Apologia delle bestemmie

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1 • Confessione «urbi et orbi»

Devo confessarvi una cosa…

Spero di non scandalizzare nessuno…

Io a volte bestemmio.

«Dai, Sale, ma che dici? Forse intendi che a volte, quando ti capita qualcosa di brutto, ti arrabbi e ti viene da imprecare, così, in modo generico?»

Nono, intendo proprio quella cosa (che secondo la teologia morale è un peccato grave «ex toto genere suo») di cui al punto 2148 del Catechismo della chiesa cattolica si dice che:

[La bestemmia] consiste nel proferire contro Dio – interiormente o esteriormente – parole di odio, di rimprovero, di sfida, nel parlare male di Dio, nel mancare di rispetto verso di lui nei propositi, etc.

(Catechismo della chiesa cattolica, n.2148)

catechismo bestemmie

Intendiamoci.

Non ho mai bestemmiato ad alta voce davanti a qualcuno (*).

(*) (Sono abbastanza pudico… e ci sono fin troppe persone che credono ancora che io sia una brava persona… e non vorrei scandalizzare nessuno)

Però, sì, negli ultimi 2-3 anni, di fronte a qualche momento di tristezza particolarmente intenso, a una fatica, un momento di scoraggiamento, un non-senso… durante la preghiera o in alcuni messaggi vocali che mandavo al mio padre spirituale mi è capitato di bestemmiare.

Perché l’ho fatto?

Perché quando si mescolano la tristezza, l’orgoglio e un pizzico di rabbia, succede una cosa: che bisogna trovare un responsabile per il proprio dolore.

E chi meglio di Dio può essere il capro espiatorio da far salire sul banco degli imputati, per farlo diventare l’oggetto del mio odio?

2 • C’è bestemmia e bestemmia

Già nell’Antico Testamento, gli ebrei ritenevano che le bestemmie fossero qualcosa di grave:

Non bestemmierai Dio e non maledirai il capo del tuo popolo.
(Es 22,27)

Chi bestemmia il nome del Signore dovrà essere messo a morte: tutta la comunità lo dovrà lapidare. Straniero o nativo della terra, se ha bestemmiato il Nome, sarà messo a morte.
(Lv 24,16)

bestemmia condanna a morte

Persino Gesù, nei Vangeli, è stato accusato di aver bestemmiato per ben sei volte (cfr. Mt 9,3; Mt 26,65; Mc 2,7; Mc 14,64; Lc 5,21; Gv 10,33)… e infatti è per questo motivo che è stato condannato a morte.

Però, proviamo un secondo a fare un passo indietro.

C’è differenza tra le bestemmie?

No, non intendo “una classifica” – se sia peggio insultare Gesù, la Madonna, sant’Eutropio o santa Sincletica.

Riformulo la domanda: che differenza c’è tra…

  • …le bestemmie che dico io…
  • …quelle che dice il Masseo su Twitch…
  • …quelle di Franco, un pensionato, ex muratore, che vive in un centro anziani perché la famiglia lo ha abbandonato…
  • …quelle degli adolescenti, buttati sulla gradinata della Chiesa, che passano il tempo a rincoglionirsi di canne…

…che differenza c’è tra queste bestemmie?

Senza stare a fare l’esame di coscienza a nessuno, mi verrebbe da fare una distinzione.

La maggior parte dei bestemmiatori non crede in Dio.

Perché bestemmiano allora?

Perché la bestemmia è il livello massimo che si può raggiungere sulla “scala delle parolacce”; e quando siamo molto arrabbiati, spesso si sente la necessità di usare parole che «superino il limite»

…senza contare che insultare Dio “fa figo”, e ti dà un’aria di anticonformismo e di ribellione (*).

