Come trovare la pace (titolo clickbait?)

1 • Perché perdiamo la pace?

I motivi per i quali si può perdere la pace sono veramente infiniti:

  • un licenziamento inaspettato;
  • una malattia;
  • un problema in famiglia;
  • un lutto;
  • il cagotto che ti assale prima di un esame;
litigio tra fidanzati

Riducendo la questione all’osso però per perdere la pace c’è bisogno di due cose:

La prima cosa è un bene:

  • a volte è un bene materiale (i soldi, la salute);
  • a volte è un bene psicologico (la stima, l’amicizia, l’affetto, l’amore);
  • altre volte è un bene spirituale (la grazia?).

La seconda cosa è il desiderio che proviamo nei confronti di quel bene:

  • o non lo abbiamo e lo vogliamo, ma non riusciamo ad ottenerlo;
  • o lo possediamo ma abbiamo paura di perderlo;
  • oppure lo abbiamo perso e soffriamo per questo.

Queste sono le condizioni in cui solitamente si perde la pace…

…e, di solito, il turbamento è tanto più grande quanto più riteniamo il bene in questione necessario per la nostra felicità.

La domanda a questo punto è scontata: come si fa a non perdere la pace? (E a rimanere nella pace dopo averla trovata?)

A questa domanda hanno provato a rispondere tante persone: i filosofi greci, i trapper della generazione Z, i santoni orientaleggianti, i life-coach che vogliono insegnarti a vivere (alla modica cifra di 80 euro l’ora), i maestri di yoga, i guru del web con i loro video sui «tre segreti per essere felici»

…mai come su questo tema, si sono moltiplicate strategie su strategie.

Tutto un inquietarsi nella speranza di non avere inquietudini nella vita, per poi rimanere comunque inquieti.

Fa sorridere che, di fronte a tutti questi calcoli e preoccupazioni, Gesù abbia commentato in modo laconico:

E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?
(Mt 6,27)

Non esistono garanzie umane.

Non esistono certezze matematiche.

Per non perdere la pace ci facciamo milioni di pippe mentali

…che spesso diventano la principale causa di perdita della pace.

Non a caso, Gesù diceva che:

Chi vuole salvare la propria vita, la perderà.
(Mt 16,25)

2 • In cosa può confidare l’uomo?

Forse il primo paragrafo aveva un sapore a metà tra il cinico e il tristanzuolo.

Però bisogna fare pace con questo fatto: non c’è nulla qui sulla terra su cui possiamo confidare per ottenere la pace.

Nessuna certezza scientifica.

Nessuna certezza filosofica.

yoga pace

Si dà il caso, però, che i cristiani non confidino in qualcosa di terreno.

Cioè, da un certo punto di vista sì: confidano nelle parole di un Carpentiere galileo vissuto nel I secolo.

Però quel Carpentiere aveva una pretesa: diceva di essere Dio (*).

(*) (Per chi trovasse indigesta questa pretesa, lo rimando a quanto dicevo qui; oppure a quando parlavo della possibililtà che Dio si riveli di fronte ai tanti interrogativi dell’uomo; o a quando parlavo della possibilità dell’esistenza stessa di Dio)

Per quelli che negano a priori la possibilità che Gesù dicesse la verità (cioè che fosse Dio, e non un megalomane con qualche rotella fuori posto), penso che possiate interrompere qui la lettura di questa paginetta.

Temo infatti che tutto ciò che troverete al di sotto di questa riga vi farà perdere tempo…

…per tutti gli altri…

…durante il famoso discorso della Montagna, Gesù ha detto queste parole:

Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? Non preoccupatevi dunque dicendo: «Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?». Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena.

(Mt 6,25-34)

Facciamo per un secondo finta che Gesù sia veramente il Figlio di Dio, il Λόγος del Padre, la parola di Dio fatta carne, che desidera farsi conoscere dagli uomini.

Cosa dice Dio nel momento in cui si rivela?

Dice che per conservare la pace in mezzo alle mille inquietudini della vita, l’unica soluzione è confidare in Lui, riponendo in Lui una fiducia TOTALE.

Non ci sono scorciatoie.

Non ci sono «piani B».

Non c’è nessuna sicurezza terrena, aumento di stipendio, percorso di training autogeno, medicina, serie tv, SPA… con cui spegnere la nostra ansia eterna.

