L’indignazione

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1 • Gli eterni scontenti

Ci sono persone che – si parli di un personaggio pubblico, di un influencer, di un vecchio professore del liceo, di un evento storico, del parroco, etc… – riescono sempre a trovare un motivo per infastidirsi.

A prescindere.

Il politico di turno (sceglietene uno a piacere) fa un discorso?

Troverete sempre qualcuno indispettito dal fatto che il suddetto non si sia soffermato abbastanza su una tematica, abbia omesso di parlare di quell’argomento, non abbia detto questa cosa, abbia detto quell’altra, etc.

indignazione

Si commemora Giovanni Paolo II?

Stai pur certo che uno dei tuoi contatti social, quel giorno, pubblicherà sulla propria bacheca una foto del papa con Pinochet (*).

(*) (D’altronde, lo sanno tutti che visitare un paese sottoposto ad un regime dittatoriale, e provare a dialogare con il capo di quella nazione equivale tout court ad approvare l’operato del dittatore…)

Ti piace il Medioevo?

Ci sarà qualcuno che troverà riprovevole il fatto che tu possa apprezzare quel tempo oscuro in cui i tribunali dell’inquisizione ricorrevano alla tortura (**).

(**) (In realtà la pratica della tortura era utilizzata, prima ancora della nascita del Sant’Uffizio, anche nei tribunali laici; il professor Alessandro Barbero – che non è certo un baciapile – afferma che il tribunale dell’inquisizione era «estremamente moderato» se paragonato a quelli civili; senza contare che gli antichi greci, i romani… e «generazioni e generazioni di coltissimi magistrati fino al 1700 hanno dato per scontato che si torturano gli imputati […] e che è il modo giusto e sacrosanto per ottenere la verità», cit. dalla stessa conferenza)

2 • Costruttivi o distruttivi?

Qualche anno fa, mi sono trovato sotto il naso un’intervista di Leonardo Sciascia del 1987.

A un certo punto, lo scrittore (uno dei più famosi dell’area post-illuminista e laicista della seconda metà del Novecento) ha affermato:

Io ho parlato, nei miei libri, dell’inquisizione cattolica. Ma non ne avrei rispolverato il ricordo se non ce ne fossero altre, nuove, nel mondo. C’è, per esempio, l’inquietante neo-inquisizione dei sociologi e degli psicanalisti. L’inquisizione si è trasferita in essi, ed essi l’hanno esercitata esattamente come in tempi passati. Ma ce ne sono altre. Nei giorni della prigionia di Moro mi è stato rimproverato il mio silenzio sui giornali. Ne sono rimasto sgomento: almeno, la vecchia inquisizione cattolica faceva il processo alle cose dette, non al silenzio. Lo stesso fascismo si accontentava che non si aprisse bocca. Qui, invece, si è voluto processarmi perché tacevo. C’è davvero da restare spaventati.

(LEONARDO SCIASCIA, intervista in VITTORIO MESSORI, Inchiesta sul cristianesimo: sei tu il Messia che deve venire?, Torino, Società editrice internazionale 1987, p. 23)

leonardo sciascia

Sciascia descrive una situazione che – mutatis mutandis – non è troppo diversa dagli esempî che facevo nel paragrafo precedente.

Quando osserviamo la realtà (io per primo, ovviamente), non lo facciamo mai in modo neutro.

Implicitamente, il nostro sguardo – prima ancora di poggiarsi sulle persone, sulla cronaca, sugli eventi storici – è già impregnato di un certo sentimento che abbiamo nei confronti del reale.

In questo modo, finiamo per giudicare le persone o le situazioni in due modi che (in assenza di sinonimi migliori) mi verrebbe da chiamare:

  • costruttivo/propositivo/comprensivo;
  • distruttivo/disfattista/indignato.

3 • L’indignazione… nel Vangelo

Nei Vangeli ci sono numerosi episodî in cui – più o meno esplicitamente – è tematizzata l’indignazione.

In alcuni casi, il soggetto di questo sentimento sono i discepoli stessi:

Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni.
(Mc 10,41)

I discepoli, vedendo ciò, si sdegnarono e dissero: «Perché questo spreco?»
(Mt 26,8)

Altre volte è la folla o i capi dei sacerdoti a provare questo sentimento:

All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno.
(Lc 4,28)

Ma i capi dei sacerdoti e gli scribi, vedendo le meraviglie che aveva fatto e i fanciulli che acclamavano nel tempio: «Osanna al figlio di Davide!», si sdegnarono, […]
(Mt 21,15)

Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato, prese la parola e disse alla folla […]
(Lc 13,14)

Infine – caso emblematico – c’è la conclusione della parabola del padre misericordioso, in cui il soggetto dell’indignazione è il fratello maggiore:

Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo.
(Lc 15,28)

padre misericordioso figliol prodigo fratello maggiore

In tutti questi contesti – si tratti dei dodici apostoli, della folla, degli scribi o dei sacerdoti – c’è un denominatore comune.

