La fede è irrazionale?

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1 • «Chi insegue chimere è proprio uno stolto» (Pro 12,11)

La fede è sensata?

Si oppone alla ragione?

Tutto ciò che non è frutto della deduzione o della capacità analitica è irrazionale?

È ragionevole un atto di fede?

I cristiani sono dei creduloni senza raziocinio?

Mi pongo ognuna di queste domande 17 volte al giorno…

fede irrazionale

Ma non lasciamoci fuorviare…

…l’apparenza (a volte) inganna!

2 • «Conoscere» …nel terzo millennio

Al giorno d’oggi siamo tutti più o meno convinti del fatto che un’affermazione è vera solo se ciò che si vuole comunicare è (in qualche modo) dimostrabile razionalmente: con un ragionamento logico-deduttivo, con il metodo scientifico, con la matematica, …

Per questo motivo, la fede non viene inclusa nell’ambito delle «conoscenze umane»

…o, al più (a vole’ esse’ bboni), è considerata una conoscenza di categoria inferiore.

Ora.

Prima di capire se la fede possa o meno essere considerata una forma di «conoscenza», occorrerebbe stabilire cosa intendiamo per «fede»

fede definizione

3 • «Atti di fede» che facciamo nella vita di tutti i giorni

Giovanni Paolo I (1912-1978) in una delle udienze del suo brevissimo pontificato (è stato papa per 33 giorni) disse queste parole:

Mia madre mi diceva quand’ero grandetto: da piccolo sei stato molto ammalato: ho dovuto portarti da un medico all’altro e vegliare notti intere; mi credi? Come avrei potuto dire: mamma non ti credo? Ma sì che credo, credo a quello che mi dici, ma credo specialmente a te.

(GIOVANNI PAOLO I, Udienza generale, 13 settembre 1978)

Spesso non ci facciamo caso, ma in realtà noi accogliamo come verità molte cose che ci vengono comunicate NON per mezzo di una dimostrazione o di un ragionamento, ma in base al valore della testimonianza degli altri.

Gli esempi si sprecano:

  • le notizie di cronaca che riceviamo quotidianamente dai mass media (non ero lì presente… ma sono certo del fatto che, ad esempio, Donald Trump abbia incontrato Kim Jong-un);
  • gli avvenimenti storici che abbiamo appreso sui libri di scuola (non sono mai stato in Germania… ma non ho dubbi sul fatto che meno di 100 anni fa si è consumata la Shoah);
  • le conoscenze geografiche (io non sono mai stato in Molise… ma avevo ex collega che diceva di provenire da lì… e – giuro su Nyarlathotep – gli credo!)
  • le conoscenze scientifiche che non sono alla portata di tutti, a meno di non aver fatto studî specifici (non ho idea di come si sia pervenuti a questa scoperta, ma mi farei tagliare una mano sul fatto che il DNA è composto da adenina, timina, guanina e citosina)

Infatti:

Diffidare sistematicamente di tutto ciò che ci viene proposto di credere, significa limitare drasticamente il nostro bagaglio di cognizioni e rendere impossibile la nostra vita nella società.

(ALEJANDRO LLANO, Filosofia della conoscenza, EDUSC, Roma 2011, p. 73)

fede irrazionale

In tutti gli esempî che ho esposto sopra (che si tratti di notizie di cronaca, avvenimenti storici, conoscenze mediche e scientifiche, etc.), piaccia o no, si fa un «atto di fede».

Si acquisisce un sapere – che si ritiene «vero» – sulla base di un atto di fiducia nei confronti di qualcuno (che sia una persona o un’autorità costituita).

Molte delle cose che riteniamo «vere» – spesso anche quelle che hanno un influsso fondamentale sull’orientamento della nostra vita – non provengono da un ragionamento deduttivo o da una dimostrazione… ma le apprendiamo dagli altri.

