Le religioni sono tutte uguali?

1 • Una parola fastidiosa…

Il concetto di “diverso” ai nostri giorni crea disagio.

Crea disagio ad alcuni, che credono che sia sinonimo di “minaccioso”, “ostile”, “avversario”.

Crea disagio in altri, che credono che usare questo aggettivo sia da persone “intolleranti”, “ingiuste”, “xenofobe”.

Nel primo caso, la diversità è vista in modo negativo (in modo più o meno esplicito).

Nel secondo caso, è l’aggettivo «diverso» ad essere visto di cattivo occhio (perché sarebbe «una parola violenta», da non utilizzare).

Come al solito, «gli estremi si toccano»

2 • “Diverso” significa “ostile”?

(Mi sembra un po’ ridondante dirlo, ma vabbè…) la diversità, nel corso della storia, è stata causa di contrasti tra le persone.

le religioni sono tutte uguali

A volte si è trattato di litigi tra “diversi” che erano vicini di casa.

Ogni tanto di beghe tra feudi limitrofi.

Altre volte di conflitti tra nazioni.

In altri casi di occhiatacce a distanza, tra re…

dov'era gondor?

Insomma, di secolo in secolo, ce le siamo suonate di santa ragione.

Che si sia trattato di…

  • litigi futili;
  • guerre per conquistare terre che «un tempo erano nostre»;
  • scontri per difenderci dall’«invasore»;
  • perire di spada per meritarsi il Valhalla;
  • ottenere la gloria imperitura sotto le mura di Troia («Che Elena è nostra, mortacci vostra!»);
  • chi più ne ha, più ne metta…

…l’unica cosa che volevo sottolineare è l’ovvietà che ho già scritto: la diversità ha causato conflitti.

3 • “Diverso” è una brutta parola?

Dato che la diversità ha causato conflitti, in tempi non sospetti è stato messo in piedi uno stratagemma “quanto mai singolare” per evitare che i litigi si ripetano: eliminare la parola “diverso” dal vocabolario.

politicamente corretto

Tanto per la cronaca: “diverso” non è l’unico aggettivo a cui è toccato questo trattamento.

La stessa censura è stata riservata ad altri termini, che stanno pian piano sparendo dal nostro lessico…

…rimpiazzati dalle loro varianti “alquanto bislacche” (a esse’ bboni…):

politicamente corretto disabilità

Che dire? Credo che questa sorta di “neolingua del terzo millennio” (che «George Orwell, spostati!») ci stia un po’ sfuggendo di mano…

4 • “Diverso” non è una parolaccia: è il contrario di “uguale”!

A costo di passare per impopolare, credo che questo modo di esprimersi – in certi contesti – stia diventando “carnevalesco” (per non usare altri aggettivi…).

Non credo, infatti, che la censura lessicale sia di aiuto nel dialogo tra “diversi”.

Se una persona ci vede male da un occhio, la prima cosa che viene in mente a un oculista è di provare a guarirla e non di cavare l’occhio…

le religioni sono tutte uguali

Fuor di metafora: prima di “buttare via” una parola, mi piacerebbe provare a riappropriarmene in modo sano (e non ideologico).

In altri termini: il problema non sono le parole, ma l’uso che se ne fa.

Infatti – Treccani alla mano – «diverso» significa:

«Che non è uguale né simile, che si scosta per natura, aspetto, qualità da altro oggetto, o che è addirittura altra cosa»

(preso paro paro dalla Treccani online)

5 • Le religioni sono tutte uguali?

Fatta questa premessa sul termine «diverso», veniamo al succo dell’articolo: le religioni sono tutte uguali?

Proviamo a rispondere a questa domanda, cercando di “rimanere in equilibrio” sul sottile filo del buon senso, senza cadere in uno dei due estremi:

le religioni sono tutte uguali

6 • Alla ricerca di una risposta…

“Famo a capisse”: sicuramente le religioni hanno qualcosa in comune.

Tanto per cominciare, parlano tutte (più o meno esplicitamente) di Dio.

In ogni religione troviamo – mutatis mutandisfigure sacerdotali.

In molte di esse la dimensione etica ha una grande importanza.

Ci sono molti segni, nei riti, che hanno un significato analogo: l’acqua, il fuoco, l’incenso, il sangue, l’olio…

…però da qui alla “mappazza” del «sono tutte uguali», ne passa di acqua sotto ai ponti!

Tanto per dire:

le religioni sono tutte uguali

Insomma, quando qualche anno fa ho scoperto che – oltre alla mia – c’era un discreto numero di altre religioni…

  • …non ho pensato che fossero “i cattivi”;
  • …ma non ho partecipato neanche al “gioco dell’annacquamento” dell’«una vale l’altra».

Piuttosto, stando “in equilibrio” tra i due estremi, mi sono frullate in testa un sacco di domande:

  • Quante sono le religioni?
  • Che differenza c’è tra la mia e quell’altra?
  • E tra l’Islam e il buddismo? E tra il giainismo e l’induismo?
  • E come la mettiamo con gli atei? E gli agnostici?
  • …etc…

7 • “Guarda che occhi… tutto suo Padre!”