(*) (Anche se sarei curioso di sapere di fronte a chi si vuole sentire “ribelle” un quindicenne che bestemmia, dato che ormai la maggior parte dei suoi coetanei è abituata a sentirne. Mi verrebbe da dire che le uniche persone che nel 2022 potrebbero turbarsi per una bestemmia sono solo le anziane signore della parrocchia… ma non so se andrei in giro a vantarmi di aver scandalizzato una vecchietta del Rosario…)

Comunque, secondo me il fatto che chi bestemmia non crede in Dio, fa perdere alla bestemmia tutta la sua temerarietà; cioè, è un po’ come se io mi mettessi davanti al rubinetto del bagno, e iniziassi a urlare: «Vaffanculo, Basilisco! Sei solo un lurido rettile! Scommetto che non hai il coraggio di uscire dalle tubature eh! Hai paura di me?!»

Fuor di metafora harrypotteriana: i ragazzini che si siedono qui ad Ostia davanti alla scalinata della Chiesa e passano il tempo a farsi le canne e a bestemmiare, forse possono suscitare un sorriso… ma glie lo leggi negli occhi che le loro bestemmie al più sono “esercizî di stile”…e che, in fondo in fondo, non sanno ciò che stanno dicendo.

Bene…

A questo punto la domanda sorge spontanea:

«Ok, Sale, quello che hai detto ha senso… ma allora se tu credi in Dio, perché dici bestemmie?».

3 • È sbagliato gridare a Dio?

In una sconosciutissima canzone indie che un mio amico mi fece ascoltare una quindicina di anni fa, il rapper Skuba Libre (classe ’85) a un certo punto diceva:

Amo pregare a modo mio,
che a volte una bestemmia è il modo più ingenuo di chiedere aiuto a Dio.

(IRA FUNESTA – Ascia di guerra; dall’album I.R.A. – Il Ritorno di Achille del 2007)

Detta così forse fa sorridere…

…però questo verso dice una grande verità: cioè che tutti i momenti in cui sperimento la mia povertà e la mia insufficienza possono essere un’occasione per accorgermi che c’è Qualcuno a cui rivolgere un grido:

urlare a dio

Voi credete che io stia scherzando…

…ma in realtà c’è persino un salmo che constata amaramente che quando abbiamo la pancia piena e tutto va bene, corriamo un grande rischio:

L’uomo nella prosperità non comprende,
è come gli animali che periscono

(Sal 49,21)

Che poi, non so se ci avete mai fatto caso, ma la Bibbia è piena di grida lanciate verso Dio: grida di disperazione (Sal 130), grida di rivolta (Gb 7,11-21), grida di sfida (Gb 31,35-37).

D’altronde, cosa fai quando sei caduto in una buca e desideri che qualcuno ti tiri fuori? Gridi!

Dal profondo a te grido, o Signore;
Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia preghiera.
(Sal 130,1-2)

Mio Dio, grido di giorno e non rispondi;
di notte, e non c’è tregua per me.
(Sal 22,3)

Pietà di me, Signore,
a te grido tutto il giorno.
(Sal 86,3)

Come sottolineava André Louf (1929-2010), monaco trappista belga:

Ed è così che sale alle nostre labbra la forma più primitiva e più elementare di preghiera: il grido. Sono tentato di gridare la mia disperazione, ma posso arrischiarmi? Non sarebbe meglio non cedere a quella che può sembrare una debolezza? Nient’affatto! Ecco un momento estremamente importante: quando, pregando, oso esprimere davanti al volto di Dio la mia disperazione con un grido.
(ANDRÉ LOUF, Sotto la guida dello spirito, Qiqajon, Magnano (BI) 2005, p.161)

Saper gridare questa disperazione è una tappa importante: così facendo ci familiarizziamo poco alla volta con lei, il che è assolutamente positivo. Non rifiutiamo più la nostra miseria, al contrario, ci identifichiamo così bene con lei che siamo diventati capaci di esprimerla con un grido che è già preghiera.
(ANDRÉ LOUF, Sotto la guida dello spirito, Qiqajon, Magnano (BI) 2005, p. 163)

4 • Il mio bestemmiatore preferito: Giobbe

Il libro di Giobbe è il mio libro preferito della Bibbia dell’Antico Testamento.