Fin dalla nascita [l’uomo] si trova immerso in varie tradizioni, dalle quali riceve non soltanto il linguaggio e la formazione culturale, ma anche molteplici verità a cui, quasi istintivamente, crede. La crescita e la maturazione personale, comunque, implicano che queste stesse verità possano essere messe in dubbio e vagliate attraverso la peculiare attività critica del pensiero. Ciò non toglie che, dopo questo passaggio, quelle stesse verità siano «ricuperate» sulla base dell’esperienza che se ne è fatta, o in forza del ragionamento successivo. Nonostante questo, nella vita di un uomo le verità semplicemente credute rimangono molto più numerose di quelle che egli acquisisce mediante la personale verifica.

(GIOVANNI PAOLO II, Lett. enc. Fides et Ratio, 31)

4 • La fede “naturale”

Molte persone hanno un pregiudizio negativo verso la parola «fede» perché la riconducono subito a Dio, alla religione, alla Chiesa…

…ma in realtà la parola fede – di per sé – non ha necessariamente una connotazione religiosa (ovvero – per gli addetti ai lavori – la fede non è solo una virtù teologale).

Esiste infatti anche quella che potremmo definire fede “naturale” (di cui possiamo leggere la definizione su una impolveratissima e ingiallitissima Treccani):

Fede: è l’assenso dell’intelletto motivato dal valore di una testimonianza. Nella vita quotidiana si procede in gran parte con questa forma di conoscenza, e nel campo scientifico essa non è assente. Include elementi di intelligenza, perché nessuno vuol prestar fede a chi non la merita; include elementi volitivi, perché non c’è nessuna autorità che possa costringere l’intelletto come lo costringe una dimostrazione matematica o filosofica; e include sentimenti, in quanto possono influire sull’accettazione di una dottrina piuttosto che un’altra.

(M. CORDOVESE, Fede, in Enciclopedia Italiana Trecani, ed. Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma 1949, vol. XIV, p. 931)

Provo a fare un esempio (*)…

(*) (N.b: non sarà un esempio di «fede» in senso stretto… però vi pregherei di seguirmi nel ragionamento: prometto che dopo mi riallaccio a questa definizione)

…un ragazzo dice ad una ragazza: «Ti amo!».

Da quel momento in poi, la ragazza si troverà a conoscere qualcosa che prima non conosceva…

…ma in base a quali informazioni riterrà vero ciò che il ragazzo le ha detto?

  • Un ragionamento logico-deduttivo scritto alla lavagna?
  • Una dimostrazione di tre pagine di foglio protocollo?
  • Le analisi del sangue del ragazzo?
  • Il suo elettroencefalogramma?
  • Il referto medico specialistico di uno psichiatra?
dimostrazione di amore

Nella definizione di «fede» che ho recuperato dalla Treccani, ho sottolineato quattro parole…

…è curioso che troviamo quegli stessi quattro concetti anche nell’esempio che ho appena fatto sulla dichiarazione d’amore:

  • testimonianza: la «verità» che la ragazza accoglie (cioè l’amore del ragazzo nei suoi confronti) non è frutto di un ragionamento che fa da sola, “chiusa” nelle sue riflessioni, ma si basa su una relazione;
  • intelligenza: la «verità» che il ragazzo dice a parole (l’amore) è esaminata dalla ragione della ragazza;
  • volizione: la «verità» non piove in testa alla ragazza in modo asettico come se fosse la definizione di un dizionario, ma risponde a dei desiderî che ha nel cuore;
  • sentimenti: la testimonianza del ragazzo non tocca solo la testa della ragazza, presentandosi come «vera»… ma tocca anche il suo cuore, presentandosi come «bella» e «buona».

Queste quattro parole, se le pensiamo riferite alla «fede» e a «Dio» ci sembrano un po’ “sciocche”:

  • testimonianza
  • intelligenza
  • volizione
  • sentimenti

…tuttavia sono i quattro pilastri su cui si basa la relazione tra un uomo e una donna.

L’amore tra un uomo e una donna non si basa su ragionamento logico-deduttivo o una dimostrazione…

…ma (per quel che sembra a me) è una delle cose più belle, vere, buone, sensate e ragionevoli che ci siano.

