Tutto è relativo?

1 • Il modo “giusto” di pensare

Conosco moltissime persone che – quando parlano – utilizzano spesso espressioni come:

tutto è relativo

Tutte queste locuzioni, sottendono un modo di pensare molto comune ai nostri giorni.

Un modo di osservare, interpretare, giudicare la realtà, che – stringi stringi – si basa su questo assunto:

«Tutto è relativo; non si può formulare un giudizio oggettivo su nessun ambito della realtà».

Non di rado, mi è capitato di sentire persone accalorarsi un bel po’ per sostenere questa tesi.

tutto è relativo

Recentemente però ho dovuto rivedere questo mio atteggiamento infastidito, perché mi è venuta una pulce nell’orecchio: se c’è una cosa che in molti hanno imparato a loro spese durante il ‘900, è che le dittature (di un colore e dell’altro) uccidono (ma va?).

…purtroppo però la paura di ricadere in un errore simile ha a tal punto “accecato” il sentire comune, da far cadere un po’ tutti nell’eccesso opposto:

  • Per la paura dell’autoritarismo, abbiamo iniziato a guardare con estremo sospetto (fino a – forse – mettere al bando) ogni forma di autorità;
  • Per timore di chi ha alzato la voce per gridare “nero” e “bianco”, è stato necessario far diventare tutto “grigio”;
  • Spaventati da chi si accalorava per le proprie idee, abbiamo dovuto estinguerle, rendendo tutto “opinabile”.
tutto è relativo

D’altronde, come controbattere? Sembrerebbe un modo di pensare abbastanza ragionevole, e – perché no – di larghe vedute.

Un modo di dialogare stemperando i toni, smussando i disaccordi, ponendo ciascuno di fronte alla propria “opinabilità”.

Da qui la domanda: ma è ragionevole davvero?

2 • La prima impressione (non) è quella che conta

Nell’autunno del 2010 cominciavo l’università.

Come in tutte le facoltà, anche da noi c’era “il corso inutile” (almeno, così era considerato dalla maggior parte delle matricole). Era tenuto da una professoressa che “fatemi sta’ zitto, che è meglio”

Il suo assistente, era un uomo che fin dalla prima apparizione aveva suscitato risatine e commenti cattivi, sia sul suo ruolo in ambito didattico (in quanto assistente di un corso da pochi crediti), che sul suo aspetto:

tutto è relativo

Non ricordo per quale motivo, un giorno si finì a parlare del relativismo.

E l’assistente se ne uscì con questa frase:

tutto è relativo

Ovvero, per chiarire con uno schema quel che l’assistente voleva dire:

tutto è relativo

Colpo di scena: rovesciata dell’ “assistente del corso inutile” da fuori area al 94°.

1-0

Palla al centro…

3 • Il dogma del terzo millennio

Ho il sospetto che se fosse istituito un concorso per l’assegnazione del premio “il dogma più diffuso nel terzo millennio”, il vincitore non sarebbe un dogma che riguarda l’ambito religioso…

tutto è relativo

Temo proprio che il primo posto spetti alla frase che è un po’ la sintesi di quel modo di pensare di cui ho parlato finora:

«Tutto è relativo»

Spero che nessuno si senta offeso dal fatto che questa frase è un dogma.

In altri termini, è una verità “piovuta dal cielo“, non dimostrabile…

tutto è relativo

4 • Auto-psia

Come disse una volta Alexis Carrel (Premio Nobel per la Medicina):

tutto è relativo

Io penso che, più che andare a cercare la risposta in un libro di filosofia, sia più utile fermarsi a contare il numero di volte che abbiamo fatto le ore piccole in una chiacchierata notturna con un qualcuno.

Non so voi, ma per quanto riguarda il sottoscritto, è stato proprio in quelle occasioni, parlando cuore a cuore con un amico, che hanno trovato voce molte di quelle grandi domande, che troppe volte erano passate sotto silenzio: le domande sul senso della vita e quelle sul senso della mia vita; sulla traiettoria che sta prendendo, sulle relazioni con le persone che mi circondano, sulla ricerca della felicità…

Molte domande sono rimaste senza risposta, e alcune di esse probabilmente non la troveranno mai… ma non è questo il punto. Il punto è un altro: in simili momenti di amicizia e di empatia, a mio avviso, emerge la sete di verità dell’uomo, il suo desiderio di fare luce nella sua vita, il suo bisogno di senso e il suo rodimento interiore quando rimane nei morsi del dubbio e dell’incertezza… in sintesi: il suo bisogno di Verità (a prescindere dal sesso, dall’etnia, dalla religione, dalla condizione sociale).

Una scrittrice danese, Karen Blixen (1885-1962), diceva:

«Fino ad oggi nessuno ha veduto gli uccelli migratori dirigersi verso sfere più calde che non esistono, o i fiumi dirottare attraverso rocce e pianure per correre in un oceano che non può essere trovato. Perché Dio non crea un desiderio o una speranza senza aver pronta una realtà che la esaudisca. Il nostro desiderio è la nostra certezza e beati siano i nostalgici, perché torneranno a casa»

(KAREN BLIXEN)

È per questo che io penso che il relativismo abbia poco senso: perché è contro la natura più intima dell’uomo e la sua innata propensione per la Verità.

sale

(Inverno 2017-2018)

Fonti/approfondimenti