Progressisti e tradizionalisti (a.k.a. eresie del terzo millennio)

Recentemente ho notato che gli aggettivi «progressista» e «tradizionalista» vengono tirati spesso in ballo dalla “stampa cattolica” (o sedicente tale).

Per lo meno, abbastanza spesso da far sì che anche in parrocchia, non di rado, mi sia capitato di sentir chiamare qualcuno (a ragione o a torto) con questi appellativi.

Chi utilizza queste due categorie di solito divide le persone che fanno parte della Chiesa in base a una mentalità ideologica che ha poco a che vedere con il Vangelo.

papa progressista

Ora.

Nonostante a me l’utilizzo di questi due aggettivi per “vivisezionare” la Chiesa faccia alquanto cacare, purtroppo è vero che ci sono (fin troppi 😞 ) cristiani che sono imbevuti di queste due ideologie.

Sperando di non infastidire (eccessivamente) le rispettive “tifoserie”, nei prossimi paragrafi proverò a descrivere (per sommi capi) alcune caratteristiche tipiche dell’una e dell’altra (de)formazione

…in modo che se incontraste qualcuno che corrisponde a questi “identikit”, possiate fuggire a gambe levate! 😆

(Per non fare un torto a nessuno, progressisti e tradizionalisti verranno descritti in ordine alfabetico)

1 • I progressisti

1.1 • I progressisti e la Chiesa

I progressisti credono – come ogni cristiano – che la Chiesa sia stata fondata da Gesù.

Tuttavia, stando a quel che dicono, la Chiesa si sarebbe sviata rispetto ai propositi del Suo fondatore (in un punto non meglio precisato della storia), per tornare a seguirLo solo con il Concilio Vaticano II, negli anni ’60 del secolo scorso.

Per questa ragione, quando si parla della «tradizione» o del «magistero della Chiesa», i progressisti hanno sempre un atteggiamento a metà tra lo snob, l’imbarazzato e l’infastidito

Che si tratti dei salotti televisivi con intellettuali laicisti, del confronto con altre culture o del dialogo inter-religioso, troverete sempre un progressista in prima fila…

lo spirito del concilio

1.2 • I progressisti e «le novità»

Stando a quel che ho detto nel paragrafo precedente, viene da sé che per i progressisti tutto ciò che è «nuovo» è necessariamente «migliore».

Essi sono persuasi che «il “nuovo” debba salvarci dall'”antico”, eliminandolo».

progressisti novita

1.3 • I progressisti e «il dialogo con gli altri»

Al progressista medio piace confrontarsi con tutti (*)… e infatti «dialogo» è una delle sue parole preferite.

(*) (Tranne che con quelli che si trovano sulla sua «lista di proscrizione»; ad esempio, il progressista nutre un indicibile ribrezzo per i tradizionalisti, con cui non vuole avere nulla a che fare…)

Purtroppo però, il suo desiderio di «dialogare con tutti e ad ogni costo» lo porta a dare ragione ad ogni interlocutore, finendo per farlo cadere in curiosi paradossi:

dialogo dialogare

1.4 • Il lessico progressista

I progressisti utilizzano spesso parole come “filantropia”, “pace”, “giustizia”, “assistenza sociale”, “tolleranza”, “petaloso”, “minipony”, …

…nonostante tutti questi concetti siano molto belli, c’è una stranezza di fondo…

…e consiste nel fatto che queste parole sono le versioni edulcorate (e laicizzate?) di insegnamenti scritti nel Vangelo; quest’ultimo però non viene mai nominato esplicitamente, in nome di un politically correct esasperato… non sia mai si offenda qualcuno! (*)

(*) (Non a caso, esiste anche una lista nera di parole “troppo cristiane” bandite dal vocabolario progressista come: “tradizione”, “peccato”, “grazia”, “concupiscenza”, “magistero della Chiesa”, “pentimento”, “Gesù”, …)

~

La parola preferita dai progressisti è «misericordia».

Essi sono soliti predicare misericordia a destra e a manca… o meglio, una versione intermittente di essa: a parole sono convinti che la misericordia vada applicata in modo incondizionato; ma nei fatti, si riservano il diritto di trattare senza misericordia coloro che (stando ai loro gusti personali) «non sono degni di riceverla»

progressisti misericordia

2 • I tradizionalisti

2.1 • I tradizionalisti e la Chiesa

In modo speculare ai progressisti, i tradizionalisti sono convinti che la Chiesa (a partire dalla seconda metà del secolo scorso) abbia tradito Gesù, «perdendosi per strada».

Per questo motivo, essi sono caratterizzati da un costante atteggiamento di paura mista a superbia: si chiudono nelle loro sagrestie, dalle quali scrutano il mondo…

  • …con uno sguardo di disperazione (ritenendo che il resto della popolazione mondiale sia ormai “perduto per sempre”);
  • …ed una malcelata supponenza (avendo l’intima convinzione di essere “tra i pochi buoni” rimasti sulla Terra).