5 • Credere a un testimone vs credere a un credente

Da ciò che abbiamo detto, sembrerebbe che l’uomo faccia atti di fede molto più spesso di quanto creda, nell’acquisire informazioni riguardo…

  • fatti di cronaca
  • nozioni scientifiche
  • conoscenze di storia
  • la data di scadenza dei prodotti confezionati
  • le previsioni del tempo che legge sulla app del meteo
  • le spie luminose sul cruscotto della macchina che indicano se è tutto ok o bisogna andare dal meccanico
  • la capienza massima dell’ascensore (anche se confesso che ogni volta che entra in ascensore una persona sovrappeso provo a calcolare mentalmente il peso di tutti i presenti, per capire se il cavo si spezzerà e moriremo precipitando nel vuoto)
  • (e ovviamente) la conoscenza di Dio, declinata nelle varie tradizioni religiose

C’è però una differenza enorme a seconda che la fede sia riposta nella testimonianza di:

  • un testimone: qualcuno che è stato presente ad un evento, che sa spiegare puntualmente il perché di una nozione scientifica, che è stato realmente in Molise, etc.
  • un credente: in questo caso, infatti, stiamo credendo a nostra volta a qualcuno che ha fatto un atto di fede nei confronti di qualcun altro; e dunque, per essere sicuri di ciò che ci viene testimoniato, dovremmo rintracciare il “testimone originario” per verificare i motivi della sua credibilità.

Insomma… nel secondo caso il pericolo del “telefono senza fili” è molto più alto…

telefono senza fili

6 • Conoscere in una relazione

Effettivamente, la conoscenza ottenuta attraverso una relazione (con una singola persona, o con una catena di testimoni) sembrerebbe incompletadifettosalacunosa

…molto meglio, agli occhi di noi “moderni”, la conoscenza ottenuta attraverso il MIO ragionamento, la MIA deduzione, i MIEI sforzi

Ora.

Ovviamente, più ci sono prove di qualcosa, meglio è; dunque, ben vengano la ricerca scientifica, la logica, la deduzione, il «come volevasi dimostrare, etc.

L’uomo infatti è l’unico animale…

  • razionale (cfr. Gen 1,27): cioè dotato di raziocinio, di intelletto/ragione/volontà, capace di riflettere, meditare, ponderare;
  • …capace di dominare il Creato (cfr. Gen 1,28): non nel senso di “spadroneggiare”, ma di coltivarlo, custodirlo, collaudarlo, sottoporlo alla propria indagine, esaminarlo, farne un modello matematico, etc.

Tuttavia, l’uomo non è SOLO questo.

Il pensiero moderno – che ha isolato questi due soli aspetti dell’uomo – corre il rischio di creare una società in cui:

  • le persone si trasformano in individui (cioè esseri umani con relazioni utilitaristiche, molto deboli o del tutto assenti);
  • il dialogo si trasforma in semplice comunicazione (cioè uno scambio “asettico” di informazioni);
  • tutte le conoscenze che non provengono da un ristretto gruppo del sapere umano – scientifico/razionalista/materialista – sono considerate qualcosa di poco conto.

Le conseguenze di questo riduzionismo sono molte; e gli esempî si sprecano…

ansie e paranoie

Questa visione ristretta, molto diffusa nella nostra società, spesso perde di vista una caratteristica fondamentale dell’uomo.

È vero che l’uomo è un animale razionale…

…ma è anche un essere relazionale:

E Dio creò l’uomo a sua immagine;
a immagine di Dio lo creò:
maschio e femmina li creò.

(Gen 1,27)

(Se qualche non credente sta leggendo questa frase, può tranquillamente accoglierla in modo laico) L’uomo è immagine di Dio solo quando è inserito in una relazione; l’immagine di Dio non è l’«uomo-individuo» ma l’«uomo maschio e femmina», cioè l’uomo relazionale.

Svincolato dalle sue relazioni, l’uomo non è uomo.

