Come perdere la fede?

Perdere la fede: ricetta facile!

Oggi nella cucina di Salesalato prepareremo un piatto che ha fatto scuola in Italia e nel mondo.

Parleremo infatti di come perdere la fede.

salesalato ricetta

Molte persone per questa ricetta utilizzano ingredienti semplici come:

  • vivere nell’opulenza;
  • essere incoerenti;
  • dare pubblicamente scandalo;
  • vari altri modi di “predicare bene e razzolare male”.

Quest’oggi però voglio farvi vedere altri metodi un po’ più particolari, ma altrettanto efficaci per perdere la fede e togliersi Dio dai piedi.

METODO 1 • Seguire sacerdoti “originali”

Un metodo molto efficace per perdere la fede consiste nel rincorrere una certa originalità.

Non che l’originalità sia un male (anzi!): ma bisogna fare attenzione a distinguere la vera originalità dalla falsa originalità.

Faccio un esempio, così ci capiamo.

Alcuni preti “originali” – che hanno “l’estro creativo” – credono di rendere un prezioso servizio alla Chiesa cambiando le parole della Liturgia durante la Messa.

perdere la fede

(*) (Per chi non lo sapesse, sul Messale è riportata la seguente dicitura: «Fratelli, per celebrare degnamente i santi misteri, riconosciamo i nostri peccati»)

Ora, io non sono un grammar-nazi dell’«Accademia della Crusca»…

…ma credo che la parola “fragilità” (o “debolezza” o “limite”) abbia un significato diverso dalla parola “peccato”.

La fragilità è una caratteristica intrinseca dell’uomo: l’uomo è limitato per natura. L’uomo – così come mamma l’ha fatto – è fragile.

Il peccato invece (come provavo a spiegare qualche mese fa) ha a che fare con il cattivo uso della libertà, e si ha quando una persona agisce contro la propria coscienza.

Dunque, se le cose stanno così, io posso chiedere scusa a Dio dei miei peccati

…ma che senso avrebbe “sentirmi in colpa” e chiedere perdono delle mie debolezze o fragilità?

Che senso avrebbe chiedere scusa di una condizione che – in quanto essere umano – ho ereditato “per natura”?

sensi di colpa

~

Ecco, questo era un esempio di “falsa originalità” (che confonde le persone, e le porta ad avere sensi di colpa ingiustificati!).

Per quanto riguarda invece la “vera originalità”, Fabrice Hadjadj (scrittore e filosofo francese) diceva:

«Essere originale non è fare l’eccentrico. È volgersi verso l’origine e vivere nel suo zampillio sorgivo»

(da un’intervista al Meeting di Rimini, 28 agosto 2010)

METODO 2 • Trasformare la Chiesa in una ONG

Il compito di portare il Vangelo in tutto il mondo affidato da Gesù ai suoi discepoli (cfr. Mc 16,15) solleva da 2000 anni questa domanda: «in che modo?»

Infatti «a tutto il mondo» significa inevitabilmente «a destinatari diversissimi», con background e culture distanti tra loro…

fede e cultura

Ora.

Nel tentativo di portare il Vangelo all’«uomo postmoderno» (espressione talmente misteriosa, che se chiedi a due persone che significa, ti rispondono in tre modi diversi), molto spesso si commette un errore…

…che consiste – stringi stringi – nel selezionare dalla fede cristiana quelle sole cose che risultano accettabili al nostro interlocutore, nascondendo sotto al tappeto tutto ciò che «non sarebbe tollerabile nel contesto culturale in cui ci troviamo».

E dato che questo fantomatico «uomo postmoderno» spesso vive in un mondo:

  • secolarizzato
  • scientista
  • narcisista

…il risultato è che molti sacerdoti “liberano” il messaggio evangelico da tutto ciò che potrebbe infastidire una persona cresciuta in questo ambiente:

«Presentare la religione in modo accettabile all’uomo moderno sembra equivalere in alcuni casi a prescindere a poco a poco da Dio, sostituendolo con l’uomo, fino a giungere a considerare, teoricamente e praticamente, che l’essenza della religione è il servizio all’uomo. Per questo anche nella stessa presentazione che a volte si fa della Persona e della missione di Gesù Cristo si oscura o perfino si nega ogni carattere soprannaturale»

(FERNANDO OCÁRIZ, Carità senza Dio?, Ares, Milano 2016, p. 33)

perdere la fede

Su questo rischio papa Francesco ci è tornato più volte… e ogni volta è stato molto chiaro:

«La Chiesa non è un negozio, non è un’agenzia umanitaria, la Chiesa non è una ONG, la Chiesa è mandata a portare a tutti Cristo e il suo Vangelo; non porta se stessa – se piccola, se grande, se forte, se debole – la Chiesa porta Gesù»

(PAPA FRANCESCO, udienza generale di mercoledì 23 ottobre 2013)

METODO 3 • «Imborghesire» la fede

Nel discorso che Jorge Mario Bergoglio fece davanti ai cardinali durante il conclave in cui lo avrebbero eletto, il futuro papa disse:

«La Chiesa, quando è autoreferenziale, senza rendersene conto, crede di avere luce propria; smette di essere il mysterium lunae e dà luogo a quel male così grave che è la mondanità spirituale (secondo De Lubac, il male peggiore in cui può incorrere la Chiesa). Quel vivere per darsi gloria gli uni con gli altri»

(JORGE MARIO BERGOGLIO, da un discorso davanti ai cardinali, Conclave 2013)

Se l’invito evangelico ai cristiani è di essere «nel mondo, ma non del mondo» (parafrasando Gv 17,6-19), la mondanità spirituale consiste nell’esatto contrario: anziché aprire le porte della Chiesa per portare “fuori” il Vangelo, si fa entrare in Chiesa attraverso quelle “porte aperte” una mentalità mondana che con il Vangelo non ha nulla a che fare.

