Cos’è il caso?

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1 • «Caso», una parola tappabuchi

Il caso è un concetto che mi ha sempre affascinato.

Il lancio di una moneta…

Il d20 che rotola quando giochi a Dungeons & Dragons

Joker ne «Il Cavaliere Oscuro» di Christopher Nolan (se non ve lo siete visto, quella è la porta)…

caso butterfly effect

Però, a pensarci bene, la parola «caso» è veramente strana.

Tanto per cominciare, è una di quelle parole che utilizziamo spessissimo, ma di cui è difficile dare una definizione a bruciapelo.

Dai, alla sprovvista! Dammi una definizione della parola «caso»! (Non andare a cercarla su Google!)

Ecco…

Non sappiamo cosa significa esattamente, però è una parola veramente comune.

Mi verrebbe da dire, però, che è una parola tappabuchi.

Tanto per capirci, come la parola «istinto»… tant’è che Clive Staples Lewis (1898-1963) commentava ironicamente che:

[…] «istinto» è il nome che diamo a non si sa cosa (dire che gli uccelli migratori trovano la strada per istinto significa solo dire che noi non sappiamo come gli uccelli migratori trovino la strada).

(CLIVE STAPLES LEWIS, L’abolizione dell’uomo, Jaca Book, Milano, 2016, p. 39)

2 • Il caso è scientifico?

Quando ero al liceo, un mio compagno di classe – ateo convinto – sosteneva che il mondo fosse nato «per caso».

Questo mio amico diceva di aver fede «solo nella scienza»; ripeteva quella frase come un mantra:

«Io credo solo nella scienza! Credo solo nella scienza! Credo solo nella scienza!»

credere nella scienza

La parola «scienza» deriva dal verbo latino «scire» che significa sapere, capire, conoscere.

C’è una famosa locuzione latina, che dice: «verum scire est scire per causas», ovvero «la vera conoscenza è la conoscenza [che passa] di causa in causa».

Questa frase, a sua volta, è la sintesi di ciò che Aristotele (384 a.C. – 322 a.C.) ha scritto all’inizio del suo trattato in otto libri sulla Fisica:

In tutti gli ambiti di indagine – dei quali ci sono principî, cause o elementi – il sapere e la scienza risultano dal conoscere queste cose: riteniamo infatti di conoscere ciascuna cosa, quando ne riconosciamo le cause prime e i principî primi e siamo giunti ai suoi elementi. È perciò chiaro che anche per la scienza della natura si deve anzitutto cercare di stabilire ciò che concerne i principî.

(ARISTOTELE, Fisica, I, 1, 184a)

La scienza cerca di «risalire la catena delle cause»: da 99 a 98; poi da 98 a 97; poi da 97 a 96… [etc. etc.]… poi da 3 a 2; poi da 2 ad 1.

Che poi questa cosa – prima ancora che gli scienziati – la fanno i bambini…

bambini piccoli domande

Secondo Wikipedia invece un avvenimento avviene «per caso» quando si verifica:

  • senza una causa definita e identificabile;
  • per cause che certamente vi sono ma non sono conosciute.

È buffo: anche nella definizione della parola «caso», non si parla di «assenza di causa», ma del fatto che la causa non è identificabile o conosciuta.

~

Se prendiamo per buona la definizione di «scienza» di Aristotele («conoscere le cause»)…

…e prendiamo per buona la definizione di «caso» di Wikipedia («ignorare le cause»)…

…mi verrebbe da dire che quando qualcuno dice che «un avvenimento è accaduto per caso» non sta dicendo qualcosa di molto scentifico!

Oh, intendiamoci: io posso ignorare quale sia la causa di qualcosa…

…ma per negare l’esistenza della causa tout court, dovrei negare il principio di causalità.

3 • E se all’origine di tutto ci fosse un senso?

Dato che nella nostra esperienza sensibile non esiste una catena di cause infinita (*), Aristotele afferma che all’origine della catena di cause/effetti che costituisce il reale, non può che esserci una causa priva di causa (cfr. ARISTOTELE, Metafisica, 1071b 3-22).