È un libro straordinario. Parla:

  • del problema del dolore innocente;
  • della solitudine che si accompagna al dolore;
  • dei goffi/grotteschi tentativi con cui spesso le persone tentano di consolare chi soffre, facendo discorsi in stile Bacio Perugina
amici di giobbe

Tralasciando tutte queste tematiche interessantissime, la cosa che più salta all’occhio in questo libro è che Giobbe mette sotto accusa Dio.

Giobbe rimprovera Dio di essere un prepotente che si accanisce contro un povero disgraziato.

Giobbe rimprovera Dio di essere un bambino armato di lente di ingrandimento che si diverte a bruciare le formiche.

Egli con una tempesta mi schiaccia,
moltiplica le mie piaghe senza ragione,
non mi lascia riprendere il fiato,
anzi mi sazia di amarezze.

(Gb 9,17-18)

Il libro di Giobbe è un libro pieno di bestemmie

bestemmie che però sono diventate per noi cristiani «parola di Dio»:

Il libro di Giobbe è un immenso grido di disperazione e di rivolta. Giobbe è nell’impasse e nessuno, neanche un amico, può tirarlo fuori.
Giobbe grida per protestare contro Dio; protesta che si trasforma poco alla volta in maledizione: Giobbe maledice Dio per avergli dato la vita con tutte le sofferenze.
[…]
Queste maledizioni sono diventate Parola di Dio per noi.

(ANDRÉ LOUF, Sotto la guida dello spirito, Qiqajon, Magnano (BI) 2005, p.162)

Insomma, come ha scritto anche Franco Nembrini (avevo già citato questa frase qui sul blog, ma «repetita iuvant»):

Ci sono bestemmie che sono preghiere e preghiere che sono bestemmie.

(FRANCO NEMBRINI, dal suo commento all’Inferno di Dante Alighieri, Canto XIV, Mondadori, Milano 2018, pag.322)

5 • Il (dolorosissimo) passaggio dagli idoli a Dio

Arrivato a questo punto, credo di dover fare una precisazione:

  • urlare a Dio il proprio dolore

…e…

  • bestemmiare

NON sono la stessa cosa!

bestemmie cthulhu

A tal proposito, Giovanni Paolo II diceva che di fronte al dramma del dolore, l’uomo è posto innanzi ad un bivio – gridare o bestemmiare:

Oggi l’uomo è percorso da un’inquietudine esistenziale che manifesta, in forme e tonalità diverse, il suo bisogno di salvezza, di liberazione, di pace.
[…]
[Negli incontri significativi della sua vita], prima o poi egli si accorge, in termini drammatici, di non possedere ancora il significato ultimo, capace di renderli definitivamente buoni, veri, belli.
E sperimenta allora la strutturale incapacità di placare la sua esigenza di infinito.
Egli è posto così di fronte ad un tremendo aut-aut: domandare a un Altro che s’affacci all’orizzonte della sua esistenza per svelarne e renderne possibile il pieno avveramento, o ritrarsi in sé, in una solitudine esistenziale in cui è negata la positività stessa dell’essere.
Il grido di domanda, o la bestemmia: ecco ciò che gli resta!

(GIOVANNI PAOLO II, Discorso al Congresso Internazionale di Teologia «Portare Cristo all’uomo». 22-02-1985, in Insegnamenti VIII/1, p. 558)

Però…

Però…

Però…

…di nuovo spezzo una lancia a favore delle bestemmie.

Poco fa dicevo che la maggior parte delle persone che bestemmiano non crede in Dio…

…ma in realtà, a ben vedere, NESSUNA persona che bestemmia crede in Dio.

O, almeno, non in Quello giusto.

Il più delle volte, quando «porcheggiano», le persone immaginano un Dio sadico, un Dio infame, un Dio geloso, un Dio nemico della felicità… insomma, immaginano tutto tranne che un Padre (per chi volesse approfondire, avevo scritto due righe qui).