Disclaimer: le parole di Gesù NON sono un invito a tirare i remi in barca! Gesù non sta inneggiando alla superficialità, all’essere sprovveduti, al «chi vuol esser lieto, sia: di doman non c’è certezza»!

Le parole di Gesù NON sono un invito a licenziarsi dal proprio lavoro «perché tanto Dio provvederà», o a non comprare più vestiti «perché tanto Dio mi vestirà»!

Gesù vuole semplicemente invitare i suoi discepoli a non tormentarsi per l’incertezza del futuro, perché il futuro è nelle mani di Dio.

Le parole di Gesù sono un invito al realismo.

Ora.

Domanda delle domande: qual è la fregatura nel discorso che fa Gesù?

La fregatura è che l’uomo non si fida di Dio.

E non mi riferisco agli agnostici, o agli atei.

Loro non ci credono proprio a Dio.

Il problema è che i cristiani non si fidano di Dio.

Il problema è che IO non mi fido di Dio.

3 • I due ostacoli nel recuperare la fiducia in Dio

Perché i cristiani non si fidano di Dio?

Perché quando pensano a Lui, spesso immaginano un dio egoista, un dio giustiziere, un dio geloso della sua divinità, un dio che se non rigo dritto me la fa pagare…

…insomma, quando pensano a Dio, pensano a tutto tranne che a un Padre (sulla paternità di Dio avevo speso due parole qui).

Nell’ultima pagina del blog parlavo del peccato originale… ossia del fatto che nel cuore dell’uomo è stata insinuata una falsa immagine di Dio.

Tagliando con l’accetta, la vita spirituale non consiste in nient’altro che questo: fare esperienza di chi è veramente Dio, cancellando dal cuore quella menzogna che ogni uomo si porta dietro dalla nascita.

~

Il percorso per recuperare la fiducia in Dio è pieno di dubbi, cadute, inciampi, contrattempi, sederate per terra…

…gli ostacoli principali però sono due.

Il primo è la paura della sofferenza.

Ora.

Senza stare a fare un discorso sui massimi sistemi, mi limiterò a parlare del metro quadro che mi circonda.

Quando mi trovo di fronte alla sofferenza…

…anzi…

…quando mi trovo di fronte all’ombra di una vaga possibilità di andare incontro ad una microscopica sofferenza

paura di soffrire

Scrive Jacques Philippe, sacerdote francese (classe ’47) della Communauté des Béatitudes:

La presenza della sofferenza nella nostra vita personale come nel mondo che ci circonda [sembra] contraddire le parole del Vangelo su Dio Padre, che prende cura dei suoi figli.
Dio permette delle sofferenze anche per coloro che si abbandonano a lui, lasciando che manchino di alcune cose, a volte in modo doloroso.
[…]
Questo non smentisce certo la parola di Dio.
Il Signore potrà certo lasciarci mancare di alcune cose – giudicate talvolta indispensabili agli occhi del mondo -, ma non ci lascerà mai senza l’essenziale: la sua presenza, la sua grazia, e tutto ciò che necessita alla piena realizzazione della nostra vita secondo i suoi progetti su di noi.
Se egli permette delle sofferenze, la nostra forza risiede proprio nel credere, come dice Teresa di Gesù Bambino, che Dio non permette delle sofferenze inutili.

(JACQUES PHILIPPE, La pace del cuore, EDB, Bologna 2020, p.24-25)

Il secondo ostacolo nel recuperare la fiducia in Dio è questo: finché non si fa esperienza in modo CONCRETO del fatto che Dio si prende cura di noi, non riusciremo mai ad abbandonarci a Lui.

Che poi – a ben vedere – ‘sta cosa vale un po’ in generale nella vita…

Vuoi sapere se la fune reggerà il tuo peso? Ti ci devi appendere!

Vuoi sapere se l’airbag si aprirà? Lo scoprirai al momento dell’incidente!

Vuoi sapere se un tuo amico è veramente tuo amico? Lo scoprirai quando quella relazione sarà messa alla prova!

