] perché siano una sola cosa, come noi.
(Gv 17,11b)

Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.
(Gv 17,20-21)

E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me.
(Gv 17,22-23)

L’ortodossia (cioè la fedeltà agli insegnamenti della Chiesa, per amore a Gesù) è vitale.

Ma lo è quando è vissuta fino in fondo.

Al giorno d’oggi ci sono tante persone (anche sacerdoti e vescovi) molto confuse – su Dio, sulla fede, sulla rivelazione, sul catechismo, sull’antropologia, su mille altre questioni…

…ma (parafrasando un pensiero del mio amico Giovanni) sono altrettanto confusi tutti quei pastori che dopo che hanno “sputato in testa agli altri” la lista di permessi e divieti credono che il loro apostolato sia concluso… mentre invece non è ancora iniziato!

sale

(Primavera 2021)

Fonti/approfondimenti