Che significa «spirituale»?

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Che significa «spirituale»?

Nel terzo millennio, non è forse un po’ anacronistico questo aggettivo?

Che cos’è lo «spirito»? È un sinonimo di «anima»? È qualcosa di reale?

Ha ancora senso questa parola, dopo che è stato mappato l’intero genoma umano?

Non è forse un po’ naïf come termine – in un mondo in cui esistono la psichiatria, la psicologia, la psicoanalisi, la psicoterapia?

che significa spirituale

Non sarebbe il caso di smettere una volta per tutte di usare l’aggettivo «spirituale» e sostituirlo con «psicologico»?

O forse, al contrario, dovremmo riappropriarci di una parola che indica qualcosa di reale, che però è differente dalla psiche?

1 • Spirito, anima e corpo

Nella sua prima lettera alla comunità cristiana di Tessalonica (l’attuale Salonicco), Paolo di Tarso scriveva:

Il Dio della pace vi santifichi interamente, e tutta la vostra persona, spirito, anima e corpo (to pnèuma kai è psychè kai to soma, τὸ πνεῦμα καὶ ἡ ψυχὴ καὶ τὸ σῶμα), si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo.
(1Ts 5,23)

Nel riferirsi a «tutta la persona», Paolo parla di tre aspetti:

  • lo spirito: dal greco πνεῦμα, pneuma (se vi fischiano le orecchie leggendo questa parola greca, è perché ne avevamo già parlato);
  • l’anima: dal greco ψυχὴ, psychè (da questa parola greca derivano parole italiane come «psicologia» e affini);
  • il corpo: dal greco σῶμα, soma (da cui – ad esempio – viene il termine «somatico»).

Per buona parte della mia vita, questa divisione mi è sembrata una questione di lana caprina.

Oh, intendiamoci: «corpo» e «anima» mi sono sempre sembrate due cose diverse…

…ma ho sempre utilizzato le parole «spirito» ed «anima» come se fossero due sinonimi.

Di recente però mi sono accorto che mi sbagliavo (il principale responsabile di questo mio “cambio di prospettiva” è stato Marko Ivan Rupnik; in particolare, vi rimando agli esercizî spirituali che ha tenuto a Loreto dal 28 febbraio al 4 marzo 2011: trovate tutti e dieci i file audio su Youtube, qui vi linko il primo).

che significa spirituale

Cooomunque… dialetto romano a parte… sì, mi sbagliavo: «spirito» ed «anima» sono due cose diverse.

2 • L’uomo psico-somatico

L’uomo è fatto di carne. Ciccia. Materia. Atomi…

queste-cose-qui sono ciò che Paolo chiama «corpo».

L’uomo però è anche fatto di intelletto. Volontà. Ragione. Pensieri. Desideri. Sentimenti. Idee.

Ora, senza addentrarci nella questione se i moti psicologici siano solo materiali (cioè impulsi elettrici) o abbiano un che di intangibile

queste-altre-cose-qui sono ciò che Paolo, in greco, chiama «psychè». Cioè «anima». O «psiche», se preferite.

Dall’unione di questi due elementi – corpo e psiche – si ottiene l’uomo psico-somatico.

Chi è l’uomo psico-somatico?

Insegnanti, medici, architetti, idraulici, scienziati, cuochi, ricercatori, youtuber…

…il tuo vicino di pianerottolo, la vecchia gattara del cortile di casa…

…uomini e donne, giovani e vecchi, ricchi e poveri…

matrix uomo psico somatico

L’uomo psico-somatico:

  • ricerca il piacere;
  • fugge il dolore;
  • è innamorato del proprio ego;
  • teme la morte;
  • è lusingato dall’attenzione degli altri;
  • detesta essere trascurato;
  • odia essere messo in discussione;
  • fa del bene a chi gli fa del bene;
  • si relaziona affettivamente in modo possessivo;
  • intasa di selfie la sua bacheca di Instagram;
  • non sopporta fare sacrifici;
  • etc…

L’uomo psico-somatico è l’uomo di tutti i giorni, ferito dal peccato originale.

L’uomo psico-somatico sei tu.

E sono io.

3 • …e lo spirito?

Abbiamo parlato del corpo e dell’anima. Cioè dell’uomo psico-somatico.

…ma che cos’è invece la vita spirituale?

[Per vita spirituale] non si intende la fede, cioè l’adesione dell’intelletto e della volontà alle verità di fede rivelate da Gesù Cristo e trasmesse dalla Chiesa.
Non si intende la vita interiore, cioè la capacità naturale di introspezione e la consapevolezza di sé, delle proprie emozioni, dei propri sentimenti e dei propri pensieri.
Non si intendono la vita morale, il servizio o un ruolo particolare ricoperto nella Chiesa. Perché ciò che primariamente contraddistingue il cristiano non sono i valori, l’impegno sociale, la solidarietà, l’appartenenza alla gerarchia e all’organigramma di un’associazione o di una parrocchia, ma ciò che primariamente contraddistingue il cristiano è […] la relazione con il Padre.