Sia a livello dottrinale che pastorale:

perdere la fede

Anche Benedetto XVI, pochi anni fa, manifestava la stessa preoccupazione di papa Francesco:

«Amati Fratelli, nei decenni successivi al Concilio Vaticano II, alcuni hanno interpretato l’apertura al mondo non come un’esigenza dell’ardore missionario del Cuore di Cristo, ma come un passaggio alla secolarizzazione, scorgendo in essa alcuni valori di grande spessore cristiano, come l’uguaglianza, la libertà e la solidarietà, e mostrandosi disponibili a fare concessioni e a scoprire campi di cooperazione.
Si è così assistito a interventi di alcuni responsabili ecclesiali in dibattiti etici, in risposta alle aspettative dell’opinione pubblica, ma si è smesso di parlare di certe verità fondamentali della fede, come il peccato, la grazia, la vita teologale e i novissimi. Inconsciamente si è caduti nell’autosecolarizzazione di molte comunità ecclesiali; queste, sperando di compiacere quanti erano lontani, hanno visto andare via, defraudati e disillusi, coloro che già vi partecipavano: i nostri contemporanei, quando s’incontrano con noi, vogliono vedere quello che non vedono in nessun’altra parte, ossia la gioia e la speranza che nascono dal fatto di stare con il Signore risorto»

(BENEDETTO XVI, dal discorso ai vescovi della Conferenza Episcopale del Brasile, in visita «Ad limina apostolorum», 7 settembre 2009)

METODO 4 • Buttare via la preghiera

Un’altra «cosa decchiesa» che ai nostri giorni suscita un grande imbarazzo è la preghiera.

Agli occhi di noi uomini del terzo millennio, la preghiera spesso appare come un retaggio pagano, qualcosa che ci portiamo appresso dalle «buie epoche storiche» che ci hanno preceduto.

preghiere

Fuor di battuta… la preghiera in realtà è qualcosa di molto serio. Qualcosa che è al cuore della vita cristiana (non a caso, nel famigerato “Catechismo della chiesa cattolica”, alla preghiera è dedicata una delle quattro parti del testo).

Per Gesù la preghiera è fondamentale:

Diceva loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai.
(Lc 18,1)

Per la preghiera, Gesù sacrificava ore di sonno… e – paradossalmente – anche il tempo che “avrebbe potuto dedicare agli altri”:

Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».
(Mc 1,35-38)

Qualche mese fa papa Francesco diceva queste parole:

«Senza la preghiera, tutta la nostra vita e la nostra missione perdono senso, forza e fervore. Se a voi manca la preghiera, qualunque lavoro che fate non ha senso, non ha forza, non ha valore. La preghiera è il centro di tutto»

(PAPA FRANCESCO, da un discorso ai sacerdoti, seminaristi, religiosi e missionari thailandesi incontrati nella chiesa di San Pietro a Bangkok durante il viaggio apostolico in Thailandia, il 21 novembre 2019; papa Francesco ha aggiunto questa frase a braccio, guardando sua cugina che lo traduceva)

Senza la preghiera, le «opere» che un cristiano compie finiscono inevitabilmente per diventare aride (se non addirittura occasione di inciampo o di scandalo per chi ci sta intorno):

perdere la fede

Perdere la fede in mille altri modi…

E niente…

…di metodi per perdere la fede ce ne sono veramente molti (quelli che ho descritto sono semplicemente quelli che hanno funzionato meglio con me, dopo che a tredici anni ho ricevuto il “sacramento dell’addio”)…

…per fortuna Dio sa scrivere dritto sulle righe storte che tracciamo noi poveri asini

sale

(Primavera 2020)

Fonti/approfondimenti
  • FABRICE HADJADJ, «Come parlare di Dio oggi?, Anti-manuale di evangelizzazione», Messaggero, Padova 2013
  • FERNANDO OCÁRIZ, «Carità senza Dio? Il cammino cristiano dell'amore», Ares, Milano 2016
  • VITTORIO MESSORI, «Rapporto sulla fede. Vittorio Messori a colloquio con Joseph Ratzinger», San Paolo Edizioni, Cinisello Balsamo 2005
  • JORGE MARIO BERGOGLIO, discorso che tenne davanti ai cardinali, durante il Conclave del 2013, che lo avrebbe eletto papa (il testo completo si può trovare nel libro «San Giovanni Paolo Magno», che il papa ha scritto a quattro mani con don Luigi Maria Epicoco)
  • BENEDETTO XVI, discorso ai vescovi della Conferenza Episcopale del Brasile, in visita «Ad limina apostolorum», 7 settembre 2009