[…] possiamo verificare questo sostegno di Dio soltanto nella misura in cui gli lasciamo lo spazio necessario in cui potersi manifestare.
Vorrei portare un esempio: fin quando una persona che deve saltare col paracadute non si sarà gettata nel vuoto, non potrà sentire che le corde del paracadute la sostengono.
Bisogna prima fare il salto, solo in seguito ci si sentirà portati.
Così è anche nella vita spirituale: «Dio dona nella misura che attendiamo da lui», dice san Giovanni della Croce; come pure san Francesco di Sales: «La misura della divina Provvidenza a nostro riguardo è la fiducia che riponiamo in essa».
Proprio questo è il vero problema.
Molti non credono alla Provvidenza perché non ne hanno mai fatto l’esperienza, e non possono farne l’esperienza perché non si decidono a fare il salto nel vuoto, il passo nella fede.
Non lasciano mai al Signore la possibilità di intervenire: calcolano tutto, prevedono tutto, cercando di risolvere ogni cosa, contano esclusivamente su dei mezzi umani.

(JACQUES PHILIPPE, La pace del cuore, EDB, Bologna 2020, p.23)

Philippe prosegue poi facendo un esempio abbastanza desolante… ma purtroppo vero:

I fondatori di ordini religiosi procedono con audacia in questo spirito di fede, acquistano case senza avere un soldo, accolgono poveri pur non avendo di che nutrirli.
E Dio compie miracoli per essi: arrivano degli assegni, si riempiono i granai.
Troppo spesso, però, qualche generazione più tardi si perde questa bella audacia: tutto è pianificato, contabilizzato, non si affronta una spesa senza la certezza di poterla sostenere con i mezzi a disposizione. Come potrà allora manifestarsi la Provvidenza?
Non c’è spazio per lei!
Quanto diciamo è ugualmente valido sul piano spirituale
.

(JACQUES PHILIPPE, La pace del cuore, EDB, Bologna 2020, p.23)

4 • Come crescere nella fiducia in Dio?

Nella vita, spesso ci troviamo di fronte a croci che sconvolgono.

E non può che essere così.

Il male è veramente uno scandalo (e infatti molte persone non credono in Dio a causa della presenza del male nel mondo).

Lo era ieri.

Lo è oggi.

Lo sarà sempre.

Solo due cose possono vincere questo scandalo:

  • un atto di fede: avere fiducia nel fatto che Dio «scrive dritto sulle righe storte»: Dio può trarre un bene da ogni male, qualunque esso sia, per quanto assurdo o insensato o insormontabile possa apparire ai nostri occhi.
  • un atto di umiltà: la saggezza di Dio non è la nostra; sì, c’è il male nel mondo… e spesso è incomprensibile… ma anche la sua presenza rientra in un’opera di redenzione più grande, che spesso noi non siamo in grado di cogliere (come insegna il bellissimo libro di Giobbe).

Non a caso, in un famoso passo del libro del profeta Isaia, Dio dice:

Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le ie vie, oracolo del Signore. Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri.

(Is 55,8-9)

Che significa questo?

Significa che…

In alcuni momenti della sua vita il cristiano sarà invitato a credere a dispetto delle apparenze, a «sperare contro ogni speranza» (Rm 4,18): come Abramo, come Maria ai piedi della croce.

(JACQUES PHILIPPE, La pace del cuore, EDB, Bologna 2020, p.25)

Come si fa a fare questa cosa?

Sforzandosi di «pensare positivo»?

Auto-convincendosi che «andrà tutto bene»?

Facendo training autogeno?

trovare la pace

No.

L’unico modo per crescere nella fiducia in Dio è chiederglielo.

Assiduamente.

Senza stancarsi mai (Lc 18,1).

Mettersi lì, sotto al crocifisso, e domandarglielo.

Attardarsi a guardare il crocifisso (o lasciarsi guardare «dal» crocifisso?).

Stare ammollo in questa contemplazione.

Perderci tanto tempo.

In questo modo, poco a poco, è Dio stesso a lavare via la falsa immagine che abbiamo di Lui nel cuore.

In questo modo, poco a poco, le cose cambiano.

5 • Non c’è abbandono se non è totale

Scrive ancora Jacques Philippe:

Per resistere alla paura e all’abbattimento bisogna, mediante un incontro personale con Dio nella preghiera, poter «gustare e vedere com’è buono il Signore» (Sal 34).
Le certezze che vengono ad abitare il nostro cuore, come frutto della fedeltà alla preghiera, sono di gran lunga più forti di quelle che derivano dalla più alta teologia.

