La “tattica vincente”: il vittimismo

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1 • Il cane che si morde la coda

«Fare la vittima» è lo sport più praticato del mondo.

Ci sono i vegetariani, che si sentono oltraggiati dallo stile di vita dei carnivori.

Poi ci sono i carnivori, che si sentono offesi dalle dita puntate dei vegetariani.

Ci sono gli atei, che vedono “clericalismi” ovunque.

Poi ci siamo noi cattolici, che pensiamo che tutto il mondo ce l’abbia con noi.

vittimismo

Ci sono i trans, che si sentono feriti perché «se mi sento donnə, devo essere liberə di gareggiare nei 100 metri femminilə alle Olimpiadi!»

Poi ci sono le femministe di ArciLesbica, che si sentono discriminate perché se i trans vincono i 100 metri femminili, in realtà stanno rubando il posto sul podio ad una donna.

Poi ci sono i trans, che si sentono aggrediti dalle posizioni di ArciLesbica, e allora imbrattano la sede di queste ultime, scrivendoci sopra con una bomboletta «arcistronze».

Ci sono i fascisti, che si irritano perché nessuno ricorda i massacri delle foibe.

Poi ci sono gli antifascisti, che si indignano se i morti su cui piangere non sono i loro.

E poi c’è Mino Maccari (1898-1989) scrittore, pittore e giornalista italiano, che ha sapientemente riassunto la questione politica italiana:

Il fascismo si divide in due parti: il fascismo propriamente detto e l’antifascismo.

(citato in ENNIO FLAIANO, Satira è vita: i disegni del Fondo Flaiano della Biblioteca cantonale di Lugano : con cinquanta brevi testi di Ennio Flaiano, Edizioni Pendragon, 2002)

2 • «Il pianto frutta»

Quando frequentavo la magistrale di ingegneria chimica, c’era Gesualdo (*), un mio carissimo amico, che era un campione nel piagnucolare dopo gli esami, per provare a strappare al prof un voto più alto (spesso riusciva a passare da «Mi dispiace, si deve ripresentare al prossimo appello!» a «Va bene, va bene, le do un 18!»):

(*) (nome inventato, ma l’amico esiste davvero!)

il pianto frutta

E c’era Prudenzio (*), un altro mio amico, che non era assolutamente in grado di fare questa cosa e rosicava…

(*) (altro nome inventato, ma pure lui esiste!)

…e diceva a Gesualdo: «Mammamia, il pianto frutta!».

3 • Il vittimismo: la parodia del cristianesimo

Domanda da un milione di dollari: ma il vittimismo è cristiano?

Più che altro, è una parodia del cristianesimo.

O per lo meno, questo è quello che sostiene Giovanni Scifoni (*), attore, scrittore e drammaturgo italiano (classe ’76):

(*) (e io sono d’accordo con lui!)

Il vittimismo è il fratellastro del cristianesimo, e ne è il suo contrario, la sua parodia.
Dopo la morte di quel nazareno, molti di noi, credenti e non credenti, hanno cominciato a scimmiottare la sua crocifissione, mettendo in croce sé stessi, di propria volontà, a volte costruendosi una croce su misura, a propria immagine e somiglianza.
Ci siamo illlusi che per essere simili a Cristo non fosse necessario perdonare come lui ma solo individuare un nostro carnefice, vero o presunto, e sbattergli in faccia la nostra croce.
Abbiamo cominciato a credere che stare su una croce ci garantisca di essere dalla parte dei giusti.
Che stare su una croce significhi essere un po’ Dio.

(GIOVANNI SCIFONI, Senza offendere nessuno : chi non si schiera è perduto, Mondadori, Milano 2021, versione Kindle, 9%)

fare la vittima

Purtroppo, le cose non stanno così.

Come disse in un tweet Ricky Gervais, stand-up comedian, regista e attore britannico (classe ’61):

Solo perché ti senti offeso, non vuol dire che hai ragione.

4 • Nessuno ci può liberare dal peccato degli altri

Prosegue Scifoni:

Santa Teresa d’Ávila spiega cos’è la contemplazione cristiana, un’attività all’apparenza elementare che consiste in questo: osservare un’immagine di Cristo in croce e pensare solo a quello, dimenticandosi di sé.
Il vittimismo è l’esatto contrario: è contemplare sé stessi e dimenticare chi si ha di fronte, è immaginare di essere il crocifisso da contemplare.
Forse perché non ci interessa veramente somigliare a Lui, forse perché ciò che vogliamo è solo un po’ di calore, qualcuno che coccoli la nostra croce.

(GIOVANNI SCIFONI, Senza offendere nessuno : chi non si schiera è perduto, Mondadori, Milano 2021, versione Kindle, 9%)

Gli esempî di questo atteggiamento si sprecano.

Uno tra i tanti è la cosiddetta cancel culture che – Wikipedia alla mano – consiste in «una forma moderna di ostracismo nella quale qualcuno diviene oggetto di indignate proteste e di conseguenza estromesso da cerchie sociali o professionali».

Il problema – ovviamente – non sono le tematiche in sé (si tratti dei diritti delle minoranze, il razzismo o altri “hot topics”), ma il clima di isteria collettiva, per il quale la parte lesa, sentendosi (a ragione o a torto) offesa, spesso ha chiesto (e ottenuto) una vera e propria «damnatio memoriae» dell’«aggressore».

vittimismo body positivity

Nel polverone della cancel culture, la massima forma di violenza è costituita dalle opinioni diverse dalla mia.

Conclusione

E niente.

Chiudo con un ultimo passaggio di Scifoni:

Negli ultimi due secoli il pensiero moderno ha combattuto il senso di colpa cattolico, considerandolo il maggiore responsabile della nostra infelicità.
La battaglia ha dato un esito imprevisto, e oggi il senso di colpa è un grande rettile in via di estinzione.
In pochi si affliggono per le proprie colpe, ma un piccolo mammifero sta prendendo il suo posto nell’ecosistema della nostra psiche: il senso d’innocenza.
La colpa è degli altri.
Il risultato è che continuiamo a essere infelici, e a invocare un salvatore.
Ma nessuno può salvare il vittimista.
Dio può scendere sulla Terra per liberarti dal peccato, nessun dio può venire a liberarti dal peccato degli altri.

(GIOVANNI SCIFONI, Senza offendere nessuno : chi non si schiera è perduto, Mondadori, Milano 2021, versione Kindle, 9%)

sale

(Primavera 2022)

Fonti/approfondimenti
  • GIOVANNI SCIFONI, Senza offendere nessuno : chi non si schiera è perduto, Mondadori, Milano 2021

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