Nell’indignazione spesso convergono:

  • una certa idea che si ha di sé stessi in rapporto al prossimo (che viene scrutato un po’ in stile «pagliuzza nell’occhio altrui, trave nel mio occhio», cfr. Mt 7,3-5; Lc 6,41-42);
  • uno sguardo ideologico sulla quotidianità, sugli eventi, sul passato, sulla storia, che tende a rinchiudere tutto in categorie, «bianco» o «nero», «buoni» o «cattivi», «i nostri» o «gli altri»;
  • la certezza di aver capito tutto o di saperne abbastanza.

In altre parole, l’indignazione è un miscuglio di superbia e invidia.

4 • Il primo degli indignati…

Ora.

È inutile che io mi nasconda dietro a un dito.

Parlo con tanta facilità dell’indignazione, perchè è un atteggiamento in cui inciampo dalle 7 alle 36 volte al giorno:

  • quando qualcuno non corrisponde alle aspettative che ho su di lui;
  • quando un personaggio pubblico dice qualcosa che mi infastidisce;
  • quando giudico il passato con le categorie mentali del XXI secolo;
  • quando un sacerdote cambia le parole o i gesti della liturgia credendo di fare l’originale, mentre invece mi fa solo uscire fuori dalla grazia di Dio;
  • quando un vescovo dice una palese eresia;
preti idioti

Insomma.

Come per molte altre paginette del blog (che si sia parlato dell’amore, dell’umiltà, della carità o so-un-cavolo-io), anche in questo caso vorrei mettere le mani avanti e dichiarare urbi et orbi che la persona che vi sta parlando dell’indignazione è il capo delle pippe.

5 • Quand è che Dio si sdegna?

Tuttavia, nei Vangeli ci sono dei casi in cui l’indignazione non è presentata in modo negativo.

Episodî nei quali, se vogliamo, l’indignazione è legittima.

Quali sono?

È facilissimo riconoscerli: il soggetto della frase è Dio.

In alcune parabole Gesù attribuisce questo sentimento a Dio – ricorrendo all’immagine del «padrone» o del «re» per riferirsi al Padre:

Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.
(Mt 18,34)

Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
(Mt 22,7)

indignazione dio

Altre volte è lui stesso, nel racconto evangelico, a provare questo sentimento:

E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all’uomo: «Tendi la mano!». Egli la tese e la sua mano fu guarita.

(Mc 3,5)

Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio.

(Mc 10,14)

Come è possibile che Dio si indigni?

Dio non dovrebbe essere «quello buono»?

Quali sono i contesti in cui Dio (che sia il Padre nelle parabole, o Gesù stesso) si indigna?

Dio si indigna quando condona ad un servo un debito enorme, e questo poi si comporta in modo spietato nei confronti di qualcun altro che ha un debito nei suoi confronti, non mostrando la minima empatia (cfr. Mt 18,21-35).

(Ovvero, fuor di parabola) Dio si indigna tutte le volte che qualcuno è oggetto di un amore gratuito e smisurato da parte Sua, un amore che sconvolge al punto da riportare (metaforicamente o realmente) in vita… ma poi la persona che ha ricevuto questo amore, anziché agire in modo simile con il prossimo, indurisce il proprio cuore.

Dio si indigna quando la religione è di ostacolo all’operare della grazia di Dio (disclaimer: la religione, la struttura ecclesiale, la gerarchia, i precetti, le norme, etc… sono cose buone; ma in sé non hanno la vita: sono piuttosto dei mezzi, degli strumenti, dei contesti all’interno dei quali è possibile – se Dio opera – fare esperienza della vita nuova in Cristo – che è invece “il fine”).

Conclusione – «Rendete a Dio quello che è di Dio»

Il vangelo suggerisce in punta di piedi che – se proprio qualcuno deve indignarsi – quello è Dio (che è l’Unico che legge nei cuori e non giudica in modo approssimativo)…

Invece, ai poveri asini come il sottoscritto, credo che sia più utile l’esortazione di Paolo di Tarso:

Scompaiano da voi ogni asprezza, sdegno, ira, grida e maldicenze con ogni sorta di malignità.

(Ef 4,31)

E niente. Passo e chiudo.

Se vi avanzassero 3 minuti, vi suggerisco il video «Meritiamo l’estinzione», della stand-up comedian Arianna Porcelli Safonov… tema del video? Gli offesi perpetui.

sale

(Autunno 2021)

Fonti/approfondimenti