(JACQUES PHILIPPE, La pace del cuore, EDB, Bologna 2020, p.27)

Lo scorso autunno avevo speso qualche parola sul senso della preghiera.

Senza attaccare di nuovo la pippa, ripeto solo una cosa: spesso (*) capita che dopo la preghiera non cambia nulla esteriormente.

(*) (Ho scritto «spesso», perché Dio – essendo Dio – può fare quel che gli pare; e a volte, misteriosamente, per una logica che non ci è dato conoscere, le cose cambiano eccome anche «esteriormente». A tempo perso, vi consiglio il libro «Viaggio a Lourdes» del premio Nobel per la medicina Alexis Carrel)

I problemi rimangono gli stessi.

Le difficoltà sono sempre quelle.

trovare la pace

Però la preghiera non è mai inutile.

Dio opera.

A volte non nel modo che pensiamo noi… ma opera.

La preghiera è efficace.

A volte non nel modo che supponiamo noi… ma è sempre efficace.

La preghiera è sempre feconda.

A volte non nel modo che ipotizziamo noi… ma è sempre feconda:

Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili.
(Rm 8,26)

Dio segue una logica ben al di là dei nostri schemini deterministici da quattro soldi.

Se vogliamo smettere di parlare di Dio «per sentito dire» (Gb 42,5)…

Se vogliamo vederlo faccia a faccia

…occorre fare una cosa sola: lasciargli spazio e non intrappolarlo nella nostra lettura della realtà, che è sempre parziale.

Credo stia in questo la vera risposta al mistero del male e della sofferenza.
Risposta non filosofica, bensì esistenziale: esercitandomi nell’abbandono, faccio l’esperienza concreta che Dio fa sì che tutto concorra a mio favore, anche il male, le sofferenze, perfino i miei peccati.
Quante circostanze che temevo, in fin dei conti mi appaiono sopportabili, anzi alla fine benefiche, anche se dopo un primo impatto doloroso.
Quanto credevo fosse contro di me, si rivela a mio favore.

(JACQUES PHILIPPE, La pace del cuore, EDB, Bologna 2020, p.28)

Philippe indica in modo molto chiaro qual è la chiave di volta su cui si poggia la ricerca di questa pace.

Quella sulla quale sta in piedi tutto.

O crolla tutto:

A proposito dell’abbandono, è utile fare un’osservazione.
Perché l’abbandono sia autentico e generi pace, bisogna che sia totale.
Dobbiamo rimettere tutto, senza eccezioni, nelle mani di Dio senza cercare di amministrare o salvare nulla da soli sia nel campo materiale, che nella sfera affettiva o in quella spirituale.
Non possiamo dividere l’esistenza umana in settori, in alcuni dei quali sia legittimo abbandonarsi a Dio con fiducia ed altri dove ce la si debba sbrogliare esclusivamente da soli.
Occorre sapere quanto segue: tutte le realtà che non avremo abbandonato, che vorremmo gestire da soli (senza lasciare carta bianca a Dio) continueranno, in un modo o nell’altro, a renderci inquieti.
La misura della nostra pace interiore sarà quella del nostro abbandono, dunque anche quella del nostro essere distaccati.
L’abbandono comporta così una parte inevitabile di rinuncia, non necessariamente effettiva, ma come disposizione del cuore, una prontezza a lasciare a Dio di gestire la nostra vita con una libertà totale.
Questo ci risulta particolarmente difficile.
Abbiamo una naturale tendenza a fare nostre un mucchio di cose: beni materiali, affetti, desideri, progetti. Ci costa terribilmente lasciare la presa, perché abbiamo l’impressione di perderci, di morire.

(JACQUES PHILIPPE, La pace del cuore, EDB, Bologna 2020, p.29)

Conclusione

All’inizio di questa paginetta, parlavo dei varî consigli su come rincorrere la pace: tra filosofi, psicologi, artisti, guru e chi più ne ha più ne metta…

Di fronte a tutti questi “esperti” – capaci di fabbricare una pace sintetica, artificiale, che sa un po’ di plastica – le parole di Gesù mettono nuovamente a nudo tutta la povertà umana:

Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi.
(Gv 14,27)

Parla di una Sua pace.

Che è diversa da come la dà il mondo.

La Sua infatti ha un’altra qualità.

Un’altra consistenza.

Un altro sapore.

Sa di eterno.

sale

(Estate 2022)

Fonti/approfondimenti

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