(GABRIELE VECCHIONE, Sapienza collaterale : non sprecare il tuo dolore, Tau Editrice, Todi (PG) 2020, p.17)

…e dunque:

Per vita spirituale s’intende il dolce e soave dominio dello Spirito sul proprio corpo e sulla propria psiche; istinti, linguaggio, gesti, pensieri, sentimenti, ragionamenti, comportamenti che sono liberati, ispirati e ri-creati dallo Spirito. S’intende una dimora che la Terza Persona della Trinità ha preso dentro il nostro petto nel momento del battesimo e da cui irradia continuamente amore e ispirazioni buone.

(GABRIELE VECCHIONE, Sapienza collaterale : non sprecare il tuo dolore, Tau Editrice, Todi (PG) 2020, p.18)

(Se qualcuno avesse domande su questa fantomatica Terza Persona della Trinità lo rimando alla paginetta di qualche settimana fa in cui mi domandavo chi è lo Spirito Santo)

So che sembra assurdo, ma ho conosciuto tantissimi sacerdoti che non sapevano darmi una definizione della parola «spirituale»…

spirituale significato

C’è un altro passo di una lettera di Paolo – che però in italiano è stato tradotto con il sedere – che sottolinea questa differenza; nella prima lettera ai Corinzi, l’Apostolo dice:

Se c’è un corpo animale, vi è anche un corpo spirituale.
(1 Cor 15,44)

…però nella versione originale del testo, cioè in greco, si parla di corpo psichico ( = sòma psychikòn, σῶμα ψυχικόν) e corpo spirituale ( = [sòma] pneumatikòn, [σῶμα] πνευματικόν)… quindi, fosse dipeso da me, avrei tradotto così:

Se c’è un corpo psichico, vi è anche un corpo spirituale.
(1 Cor 15,44)

La vita psicologica è diversa dalla vita spirituale.

La vita psicologica – ripeto – è «la capacità naturale di introspezione e la consapevolezza di sé, delle proprie emozioni, dei propri sentimenti e dei propri pensieri» (Ibid.).

La vita spirituale invece non è un monologo interiore. È la ricerca di un dialogo con Dio.

Dia-lo-go. Cioè una cosa che si fa in due.

Come avviene questo dialogo?

In varî modi… uno di questi è la preghiera:

Anche se il Signore ci parla in modi assai diversi durante il nostro lavoro, attraverso gli altri e in ogni momento, non è possibile prescindere dal silenzio della preghiera prolungata per percepire meglio quel linguaggio.

(PAPA FRANCESCO, Esortazione apostolica Gaudete et exultate, n.171)

Che significa pregare?

Pregare significa percepire la nostra realtà più profonda, quel punto preciso del nostro essere in cui – inconsciamente, insensibilmente, senza mai averlo visto – noi giungiamo a Dio, scorriamo in Dio, tocchiamo Dio; o meglio, quel punto in cui, a ogni istante, mentre non cessa di crearci, Dio ci tocca.
Gli scrittori bizantini chiamano a volte questo punto il tópos toû theoû, il luogo in cui Dio è presente in noi. L’unica differenza tra i mistici è il nome che danno a questo luogo: noûs, mens, cor, il fondo dell’essere, l’intimo, il nucleo, l’abisso dell’anima, la vetta dell’anima, la sommità dello spirito.

(ANDRÉ LOUF, Sotto la guida dello spirito, Qiqajon, Magnano (BI) 2005, p. 153-154)

4 • Moti psicologici e moti spirituali

Veniamo quindi alla «domanda da un milione di dollari»: come si fa a capire la differenza tra un moto psicologico (cioè qualcosa di mio) ed un moto spirituale (cioè qualcosa che viene da Dio)?

psicologico o spirituale

[…] a volte i moti psicologici si travestono da moti spirituali. Questo accade quando Gesù Cristo ce lo inventiamo appositamente per via dei nostri bisogni: questo non è Gesù di Nazareth, non è il Figlio di Dio.
È allora che il silenzio, l’attenzione, la vita di preghiera, la Parola soprattutto, sono come un vaglio che ci aiuta a capire cosa è e cosa non è spirituale.