Il tradizionalista medio passa le giornate a lamentarsi di una fantomatica “integrità” che la Chiesa ha perso, rimpiangendo una Dottrina che tutti stanno dimenticando…

tradizionalisti papa francesco

Il segno di riconoscimento più lampante in un tradizionalista è che considera papa Francesco «l’anticristo» (*).

(*) (I tradizionalisti più subdoli riescono a camuffare bene questo loro astio, e alla domanda su cosa ne pensino dell’attuale papa, rispondono con un «mah» ed un’alzata di spalle… però sono sempre lì, a fare le pulci e correggere la punteggiatura ogni volta che Francesco apre bocca…)

2.2 • I tradizionalisti e «le novità»

Per i tradizionalisti, “nuovo” è sinonimo di “male”.

La mentalità tradizionalista ristagna in una eterna (e spesso patologica) nostalgia per un passato ormai perduto:

tradizionalisti valori

Per un tradizionalista, «se una cosa è stata detta negli ultimi 100 anni, non può essere una cosa buona».

2.3 • I tradizionalisti e «il dialogo con gli altri»

La parola «dialogo» per un tradizionalista non esiste.

Il massimo che un tradizionalista riesce a fare, quando parla con gli altri, è provare a trasmettere al prossimo «la Verità Oggettiva» che lui solo conosce:

dialogo inter religioso verita

Stendiamo un velo pietoso

2.4 • Il lessico tradizionalista

Anche il tradizionalista ha un lessico tutto suo (che come potrete intuire, sarà la versione speculare di quello progressista).

La parola che un tradizionalista ripete più spesso è (ovviamente) “tradizione”.

Ora, facciamo a capirci: la Tradizione è una cosa bellissima. Insieme alla Scrittura e al magistero della Chiesa ha un valore inestimabile…

(E se qualche progressista ha storto il naso, leggendo quest’ultima frase che ho scritto, può andarsi a rileggere quel che dice a riguardo il Concilio Vaticano II, che per comodità riporto qui sotto:)

«È chiaro dunque che la sacra Tradizione, la sacra Scrittura e il magistero della Chiesa, per sapientissima disposizione di Dio, sono tra loro talmente connessi e congiunti che non possono indipendentemente sussistere e che tutti insieme, ciascuno secondo il proprio modo, sotto l’azione di un solo Spirito Santo, contribuiscono efficacemente alla salvezza delle anime»

(CONCILIO VATICANO II, Cost. dogm. Dei Verbum, n.10)

Il problema del tradizionalista medio però è che quando parla di «tradizione» non intende tanto la «trasmissione della Rivelazione» (che è ciò che questa parola significa) quanto piuttosto «il contesto culturale in cui viveva suo nonno quando era piccolo»

mala tempora currunt

5 • Progressisti e tradizionalisti: cosa li accomuna?

Tutte queste differenze e queste divisioni… ma c’è qualcosa che accomuna queste due tifoserie?

Beh, sì, qualcosa c’è…

Tanto gli uni quanto gli altri hanno uno sguardo molto miope. E molto ideologico.

Per tutti e due valgono le parole di Madeleine Delbrêl:

«Noi crediamo di saperne abbastanza. Pilucchiamo dal Vangelo qua e là ciò che conferma la nostra persuasione preconcetta»

(MADELEINE DELBRÊL, da alcune note sulla preghiera, del 1964, in “La gioia di credere”, Gribaudi, Torino 2012, p. 261)

Ambedue guardano la Chiesa (quella di oggi o quella di un tempo, fa poca differenza) con la puzza sotto il naso, dall’alto in basso. Con un atteggiamento arrogante, di chi «la sa lunga»

Da una parte e dall’altra fanno un taglia-e-cuci del Magistero, selezionando solo ciò che fa comodo alla loro causa:

progressisti magistero

Entrambi, per correre dietro alla mentalità di questo mondo (cfr. Rm 12,2), hanno perso di vista l’essenziale.

Entrambi hanno perso di vista Gesù Cristo.

Conclusione

Chiudo (come al solito) con un paio di citazioni che mi avanzavano.

Diceva André Frossard (1915-1995), giornalista francese:

«“Progressista” è uno che fa la volontà di tutti, tranne che di Dio; “conservatore” è invece uno che fa sempre la volontà di Dio, che Dio lo voglia o no!»

(ANDRÉ FROSSARD, intervistato in VITTORIO MESSORI, Inchiesta sul cristianesimo: sei tu il Messia che deve venire?, Torino, Società editrice internazionale 1987, p. 149)

Gli fa eco Gilbert Keith Chesterton (1874-1936), scrittore e giornalista britannico:

«Il mondo moderno si è diviso in Conservatori e Progressisti.
L’occupazione dei Progressisti consiste nel continuare a fare errori. Quella dei Conservatori nel prevenire che gli errori vengano corretti»

(GILBERT KEITH CHESTERTON, Illustrated London News, 1924)

sale

(Autunno 2020)

Fonti/approfondimenti