Ogni opinione ha lo stesso valore?

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Ogni opinione ha lo stesso valore?

Senza eccezioni?

rispettare le opinioni altrui

E se qualcuno non sa nulla di un argomento?

E se qualcuno mente spudoratamente? («Ma qui sta il punto: come li scoviamo i bugiardi?» cit.)

E se qualcuno si fa promotore di idee apertamente contro la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo? (*)

(*) (ero tentato di scrivere «contro il Vangelo», ma viviamo in un tempo in cui anche i cristiani, messi di fronte alle parole di Gesù, sono capaci di fare un bel pernacchione… figurarsi quindi i non credenti 😅…)

1 • Libertà e responsabilità; libertà è responsabilità

La libertà di espressione (nota anche come libertà di manifestazione del pensiero) è una delle conquiste più grandi della società occidentale.

Bene.

Ora proviamo a togliere gli occhiali con le lenti fluo, che trasformano il mondo in un’isola felice, dove scorrono «latte e miele», in cui unicorni defecano marshmallow e in cui J.D. alla fine di Scrubs lascia quella psicopatica di Elliot e si sposa con Kim Briggs…

…la libertà di espressione infatti non è solo un diritto. È anche un compito.

Richiede da parte nostra una grande responsabilità.

La libertà infatti (in qualsiasi àmbito) è un po’ come uno strumento; può essere usata bene o male…

liberta artisti satira

2 • Chiunque può esprimere la propria opinione (?)

Ora.

Lungi da me andare a imbavagliare la gente, se dice qualcosa che mi infastidisce…

O sbatterla ai lavori forzati nelle miniere segrete di tungsteno der Vaticano (le cui gallerie si estendono per chilometri sotto San Pietro), se dice palesi fregnacce sul Vangelo e su Gesù…

…ma come dicevo un paio di annetti fa (anzi, in realtà lo diceva Umberto Eco) sono seriamente perplesso che sia una cosa positiva il fatto che chiunque possa mettere bocca sulle questioni più disparate…

…soprattutto quando la sua ignoranza in materia è palese:

opinionisti imbarazzanti fake news

3 • Ogni opinione ha lo stesso valore (?)

Ma veniamo al titolo della paginetta, ovvero se «ogni opinione abbia lo stesso valore».

Chi sostiene questa tesi, segue un ragionamento simile:

  1. Io e te abbiamo opinioni diverse.
  2. Io e te – in quanto persone – abbiamo lo stesso valore.
  3. Dunque le nostre opinioni hanno lo stesso valore.

Apparentemente non fa una piega.

Perché dico “apparentemente”?

Perché in realtà chi sostiene questo sillogismo, sta implicitamente sottointendendo questo punto, tra il 2° e il 3°:

  • le opinioni hanno lo stesso valore delle persone che le affermano.

…il che, ovviamente, è falso.

Il valore delle opinioni è differente!

Tanto per cominciare, è differente in ambito tecnico/scientifico, dove la qualità delle opinioni di solito (*) è proporzionale alla competenza e alla conoscenza che qualcuno ha in un determinato ambito.

pareri tecnici

(*) (‘sta cosa delle “competenze tecniche” comunque è da prendere sempre con le pinze… ci sono tanti di quei medici no-vax, geologi terrapiattisti, nutrizionisti che conoscono il segreto per farti perdere 15 chili in 3 giorni, giornalisti che negano i massacri avvenuti nei Lager nazisti o nei Gulag sovietici, storici che credono che Gesù non sia esistito…)

Senza contare che, comunque, la «competenza tecnica» in un particolare àmbito non è indice di «elevata qualità delle opinioni» in altri contesti:

  • Ci sono persone che in un particolare campo sono arrivate “in alto” (accademici, primari, artisti, scrittori, politici, manager, influencer) che hanno opinioni qualunquiste, raffazzonate, pressappochiste e insulse su tanti altri aspetti della vita;
  • Ci sono persone semplici – che agli occhi del mondo “non contano nulla” – (come ad esempio la mia defunta nonna Olga, che aveva la terza media, perché a causa della guerra non aveva potuto finire il liceo), le cui opinioni sull’amore, sul sacrificio, sulla dignità, e su tante altre cose farebbero ammutolire tant* opinionist* radiofonic* e “leon* da tastiera” dei giorni nostri…

Conclusione (a.k.a. auto-psia)

Ora.

Prima che questi miei «pensierini da terza elementare» vengano condivisi sui social, taggando (o alludendo a) qualcuno che vorreste mettere a tacere…

…no, mi dispiace, non è questo il punto!

Il punto è un altro… e riguarda me…

…qualche giorno fa, leggendo un libro, mi sono imbattuto in una pagina, in cui l’autore parlava di una serie di espressioni che spesso si fa fatica a pronunciare.

Una di queste è «non so»:

L’espressione «non lo so», che demitizza sia l’esperienza personale sia la propria erudizione da ogni pretesa di dire l’ultima parola […]. «Non lo so», al posto del solito «secondo me». Posso interrogarmi: di cosa credo di essere esperto? Quando è l’ultima volta che ho confessato la mia ignoranza?

(GIUSEPPE FORLAI, Vestirsi di luce : introduzione pratica alla vita nello Spirito, Paoline, Milano 2018, p.30)

Cavolo, che liberazione leggere questa frase! O meglio: che desiderio di libertà!

Col senno di poi, infatti, ho l’impressione di aver letto un sacco di libri non tanto per il gusto di apprendere qualcosa di nuovo…

…ma per usarli come arma da suonare in testa a qualcun altro, o sentirmi in diritto di parlare di qualche argomento, o auto-assegnarmi il permesso di scrivere liste di proscrizione di «persone-che-possono-parlare» e «persone-che-devono-tacere» quando si affronta uno specifico tema.

Santo e benedetto «non so»!

Quanto vorrei imparare a pronunciarlo più spesso, al posto dei miei continui «secondo me» (mortacci miei!).

sale

(Primavera 2021)

Fonti/approfondimenti
  • BRUNO MASTROIANNI, «La disputa felice, Dissentire senza litigare sui social network, sui media e in pubblico», Franco Cesati editore, Firenze 2017
  • BRUNO MASTROIANNI, «Litigando si impara : disinnescare l'odio online con la disputa felice», Franco Cesati editore, Firenze 2020