Che significa «purificare il cuore»?

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1 • Purificare il cuore?

Il titolo di questa paginetta forse è un po’ infelice.

L’espressione «purificare il cuore» infatti sembra un po’ sdolcinata. Melensa. Diabetica.

Sembrano le parole di un’educanda inglese di fine ‘800.

Parole che – se le dici al bar ad alta voce – passi per un ingenuotto; un pollo; una suora

purificare il cuore

2 • Parole obsolete?

Siamo onesti però: il prurito nei confronti delle parole «purificare il cuore» non riguarda solo i non credenti.

Anche i cristiani sono imbarazzati di fronte a questa locuzione.

beati i puri di cuore confusione

Ci sono molte parole che un tempo appartenevano al vocabolario cristiano, che oggi (anche nelle parrocchie e nelle sagrestie) sono fraintese o completamente sconosciute: dalla purificazione del cuore alla verginità, dal pudore alla castità, dall’obbedienza all’umiltà…

…parole «non più al passo coi tempi».

…parole che «è meglio non usare», se vogliamo evitare che i gggiovani lascino la Chiesa.

Fabrice Hadjadj (classe ’71), in un suo libro di una decina di anni fa, ipotizzava che oggi molte persone, se dovessero pregare il Magnificat di Maria (cfr. Lc 1,46-55), direbbero:

L’anima mia si magnifica da sola,
esulta in me il mio spirito, salvatore di me stesso,
mi sono elevato a mio stesso maestro,
ormai tutte le generazioni mi chiameranno sovrano.

(FABRICE HADJADJ, La fede dei demoni : ovvero il superamento dell’ateismo, Marietti, Genova 2010, p.182)

…o, in modo simile, una versione moderna delle beatitudini proclamate da Gesù sul monte (cfr. Mt 5) oggi suonerebbe così:

Beati i ricchi del loro stesso spirito, perché di essi sono i regni di questo mondo;
Beati i duri di cuore, perché possederanno la terra conquistata;
Beati gli afflitti, purché dicano che a essere malvagio è sempre l’altro;
Beati coloro che hanno fame e sete della loro giustizia personale, perché si vendicheranno sempre;
Beati i misericordiosi, perché praticheranno l’eutanasia;
Beati i puri di cuore, perché vedranno il diavolo;
Beati i pacifisti, che firmeranno altri trattati di Monaco;
Beati i perseguitati per causa della giustizia, che si arrogano il diritto di perseguitare a loro volta, perché di essi sono i principati di questo mondo.

(FABRICE HADJADJ, La fede dei demoni : ovvero il superamento dell’ateismo, Marietti, Genova 2010, p.180-181)

3 • La purezza del cuore… ma che è?

Nel discorso della montagna, Gesù dice:

Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.

(Mt 5,8)

Ma… che significa?

Chi è un «puro di cuore»?

Una persona casa e chiesa? Uno fuori dal mondo? Un verginello?

ingenuita

Nel malfamato Catechismo della Chiesa Cattolica c’è un accenno di risposta:

La sesta beatitudine proclama: “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio” (Mt 5,8). I “puri di cuore” sono coloro che hanno accordato la propria intelligenza e la propria volontà alle esigenze della santità di Dio […].
(Catechismo della Chiesa Cattolica, n.2518)

Ai “puri di cuore” è promesso che vedranno Dio faccia a faccia e che saranno simili a lui (cfr. 1Cor 13,12; 1Gv 3,2). La purezza del cuore […] ci permette di vedere secondo Dio, di accogliere l’altro come un “prossimo”; ci consente di percepire il corpo umano, il nostro e quello del prossimo, come un tempio dello Spirito Santo, una manifestazione della bellezza divina.
(Catechismo della Chiesa Cattolica, n.2519)

4 • Un «case study» di purificazione del cuore: Pietro

Forse però la definizione nel Catechismo rischia di rimanere un po’ generica…

…indeterminata…

…vaga…

…facciamo un esempio allora: vediamo cosa è successo a Pietro, nei tre anni in cui ha seguito Gesù.

Pietro comincia forse pian piano a comprendere che Cristo è buono e che dunque la sua via è quella della bontà. Cerca allora di ragionare da buono, ma senza esserlo.
Pietro pensa che basti cambiare la mentalità, imparare belle frasi per aderire già al Signore
.
[…]
Pietro e i discepoli sono sicuri di essere amici di Cristo, di amarlo, di non tradirlo perché lo conoscono, hanno sentito da lui che amare significa dare la vita. Pietro giura infatti che darà la vita. È cioè immagine di un uomo che si è creato un’idea di bene e che è convinto che pensare bene significhi già essere buoni.