~

Riallacciamoci dunque al discorso che facevo sopra, riguardo a:

  • conoscenza razionale/solipsistica/logico/deduttiva

vs

  • conoscenza ottenuta in una relazione

Giovanni Paolo II osservava che:

Nel credere, ciascuno si affida alle conoscenze acquisite da altre persone. E ravvisabile in ciò una tensione significativa: da una parte, la conoscenza per credenza appare come una forma imperfetta di conoscenza, che deve perfezionarsi progressivamente mediante l’evidenza raggiunta personalmente; dall’altra, la credenza risulta spesso umanamente più ricca della semplice evidenza, perché include un rapporto interpersonale e mette in gioco non solo le personali capacità conoscitive, ma anche la capacità più radicale di affidarsi ad altre persone, entrando in un rapporto più stabile ed intimo con loro.

(GIOVANNI PAOLO II, Lett. enc. Fides et Ratio, 32)

E ancora:

La perfezione dell’uomo, infatti, non sta nella sola acquisizione della conoscenza astratta della verità, ma consiste anche in un rapporto vivo di donazione e di fedeltà verso l’altro. In questa fedeltà che sa donarsi, l’uomo trova piena certezza e sicurezza. Al tempo stesso, però, la conoscenza per credenza, che si fonda sulla fiducia interpersonale, non è senza riferimento alla verità: l’uomo, credendo, si affida alla verità che l’altro gli manifesta.

(GIOVANNI PAOLO II, Lett. enc. Fides et Ratio, 32)

Nella ricerca di verità (che siano verità parziali, come quelle scientifiche, o verità “più alte”, come quella sul senso della vita), l’uomo che si limita al razionalismo come SOLO metodo di indagine, è un uomo mutilato

…soprattutto se ciò che si cerca è la Verità con la «v» maiuscola:

In quanto vitale ed essenziale per la sua esistenza, tale verità viene raggiunta non solo per via razionale, ma anche mediante l’abbandono fiducioso ad altre persone, che possono garantire la certezza e l’autenticità della verità stessa. La capacità e la scelta di affidare sé stessi e la propria vita a un’altra persona costituiscono certamente uno degli atti antropologicamente più significativi ed espressivi.
Non si dimentichi che anche la ragione ha bisogno di essere sostenuta nella sua ricerca da un dialogo fiducioso e da un’amicizia sincera. Il clima di sospetto e di diffidenza, che a volte circonda la ricerca speculativa, dimentica l’insegnamento dei filosofi antichi, i quali ponevano l’amicizia come uno dei contesti più adeguati per il retto filosofare.

(GIOVANNI PAOLO II, Lett. enc. Fides et Ratio, 33)

Conclusione

Insomma, riassumendo…

…una felice sintesi di tutta la sbrodolata che ho scritto fin qui la troviamo nel Catechismo della Chiesa cattolica:

[…] credere è un atto autenticamente umano. Non è contrario né alla libertà né all’intelligenza dell’uomo far credito a Dio e aderire alle verità da lui rivelate. Anche nelle relazioni umane non è contrario alla nostra dignità credere a ciò che altre persone ci dicono di sé e delle loro intenzioni, e far credito alle loro promesse (come, per esempio, quando un uomo e una donna si sposano), per entrare così in reciproca comunione.

(Catechismo della Chiesa cattolica, n. 154)

A questa frase fa un po’ eco anche ciò che scrisse qualche anno fa Marko Ivan Rupnik (classe ’54), sacerdote e teologo sloveno a cui voglio tanto bene:

La fede non è irrazionale, tanto meno antirazionale. Anche l’amore non è irrazionale. Ambedue hanno una propria intelligenza e sono dunque realtà aperte alla razionalità, benché non ai riduzionismi razionalisti.

(MARKO IVAN RUPNIK, Dire l’uomo – Volume 1: Persona, cultura della Pasqua, Lipa, Roma 2011, p. 206)

sale

(Primavera 2021)

Fonti/approfondimenti