(*) (Se qualcuno ne conosce una, mi faccia un fischio)

Il filosofo la chiama «causa prima» o «motore immobile»; vale a dire quel qualcosa/Qualcuno che ha dato origine a tutto (senza essere stato a sua volta causato da qualcos’altro).

Che poi, senza stare a scomodare Aristotele, diceva qualcosa di simile anche Amilcare Tritapapere:

«Se c’è l’orologio, ci sarà anche l’Orologiaio»

Amilcare Tritapapere – meglio conosciuto come «er Prostata» – è un signore che ho conosciuto al baretto qui ad Ostia (dove mi sono trasferito da ormai un annetto a questa parte); non è un filosofo, ma un saggio e arzillo novantatreenne…

saggezza popolare

Che siano i sottili ragionamenti di Aristotele…

…o la sapienza popolare di Amilcare…

…il punto è che c’è una convergenza di indizî che lascia supporre che la realtà sia costituita da una catena di cause che – scavando sempre più indietro – ci riportano fino ad una causa prima

…insomma, guardandoci intorno, molti segni sembrano suggerire che la realtà sia sensata:

È del tutto conforme alla ragione presumere un senso nello sviluppo della natura, anche se il metodo scientifico richiede, giustamente, di mettere fra parentesi questa questione. Il metodo scientifico non può però ridurre il mio buon senso.
La ragione mi dice che c’è un disegno e un ordine, un senso e un fine, che un orologio non è prodotto del caso, e tanto meno l’organismo vivente di una pianta, di un animale, per non parlare dell’uomo.
Per questo bisogna nutrire meraviglia, la meraviglia è infatti l’inizio della filosofia.

(CHRISTOPH SCHÖNBORN, Caso o disegno? : evoluzione e creazione secondo una fede ragionevole, Bologna, ESD 2007, p. 27)

In un’intervista sul finire degli anni ’80, John Carew Eccles (1903-1997), neurofisiologo e filosofo australiano, premio Nobel per la medicina nel 1963, disse:

Supponiamo l’esistenza di un magazzino immenso di pezzi aeronautici, tutti nelle loro casse o sugli scaffali.
Un edificio enorme, mettiamo di mille chilometri per lato.
Arriva un ciclone che, per centomila anni, fa roteare e scontrare tra loro quei pezzi.
Quando finalmente si placa, dove c’era il magazzino c’è una serie di quadrimotori, già con le eliche che girano…
Ecco: stando proprio alla scienza, la probabilità che il caso abbia creato la vita sono più o meno quelle di quest’esempio.
Con per giunta, un’aggravante: da dove vengono i materiali del magazzino?

(JOHN CAREW ECCLES, citato in VITTORIO MESSORI, Inchiesta sul cristianesimo: sei tu il Messia che deve venire?, Torino, Società editrice internazionale 1987, p. 174)

Non a caso, nel libro della Sapienza (*), l’autore del testo descrive «gli stolti» utilizzando queste parole:

Dicono fra loro sragionando:
[…]
Siamo nati per caso
e dopo saremo come se non fossimo stati:
è un fumo il soffio delle nostre narici,
il pensiero è una scintilla nel palpito del nostro cuore.
(Sap 2,2)

(*) (Il libro della Sapienza è l’ultimo dell’Antico Testamento; è stato scritto verosimilmente nel I secolo a.C. quando ormai il popolo ebraico era entrato a contatto con la cultura ellenistica… e non a caso, è un libro intriso di “sapienza greca”)

4 • E se all’origine di tutto ci fosse… Dio?

Ci sono una serie di domande che, di secolo in secolo, sono sempre state drammaticamente attuali:

  • Qual è l’origine di tutto?
  • Qual è il/la fine della vita?
  • Da dove viene e verso dove va tutto ciò che esiste?
domande

Il Catechismo della chiesa cattolica dice che:

Le due questioni, quella dell’origine e quella del fine, sono inseparabili. Sono decisive per il senso e l’orientamento della nostra vita e del nostro agire.