(MARKO IVAN RUPNIK, Dire l’uomo – Volume 1: Persona, cultura della Pasqua, Lipa, Roma 2011, p. 322)

Dopo tre anni in cui ha vissuto gomito a gomito con Gesù, Pietro non ha ancora capito nulla.

O meglio; forse qualche intuizione l’ha avuta (cfr. Mc 8,29)… ma si è trattato di pensieri, di idee, di concetti; il suo rapporto con Gesù è rimasto qualcosa di esterno, che non ha ancora frantumato il guscio intorno al suo cuore per farlo nuovo.

Tant’è che durante il processo di Gesù davanti al sinedrio, messo alle strette, Pietro non riesce più a nascondere la verità e rinnega l’Amico:

Di seguito arriviamo al brano […] del cortile del sommo sacerdote.
Una serva dice a Pietro: «Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù». Ma egli negò: «Non so e non capisco quello che vuoi dire». La risposta di Pietro all’affermazione della donna è molto curiosa: nega di essere stato con Gesù, ma aggiunge che neanche sa che cosa voglia dire questo.
Si rende palese infatti che Pietro non sa che cosa voglia dire “essere con il Nazareno, con Gesù”.
Pietro ha vissuto per alcuni anni con il Signore, ha imparato tante frasi da lui, ma in realtà non sa cosa significhi essere con Cristo.
Era ancora un uomo vecchio quello che camminava con il Signore
.

(MARKO IVAN RUPNIK, Dire l’uomo – Volume 1: Persona, cultura della Pasqua, Lipa, Roma 2011, p. 323)

pietro rinnega gesu

Dopo aver rinnegato Gesù, Pietro rinnega la Chiesa:

Gli dissero: «Non sei anche tu uno dei suoi discepoli?». Egli lo negò e disse: «Non lo sono»

(Gv 18,25)

…e infine rinnega sé stesso:

Dopo un poco i presenti dissero di nuovo a Pietro: «Tu sei certo di quelli, perché sei Galileo». Ma egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell’uomo che voi dite» (Mc 14,70-71).
Di quale uomo parlano i servi?
È evidente che parlano di Pietro, dal momento che dicono: «Tu sei certo di quelli, perché sei Galileo».
In questa frase il soggetto principale è Pietro, tradito anche dal suo dialetto. Risponde che non conosce quell’uomo che voi dite.
È il terzo grado del rinnegamento: Pietro rinnega sé stesso.

(MARKO IVAN RUPNIK, Dire l’uomo – Volume 1: Persona, cultura della Pasqua, Lipa, Roma 2011, p. 326)

In quel momento, dopo aver frantumato ogni maschera, Pietro incrocia lo sguardo con quello di Gesù e…

Allora il Signore, voltatosi, guardò Pietro, e Pietro si ricordò… (Lc 22,61).
Quando Pietro non riesce più neanche a dire davanti ai servi chi sia, ritrova sé stesso in quello sguardo, nello sguardo di colui che ha rinnegato per primo.
Nel perdono, l’uomo per la prima volta scopre chi è.
(MARKO IVAN RUPNIK, Dire l’uomo – Volume 1: Persona, cultura della Pasqua, Lipa, Roma 2011, p. 327)

Si giunge all’amore quando non si trova in sé nessuno spazio che non abbia bisogno dell’amore. Fino a quando si pensa di essere in grado di amare e di fare del bene, si cammina verso il tradimento e il rinnegamento. Solo quando, smascherato ogni spazio in cui il peccato di Adamo ha gonfiato l’io perché possa realizzarsi anche come bene e addirittura come virtù, si incontra l’amore.
(MARKO IVAN RUPNIK, Dire l’uomo – Volume 1: Persona, cultura della Pasqua, Lipa, Roma 2011, p. 327)

Dal cammino fatto, si vede che Pietro non può dire chi sia il Signore fino a quando non arriva al punto di non poter dire neppure chi sia lui.
(MARKO IVAN RUPNIK, Dire l’uomo – Volume 1: Persona, cultura della Pasqua, Lipa, Roma 2011, p. 327)

…ed ecco che il cuore di Pietro è finalmente purificato.

La purezza di cuore è un dono di Dio.

È una condizione che l’uomo non può darsi da sé.

È qualcosa che non può produrre con le proprie forze.