(LUIGI MARIA EPICOCO, Sale non miele, San Paolo, Cinisello Balsamo 2017, pag. 13)

Per capire la differenza tra moti psicologici e moti spirituali non c’è un “trucchetto”

…c’è invece un’assetto in cui porsi e una serie di cose concrete da fare:

  • ritagliarsi momenti di silenzio;
  • avere costanza nella preghiera;
  • avere pazienza;
  • non lasciarsi suggestionare da un momento di euforia (che potrebbe derivare da mille altri motivi totalmente sconnessi dalla preghiera) o di sconforto;
  • essere perseveranti;
  • essere abbastanza umili da confrontarsi con qualcuno che sia più avanti nel cammino (la parolaccia con cui si indica la persona-più-avanti-nel-cammino è «padre spirituale»; prima o poi parlerò di questa figura misteriosa, qui sul blog… ma vi anticipo subito che non si tratta di un «guru», né di un «mental coach» né del maestro Shifu di Kung Fu Panda);
  • accostarsi ai sacramenti.

5 • “Cristiani” (o sedicenti tali) non spirituali

Man mano che negli ultimi mesi mi sono addentrato nei meandri di questo territorio misterioso (e a me sconosciuto) che è la spiritualità, mi sono accorto di una cosa alquanto triste.

La maggior parte dei “cristiani” (scusate le virgolette) che conosco non sono persone spirituali.

Vanno a Messa a timbrare il cartellino, cercano di fare i bravi, si sforzano e si impegnano, fanno i catechisti, gli animatori in oratorio, il volontariato alla mensa Caritas… ma in modo totalmente psico-somatico.

Cioè – come dicevo più sopra – sono alla ricerca continua di un appagamento per il proprio ego, gratificati dai complimenti degli altri («tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente», Mt 23,5), compiaciuti dal ruolo che ricoprono in parrocchia, orgogliosi delle tante cose che sanno, fieri nel condividere su Instagram le foto in cui aiutano i bisognosi nelle periferie del mondo («non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra», Mt 6,3), e così via…

che significa spirituale

Qualche anno fa Marko Ivan Rupnik scriveva queste righe, sul pericolo di vivere un “cristianesimo sensuale”:

La Chiesa sa che l’esito vero e definitivo della storia e di tutte le storie si realizza attraverso la croce e, nella luce dello Spirito Santo, si dischiude fino alla realtà escatologica, cioè che la verità delle azioni degli uomini non si esaurisce qui, ma affonda nella rivelazione della parusia. I facili applausi, le approvazioni superficiali, i consensi di comodo sono luccichii dell’ingannatore. Si può amare il mondo, lavorare per il mondo e riscuotere un certo successo. Eppure, nell’ottica spirituale, tutto questo non significa ancora quella missione maturata nell’amore che porta frutti che rimangono, perché è impossibile saltare dal giovedì santo alla domenica mattina senza vivere la passione e la morte del venerdì e il silenzio e l’attesa del sabato.
Solo una missione impastata con l’amore del venerdì e del sabato santo genera per la risurrezione.

(MARKO IVAN RUPNIK, Cerco i miei fratelli : lectio divina su Giuseppe d’Egitto, Lipa, Roma 1998, p. 14)

Conclusione

Dopo la pippa che ho attaccato, spero che a nessuno sia venuto in mente di pensare che «spirituale» sia sinonimo di «astratto». O che sia l’opposto di «concreto».

Ebbene… niente di più lontano dalla verità!

Coltivare quella che i cristiani chiamano vita nello Spirito non significa allontanarsi dalla realtà o dalla quotidianità…

…al contrario: significa avere radici profonde, immerse in quell’Unica Persona che dà senso al tutto (cfr. Gv 1,3).

Significa abbeverarsi a quell’unica fonte che disseta (cfr. Gv 4,13-14).

Significa vivere nella «sua pace» (cfr. Gv 14,27), avere fondamenta che tengono botta, nonostante tutto (cfr. Mt 7,24-27).

Quando si vive tutto questo, si scopre che ogni azione può essere fatta in modo «spirituale» (cioè «radicata in Cristo»):

  • affrontare quell’imprevisto che speravi proprio non accadesse;
  • sopportare un lavoro insopportabile;
  • alzarti di notte per allattare il tuo bambino che piange;
  • aiutare tuo papà anziano a lavarsi o fargli tu stesso il bidé;
  • assistere tuo marito a letto malato;
  • portare tuo figlio al parco a giocare;
  • andare in vacanza con tutta la famiglia;
  • fare una passeggiata mano nella mano con tua moglie;
  • fare l’amore con tuo marito.

Vivere «spiritualmente» non significa svincolarsi dalla realtà – fosse anche dai problemi o dalle croci.

Significa starci dentro, senza fare affidamento su sé stessi, sulle proprie forze, sul proprio ego… ma solo sulla grazia di Dio (cfr. Gv 15,5).

sale

(Primavera 2021)

Fonti/approfondimenti