Inquisizione: come si può giudicare?

Premessa: “nani e ballerine” (cit.)

Parlare dell’Inquisizione, secondo me, non è facile.

Per due motivi.

inquisizione come si può giudicare

E il secondo è che, essendo io una persona orgogliosa, ho paura – parlando di cose che conosco poco – di dire una cappellata e fare una di quelle figuracce che…

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In effetti, una sezione del blog dedicata ad Inquisizione, caccia alle streghe, roghi… e tanti altri argomenti “bollenti” della storia della Chiesa, avrebbe potuto tranquillamente essere esclusa.

Però poi ho pensato qualcosa tipo:

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E’ vero, di questi argomenti so poco e nulla.

Però con un pizzico di curiosità (e un clistere di letture noiose) qualche cosa interessante l’ho scoperta…

E dato che (perdonami la franchezza) queste ricerche le ho fatte non tanto per te che stai leggendo, ma principalmente per me stesso, ho cercato più possibile di non ingannarmi, evitando di raccontarmi bugie.

Dunque, sono andato a cercare informazioni su fonti che fossero quanto più possibile…

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1 • Primo: non si può guardare al passato con le categorie del presente

Vivendo in un mondo dove una quantità enorme di informazioni è accessibile a tutti, a volte sviluppiamo un atteggiamento di spocchia nei confronti degli uomini del passato.

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Scriveva Clive Staples Lewis:

«Se oggi non giustiziamo le streghe, la ragione è che non crediamo alla loro esistenza.

Se ci credessimo, se pensassimo davvero che certe persone hanno venduto l’anima al diavolo ricevendone in cambio poteri soprannaturali, dei quali si servono per uccidere il prossimo o per farlo impazzire o per scatenare tempeste, certo saremmo tutti d’accordo che se qualcuno merita la pena di morte, chi più di questi transfughi infami?

Qui non c’è nessun divario di principi morali: il divario riguarda soltanto una questione di fatto.

Non credere alle streghe può essere un grande processo di conoscenza, ma non c’è progresso morale nel non giustiziarle, quando non crediamo più che esistano.

Se uno rinuncia a mettere trappole per i topi perché sa che in casa topi non ce ne sono, non diremo che lo fa per buon cuore»

Insomma: non si possono processare uomini vissuti secoli fa davanti al tribunale di Norimberga.

E’ antistorico. Poco serio. Infantile.

2 • Secondo: non si può giudicare una realtà partendo da un’anomalia, o da una sua applicazione sbagliata…

Assaggiare una mela marcia, non mi sembra un buon metodo per far capire a qualcuno se gli possano piacere le mele.

Se gli vuoi spiegare com’è la pizza, devi portarlo in una autentica pizzeria napoletana.

Se vuoi spiegargli cos’è il calcio, gli fai vedere una partita di Champion’s League di un certo livello.

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Nei salotti di La7 e sui gruppi anticlericali di Facebook (che però dai, spesso fanno dei meme simpatici) spesso c’è la tendenza a giudicare la Chiesa a partire dai suoi “casi limite”, dalle eccezioni, dalle storpiature…

…tanto per dirne una: va tanto di moda parlare degli abusi dei tribunali dell’Inquisizione.

Che sì, ci sono stati, c’è poco da nascondersi dietro a un dito. Ma non è questo il punto.

Partire da lì per descrivere la Chiesa, è un po’ come dare a Gesù del pedofilo a causa degli scandali che ci sono stati negli ultimi anni nella Chiesa d’Irlanda o negli USA.

Onestà intellettuale vorrebbe invece che si partisse innanzitutto dal regolare funzionamento dei processi dell’Inquisizione per poter esprimere dei giudizi.

2.1 • (Paragrafo opzionale, tanto per tirare fuori due cose due che ho scoperto sull’Inquisizione)

‘Sto paragrafo serve solo per citare quattro informazioni in croce che ho trovato, da quando ho iniziato ad approfondire un minimo le mie conoscenze (pressoché nulle) sul regolare svolgimento dei processi dei tribunali dell’Inuqisizione.

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E insomma, ho scoperto che nella maggior parte dei casi:

  • I tribunali dell’Inquisizione agivano con prudenza: data la gravità del reato di eresia, la colpevolezza dell’imputato doveva essere certa, e non era decretata dai capricci o dal mal di pancia del giudice, sul momento…
  • Le denunce anonime non erano tenute in considerazione (ed in più, tutte quelle provenienti da persone che avevano inimicizie con l’imputato erano ritenute sospette e prive di attendibilità)
  • Le pene erano leggere: forme di pubblica umiliazione, come abiure lette sulle gradinate delle Chiese la domenica, di fronte alle persone che si recano a Messa, o penitenze sotto forma di cicli di preghiere e devozioni (come avvenne a Galileo Galilei, la cui penitenza consistette nella recita settimanale dei sette salmi penitenziali per tre anni… andate a verificare su Wikipedia, se non mi credete!)
  • La difesa dell’imputato durante il processo era garantita da una legislazione all’avanguardia per i tempi (disponeva di una copia manoscritta dell’intero processo, e di un ragionevole lasso di tempo – da qualche giorno ad alcune settimane – con cui poteva preparare la propria difesa; inoltre, poteva avvalersi di un avvocato difensore… tanto per capirci, in Inghilterra il diritto a un difensore fu negato agli imputati fino al 1836)

Molte di queste cose che ho scritto le ho lette lo scorso agosto su “Il Giudice e l’Eretico – Studi sull’Inquisizione romana”, di John Tedeschi, un accademico nostrano, emigrato ad otto anni negli Stati Uniti (dove è stato professore alle Università di Chicago, dell’Illinois e del Wisconsin), che per metà della sua vita ha studiato Inquisizione, verbali di processi, documenti vari sparpagliati per le biblioteche d’Europa…

…e insomma, nel libro attacca un pistolotto di quattrocentocinquantotto pagine, di cui la seconda metà sono solo riferimenti bibliografici a tutte le affermazioni che fa nella prima metà del libro (tirando fuori documenti dai vari Trinity College, corrispondenze varie tra la Congregazione Romana e i Tribunali provinciali, manuali inquisitoriali, studi di altri professori e cattedrati, etc…).

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3 • Terzo: bisogna guardare al passato con umiltà

Secondo me, al passato bisogna guardare con umiltà, e non con superbia.

Con il desiderio di apprendere, e non con la saccenza di spiegare.

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E se proprio noi moderni ci sentiamo “tanto grandi” rispetto ai nostri predecessori, penso comunque che la convinzione di essere diventati adulti non ci dà il permesso di sputare sui nostri padri.

Conclusioni

Capisco che il tema è delicato.

E complesso.

E che mi sto dando la zappa sui piedi ad aprire questo Vaso di Pandora.

La sintesi di ‘sto fiume di parole, comunque, non è “ch’ho ragggione io”.

Ma che, quando ti svegli a ventisette anni, e capisci che non sai un tubo di storia, e hai voglia di approfondire un pochino, ci sono i mezzi per farlo, reperendo informazioni attendibili.

sale

 

(Autunno 2018)

 

 

Fonti/approfondimenti