Non si ottiene rimboccandosi le maniche e provando ad essere più buoni, facendosi venire un’ernia spirituale.

È un dono spirituale non una condizione psicologica (sulla differenza tra «psicologico» e «spirituale», provavo a dire qualcosa qui… comunque no, non sono sinonimi!).

Solo Dio è capace di purificare il cuore dell’uomo.

5 • Fare da sé vs lasciar fare Dio

Al rigo precedente, ho scritto che è Dio che purifica il cuore.

Ora.

Prima che qualcuno si immagini Dio che scende dal cielo, mi tocca il petto e mi apre la sesta porta del chakra… No! (Anche se comunque Dio – essendo Dio – può fare un po’ come gli pare!)

Normalmente il modo in cui Dio agisce è molto più discreto e poco appariscente

…e passa per le circostanze in cui mi trovo e per la vita di tutti i giorni.

Ma se le cose stanno così, come faccio a capire che è proprio Lui ad agire? Che non si tratta di un mio sforzo per tentare di diventare migliore? Di una mia auto-suggestione? Di training autogeno?

Un indizio del fatto che questo cambiamento viene da Lui, è che io non sono capace di cambiarmi da solo.

Io infatti sono un fariseo.

Un moralista.

Ho un super-io che è un aguzzino senza pietà.

Quando mi guardo allo specchio, lo faccio quasi sempre con una severità che ha qualcosa di omicida.

super io severita con se stessi

Dunque, se questo lavorìo di conversione interiore provassi a farlo per conto mio (cosa che ho provato a fare più volte), nel 99.99% dei casi farei solo danni:

Si può rientrare in sé e non trovarsi di fronte a qualcuno, stare da soli nel proprio cuore e guardare quel buio minaccioso e vuoto che hanno lasciato dietro di sé le cose e gli idoli vari, stabiliti prima come certezze, decisioni, e resi territorio della propria volontà.
Capita anche nella vita spirituale di incamminarsi sulla via della purificazione e di un cambiamento di sé stessi senza avere di fronte il Padre misericordioso, ma solo la nostra mente.

(MARKO IVAN RUPNIK, Gli si gettò al collo : lectio divina sulla parabola del padre misericordioso, Lipa, Roma 1997, p. 40)

Purtroppo non si può fare un ecocardiogramma o un ECG per scoprire i momenti in cui Dio purifica il cuore; però alcuni indizî del fatto che sia Lui ad agire possono essere:

  • il fatto che questo cambiamento interiore avvenga in modo passivo, senza forzature da parte mia;
  • che questa conversione sia causata da uno sguardo buono sulle mie ferite, sulle mie fragilità, sui miei peccati;
  • che sia il frutto di una dolcezza, una delicatezza, una misericordia che ha colmato la misura del mio cuore;
  • che non sia uno sforzo morale ma il risultato di qualcosa che non è partito da me;
  • che Dio abbia fatto questo in un momento in cui io ho finito le idee, e mi sono ritrovato con il sedere per terra; un momento della mia vita in cui lui «è entrato quando le mie porte erano chiuse» (cfr. Gv 20,26)

Conclusione

In sintesi: il cuore è purificato poco a poco quando permetto a Dio che sia Lui a dirmi chi sono, e non il Nemico:

Nel nostro cuore Cristo e il nemico si contendono profondamente il dominio sulla nostra debolezza: Cristo, per trasformarla nel luogo della sua rivelazione e della sua misericordia; il nemico, per farne un motivo di disprezzo di noi stessi. Entrambi lavorano sui dettagli, entrambi cercano una breccia dove entrare: l’uno per portarvi la sua luce e diffonderla nel mondo, l’altro per rendere tenebrosa ogni piega del cuore, ogni pensiero. La vita spirituale si cura lavorando sui dettagli, non facendo proclami altisonanti e propositi idealistici.
La nostra debolezza, dunque, può essere una teofania oppure il granello di sabbia che inceppa l’ingranaggio intero.
(GABRIELE VECCHIONE, Sapienza collaterale : non sprecare il tuo dolore, Tau Editrice, Todi (PG) 2020, p.105-106)

Grazie alla [nostra] debolezza, infatti, la misericordia di Dio smette di essere solo il titolo di un’enciclica del Papa e inizia a essere l’ossigeno che respiriamo.
(GABRIELE VECCHIONE, Sapienza collaterale : non sprecare il tuo dolore, Tau Editrice, Todi (PG) 2020, p.108)

sale

(Autunno 2021)

Fonti/approfondimenti