In pratica, la maggior parte delle persone, bestemmia un idolo.

Cioè un falso dio.

Proprio per questo spezzo una lancia a favore delle bestemmie: perché foooooooooorse possono essere un occasione per fare un passo dall’idolo al Dio vero:

Il passaggio dall’idolo al vero Dio crea sempre un momento di sconforto, in cui siamo esposti alla dolorosissima tentazione di credere che Dio forse è veramente morto, oppure che, se esiste, non è Dio ma un terribile tiranno.
Eccoci spinti al sacrilegio e alla bestemmia!
E, meraviglia delle meraviglie, al cuore stesso della Bibbia: in certi libri della Bibbia la bestemmia è presente.
Come infatti la Bibbia conosce l’idolatria, così conosce la tentazione della rivolta contro il vero Dio: la bestemmia e il sacrilegio.
Il libro di Giobbe ne è l’esempio più lampante: vibra e scoppia di bestemmie.
Ne possiamo concludere che le bestemmie non sono estranee a Dio: se appaiono nella nostra vita, hanno – in un modo o in un altro – qualcosa a che fare con lo Spirito Santo che ha ispirato la Bibbia. Forse la bestemmia è un primo modo, molto imperfetto o, piuttosto, a rovescio, di dire qualcosa che si avvicini un poco alla verità su Dio.

(ANDRÉ LOUF, Sotto la guida dello spirito, Qiqajon, Magnano (BI) 2005, p.27-28)

Anzi, il passo dall’idolo a Dio non siamo noi a farlo…

…è Dio stesso che si serve delle mie bestemmie e sgretola gli idoli con cui io lo ho rimpiazzato:

Anche noi, nella prova, reagiamo subito come Giobbe: il vero Dio viene a infrangere qualcosa in noi e noi cerchiamo di difenderci.
Dio viene a spezzare i nostri idoli.
C’è in noi una tale sicurezza, alla quale siamo pronti ad aggrapparci fino alla disperazione e contro la quale Dio non trova antidoto.
Il suo scopo è quello di toglierci questa sicurezza, ma questo ci fa talmente soffrire e noi siamo talmente delusi da Dio che preferiamo maledirlo e bestemmiarlo, e a volte arriviamo fino a dubitare della sua esistenza, vorremmo vendicarci di Dio. Tutto questo non è grave perché anche nelle nostre bestemmie più amare continuiamo a gridare la nostra fede.
Dietro ogni bestemmia si nasconde il vero volto di Dio, anche se viene presentato a rovescio.

(ANDRÉ LOUF, Sotto la guida dello spirito, Qiqajon, Magnano (BI) 2005, p.34)

Non a caso, Alfonso Maria de’ Liguori (1696-1787) – che non era uno scappato de casa, ma un vescovo e dottore della Chiesa – diceva che:

La bestemmia del povero che soffre è una litania alle orecchie di Dio.

Conclusione

Chiudo con una provocazione di don Fabio Rosini.

Durante il percorso delle Dieci parole, il prete romano pone questa domanda:

Perché Dio liberò il suo popolo dalla schiavitù in terra d’Egitto solo dopo 430 anni di oppressione?
Perché non lo ha fatto prima?

(FABIO ROSINI, L’arte di guarire: l’emorroissa e il sentiero della vita sana, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2020, versione Kindle, 35-36%)

…e poi dà questa risposta:

Perché solo dopo 430 anni gridarono a Lui, così dice il libro dell’Esodo.
Prima tiravano a campare e si accontentavano.
Dio è colui che ci libera, ma deve avere una pista d’atterraggio, e questa pista è il nostro grido.

(FABIO ROSINI, L’arte di guarire: l’emorroissa e il sentiero della vita sana, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2020, versione Kindle, 35-36%)

sale

(Estate 2022)

Fonti/approfondimenti