È possibile che Dio si sia rivelato?

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1 • Il problema-Dio

La scorsa estate avevo scritto una paginetta sull’esistenza di Dio.

Dicevo che è plausibile che, se esiste l’orologio (l’universo), esista anche l’Orologiaio (un Creatore).

Dicevo che è verosimile che dietro alle leggi della fisica ci sia un Legislatore.

E, viceversa, come provavo a spiegare qui, secondo me non è molto scientifico dire che «tutto è nato per caso».

Bene…

Dunque…

…facciamo un gioco: supponiamo per un secondo che Dio esista!

Ottimo!

…e allora? A noi cosa cambia?

Purtroppo, infatti, questa presa di coscienza ci lascia ugualmente con un sacco di domande, su di Lui e sulla nostra esistenza:

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2 • Confrontarsi col «Mistero»

Insomma, anche ammettendo che Dio ci sia:

[…] la ragione al suo vertice può giungere a coglierne l’esistenza, ma una volta raggiunto questo vertice è come se essa venisse meno, non può andare oltre.
La percezione dell’esistenza del mistero rappresenta il vertice della ragione.

(LUIGI GIUSSANI, All’origine della pretesa cristiana, BUR Rizzoli, Milano 2020, p.7)

Non è questione di «non essere abbastanza intelligenti».

Dio è un problema insolubile – lo era mille anni fa, lo è oggi, e lo sarà tra mille anni:

Dio, in quanto oggetto proprio ed esauriente della fame e della sete umane, dell’esigenza costitutiva della coscienza e della ragione, è sì una presenza perennemente incombente sull’orizzonte umano, ma si situa pur sempre al di là di esso.
E quanto più l’uomo spinge l’acceleratore della sua ricerca tanto più questo orizzonte retrocede, si sposta.
È questa un’esperienza così strutturale che se noi ipotizzassimo l’esistenza di un essere umano sul nostro pianeta tra un miliardo di secoli dovremmo dire che la questione gli si porrebbe al fondo tale e quale, pur nella imprevedibile diversità delle sue condizioni di vita.

(LUIGI GIUSSANI, All’origine della pretesa cristiana, BUR Rizzoli, Milano 2020, p.6)

42 risposta domanda universo

3 • Tentativi di risposta alla «Grande Domanda»

Come dicevo, la domanda su Dio – o se preferite, la «domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto» (cit.) – è insolubile.

Però non per questo è una domanda che non ci riguardi.

Anzi, tutto il contrario!

Non esiste uomo che in qualche modo, anche senza pensarci, non identifichi una risposta alla domanda circa ciò che ultimamente lo costituisce.
Per ciò stesso che uno vive cinque minuti afferma l’esistenza di un qualcosa per cui ultimamente vale la pena vivere in quei cinque minuti; per ciò stesso che uno prolunga la sua esistenza, afferma l’esistenza di un quid che sia ultimamente il senso per cui vive.

(LUIGI GIUSSANI, All’origine della pretesa cristiana, BUR Rizzoli, Milano 2020, p.9)

La maggior parte dei filosofi ha dedicato pagine e pagine alla domanda sul senso di Tutto.

E la maggior parte delle religioni è nata per un motivo analogo: fornire una risposta alla domanda su Dio e alla domanda sul suo (eventuale) «rapporto» con l’uomo.

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La filosofia e le religioni (tagliando un po’ con l’accetta) sono un movimento dal basso verso l’alto, nel tentativo di cercare Dio.

Un tentativo a mio avviso lodevole (seppur spesso mescolato con errori).

Ma tuttavia limitato.

Umano.

4 • E se Dio prendesse l’iniziativa?

Abbiamo detto che il massimo che l’uomo può fare, con il proprio intelletto, è arrivare a cogliere il Mistero.

E che la filosofia e le religioni sono un (nobilissimo, seppur limitato) tentativo di bucare il cielo.

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Bene.

Domanda delle domande: e se Dio prendesse l’iniziativa?

Se Dio decidesse di rivelarsi?

Se il Mistero decidesse di svelarsi?

Se il movimento non fosse dal basso verso l’alto (come avviene nelle religioni e nella filosofia), ma fosse dall’alto verso il basso?

Se ci fosse una teofania (cioè una manifestazione di Dio)?

Ma è possibile che il Mistero si riveli?

Beh… ad essere possibile, è possibile!

Anzi, non solo è possibile, ma è anche ragionevole… infatti:

La ragione non riesce a dir nulla di ciò che il mistero possa o non possa fare: proprio per essere fedele a sé stessa non può escludere nulla di ciò che il mistero possa intraprendere.
[…]
Se la ragione pretendesse di imporre una misura al divino, ad esempio un’impossibilità di questo a entrare comunque nel gioco dell’uomo per sostenerlo nel suo cammino, se arrivasse alla negazione della rivelazione sarebbe l’ultima estrema forma di idolatria, l’estremo tentativo della ragione per imporre a Dio una propria immagine di Lui.
Prima di ogni altra considerazione, sarebbe un gesto supremo di irrazionalità.

(LUIGI GIUSSANI, All’origine della pretesa cristiana, BUR Rizzoli, Milano 2020, p.23)

5 • È possibile che Dio si sia rivelato?

Facciamo finta che Dio si sia rivelato per davvero.

Quale sarebbe la differenza, rispetto ai tentativi umani di cui parlavo prima (attraverso la religione, la filosofia, etc.)?

  • I tentativi umani richiedono uno sforzo da parte dell’uomo; richiedono una prestazione; la ricerca di Dio da parte degli uomini favorisce le persone intelligenti (penso ai filosofi, le cui elucubrazioni non sono alla portata di tutti), le persone benestanti (penso a chi non arriva a fine mese, e lavora forsennatamente… e non ha il tempo, tornato a casa, di mettersi a riflettere sul «problema di Dio»), le persone fortunate (che sono nate dalla «parte giusta» del mondo, dove c’è un minimo di libertà di pensiero).
  • Se invece Dio prende l’iniziativa, lo sforzo umano passa in secondo piano; in questo secondo caso, Dio non è riservato solo agli intelligenti, ai ricchi, ai fortunati, ma è alla portata anche dello stupido, del povero e dello sfigato.

(Cfr. LUIGI GIUSSANI, All’origine della pretesa cristiana, BUR Rizzoli, Milano 2020, p.35-36)

Nel primo caso, «trovare Dio» è un po’ come risolvere una complicatissima equazione…

…nel secondo caso, «trovare Dio» è un po’ come imbattersi in una persona e riconoscerla.

incontrare dio

Conclusione

[Fissare i limiti dell’azione di Dio] costituisce esattamente lo specchio dell’infantile proibizione che l’uomo dà a Dio di intervenire nella vita dell’uomo stesso.
È l’ultima latitudine cui si può spingere la pretesa idolatrica, la pretesa cioè di attribuire a Dio ciò che alla ragione aggrada o ciò che la ragione decide.

(LUIGI GIUSSANI, All’origine della pretesa cristiana, BUR Rizzoli, Milano 2020, p.136)

Io credo che – sì – è possibile che Dio si sia rivelato.

È verosimile.

Questa possibilità non offende la ragione.

Al contrario, chi nega a priori questa possibilità, lo fa quasi sempre in base a presupposti ideologici, perché pretende di imporre una misura al Divino, pur non conoscendolo.

Non a caso, nella Bibbia, nel libro del profeta Isaia vengono messe in bocca a Dio queste parole:

Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie.

(Is 55,8)

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(Primavera 2022)

Fonti/approfondimenti