Nel 1908 Gilbert Keith Chesterton (scrittore e giornalista britannico) scriveva:

«Anche quando credevo, insieme a tanta altra gente bene informata, sebbene non erudita sull’argomento, che il buddhismo e il cristianesimo fossero simili, c’era una cosa che mi lasciava perplesso: la sconcertante differenza nei vari aspetti delle rispettive arti religiose. Non mi riferisco alla tecnica stilistica della rappresentazione, ma ai soggetti che intendevano palesemente rappresentare.
Non potrebbero esistere due ideali più opposti nella raffigurazione di un santo cristiano in una cattedrale gotica e di un santo buddhista in un tempio cinese. La discordanza esiste in ogni dettaglio, ma forse il riscontro più immediato di ciò è che il santo buddhista ha sempre gli occhi chiusi, mentre il santo cristiano li ha sempre spalancati. Il santo buddhista ha un corpo snello e armonioso, ma i suoi occhi sono pesanti e sigillati dal sonno. Il corpo del santo medievale è consumato e straziato fin nelle ossa, ma i suoi occhi sono spaventosamente vivi.
[…]
Ammesso che entrambe le immagini siano stravaganze, siano perversioni del puro credo, deve esserci una reale divergenza in grado di produrre simili opposte stravaganze. Il buddhista guarda verso l’interno con un’intensità peculiare. Il cristiano fissa l’esterno con un’intensità delirante»

(GILBERT KEITH CHESTERTON, “Ortodossia”, Lindau, 2010, pag. 188)

Ok, forse un po’ altisonante… e un po’ di parte (quando Chesterton ha scritto queste righe, nel 1908, era anglicano).

Nonostante questo, credo comunque che “il succo” della frase sia molto interessante.

gilbert keith chesterton ortodossia

Il cristianesimo e il buddhismo (tanto per rimanere sulla citazione, ma il discorso si potrebbe fare con moltissime altre “coppie” di religioni) sono diversi.

Hanno una concezione diversa:

  • di Dio (per i cristiani Dio è un essere personale, è un “Tu” con cui dialogare; per il buddhismo la questione “non è così semplice” – alcuni storici delle religioni si domandano se, in certe scuole buddhiste, non si possa addirittura parlare di “ateismo”);
  • del tempo (lineare in un caso, ciclico nell’altro);
  • dell’esito della vita (il paradiso cristiano e il nirvāṇa budhista sono l’uno l’opposto dell’altro);
  • del dolore (a tempo perso, leggetevi quali sono le «quattro Nobili Verità» del buddhismo);
  • della santità di vita…
  • etc.

Credo che sia sciocco negare queste differenze, rifugiandosi in un irenismo esasperato.

8 • E via dicendo…

Il discorso – chiaramente – vale anche per le altre religioni.

L’islamismo è diversissimo dall’induismo.

L’ebraismo dal jainismo.

Il confucianesimo dai culti tradizionali degli aborigeni dell’Australia.

In ognuna di queste religioni è assai diversa…

  • la teologia (l’idea che quella religione ha di Dio… e del Suo rapporto con l’uomo);
  • l’escatologia (cioè «che cosa succede dopo la morte»);
  • la concezione del peccato (avevo accennato qualcosa a riguardo qualche mese fa);
  • l’idea di libertà (l’uomo è veramente libero? esiste il karma? che rapporto c’è tra la libertà dell’uomo e l’onnipotenza di Dio?);
  • etc.

È sufficiente aprire un libro di storia delle religioni per convincersene (o Wikipedia, per i pigri cronici…).

le religioni sono tutte uguali

Conclusione

Per evitare di litigare non credo sia necessario “far finta di essere uguali”… basta dialogare in modo più fecondo.

La “soluzione” non è annacquare, ma conoscersi (e – perché no? – rispettarsi).

E anche nelle differenze, credo che sia possibile un dialogo inter-religioso in cui si riesca a dissentire senza litigare (*).

(*) (Credo anche che un simile dialogo sia più fecondo rispetto a quando – per amore del politicamente corretto – ci si “sforza” di nascondere le differenze sotto al tappeto…)

Scriveva ancora Chesterton:

«I credi debbono non essere d’accordo: è tutto lì il divertimento della cosa. Se io penso che l’universo sia triangolare e tu pensi che sia quadrato, non ci può essere spazio per entrambi i due universi. Possiamo discutere educatamente, possiamo discutere umanamente, possiamo discutere con grande mutuo beneficio: ma, ovviamente, dobbiamo discutere»

(GILBERT KEITH CHESTERTON, “Illustrated London News”, 10 ottobre 1908)

Bene…

…appurato che le religioni sono diverse, la frase di Chesterton mi offre l’assist per fare la vera domanda

…perché – arrivati alla fine del papirozzo – posso confessarvi che la domanda se “le religioni siano tutte uguali” era una mezza scusa per fare la vera domanda:

«Le religioni sono tutte vere?»

(Però la risposta provo a darla al prossimo giro…)

sale

(Inverno 2019-20)

Fonti/approfondimenti
  • BRUNO MASTROIANNI, «La disputa felice, Dissentire senza litigare sui social network, sui media e in pubblico», Franco Cesati editore, Firenze 2017