(Catechismo della chiesa cattolica, n.282)

In particolare, le domande sull’universo – la sua origine, la sua età, il suo esito – nell’ultimo secolo sono state fonte di interesse e di ricerche nella comunità scientifica. Ne sono prova, ad esempio:

  • la teoria del Big Bang di George Lemaître (come ricordavo un paio di anni fa, Lemaître era un sacerdote cattolico belga);
  • la legge di Hubble (con la quale, indirettamente, si può ricavare un valore approssimativo dell’età dell’universo);
  • le ricerche di Boltzmann sulla cosiddetta freccia del tempo;
  • gli esperimenti sul bosone di Higgs condotte con l’acceleratore di particelle del CERN di Ginevra.

Come mai tutto questo interesse?

Il grande interesse, di cui sono oggetto queste ricerche, è fortemente stimolato da una questione di altro ordine, che oltrepassa il campo proprio delle scienze naturali. Non si tratta soltanto di sapere quando e come sia sorto materialmente il cosmo, né quando sia apparso l’uomo, quanto piuttosto di scoprire quale sia il senso di tale origine.

(Catechismo della chiesa cattolica, n.284)

Non a caso, quando nel 1993 Leon Lederman (premio Nobel per la fisica nel 1988) scrisse un libro divulgativo sulla fisica delle particelle, lo intitolò:

«La particella-Dio : Se l’universo è la risposta, qual è la domanda?»

(lett: «The God Particle : If the Universe Is the Answer, What Is the Question?»)

Conclusione

La Bibbia parla di un «Creatore».

Quando è stata scritta, non sapevamo nulla di neutrini.

Non sapevamo che ci fosse una radiazione cosmica di fondo.

Non sapevamo quanto fosse complesso ogni singolo atomo, ogni singola cellula di ogni organismo vivente, ogni sistema planetario che orbiti intorno ad una stella nell’universo, …

Ecco.

Onestamente, non vedo come tutte queste conoscenze che abbiamo acquisito sull’orologio ci debbano costringere ad abbandonare l’idea che esista l’Orologiaio.

Al contrario: tutto questo ordine, questa armonia, queste equazioni così perfettamente bilanciate, tutta questa bellezza da cui siamo circondati, non dovrebbe forse suggerirci che è sensato, ragionevole, verosimile credere ad un Creatore?

Scriveva Vladimir Solov’ëv (1853-1900), filosofo, teologo, poeta e critico letterario russo:

Caro amico, forse non vedi
che tutto ciò che vediamo
è solo un riflesso, solo l’ombra
di ciò che agli occhi è invisibile?
Caro amico, forse non odi
che lo stridente rumore del mondo
è solo un’eco fallace
di trionfanti armonie?
Caro amico, forse non senti
che solo una cosa v’è al mondo:
solo ciò che un cuore a un cuore
confida in un muto saluto?

(VLADIMIR SOLOV’ËV, Stichotvorenja, in Id., Sobranie Sočinenij XII, Bruxelles 1969, p.16)

E anche Gilbert Keith Chesterton (1874-1936), scrittore e giornalista britannico, diceva qualcosa di simile:

Ciò che comunemente si ritiene (e cioè che la scienza produca l’agnosticismo) è la tipica mistificazione causata dal parlare greco o latino invece della lingua di tutti i giorni.
Scienza è una parola di origine latina e significa conoscenza.
Agnosticismo è una parola di origine greca che significa ignoranza.
Non è così chiaro come l’ignoranza possa essere il traguardo della conoscenza.

(GILBERT KEITH CHESTERTON, La mia fede, Lindau, Torino 2020, versione Kindle, 17%)

sale

(Autunno 2021)

Fonti/approfondimenti
  • JOSEPH RATZINGER, In principio Dio creò il cielo e la terra : riflessioni sulla creazione e il peccato, Lindau, Torino 2006
  • CHRISTOPH SCHÖNBORN, Caso o disegno? : evoluzione e creazione secondo una fede ragionevole, Bologna, ESD 2007

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