Cos’è il discernimento?

«Discernimento» è una parola strana.

Di quelle che la gente ti guarda storto, se la tiri fuori a buffo quando parli con qualcuno:

discernimento significato

1 • Cosa significa «discernere»?

Treccani alla mano, «discernere» è una parola che viene dal latino, ed è composta da «cernĕre» (distinguere, accorgersi, capire, separare, …) e «dis» (tra).

Significa dunque «scegliere tra…», con le sfumature di «privilegiare qualcosa» (escludendo altro), «osservare attentamente», «valutare».

Ok, interessante.

Ma scegliere…cosa?

Dipende. La parola – di per sé – ha un significato generico.

Qualcuno potrebbe avere una buona capacità di discernimento per le letture, per i ristoranti, per le giocate in borsa…

discernimento lavorativo

Ma in realtà, nel contesto cristiano, questa parola ha un significato ben preciso…

2 • Cos’è il discernimento cristiano?

Verso la fine del liceo (quando mi sono accostato a questo “problema” per la prima volta) credevo che il «discernimento» consistesse in questo:

«Capire se mi devo sposare o fare prete»

Questo spiacevole equivoco ha causato non pochi guai, nella vita di tanti ragazzi come il sottoscritto:

sposarsi o farsi prete

Ora. È vero che la scelta del cosiddetto «stato di vita» è un aspetto del discernimento…

…ma non esaurisce la totalità del discernimento (senza contare che solitamente questa scelta si presenta in un momento del cammino in cui si è più “pappa e ciccia” con Dio)

Il mitico don Fabio Rosini scrive che:

Per discernimento intendiamo quella dinamica che guida interiormente colui che vive al cospetto del Signore, come il Signore Gesù sta al cospetto del Padre. È l’orientamento profondo dell’essere. Non è una scelta singola, sussiste in tutte le scelte. Si rivela nelle scelte, ma non consiste nelle scelte per sé stesse.

(FABIO ROSINI, L’arte di ricominciare, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2018, p. 28)

Mmm… chiaro ma non chiarissimo

Prendiamola un po’ più larga…

3 • Chi sei tu?

Nella serie TV Dirk Gently (serie abbastanza trash; se non ve la siete vista, c’è di meglio in giro), a un certo punto l’adolescente Amanda Brotzman ha questo scambio di battute con la strega della foresta Wakti Wapnasi (giuro, si chiama così!):

Wakti: Rispondi alla domanda: chi sei tu?

Amanda: …ehm… Amanda Brotzman?

Wakti: Quello è il suono a cui tu reagisci quando gli altri ti chiamano. Tu non sei il tuo nome. Tu chi sei allora?

(DIRK GENTLY, s02e05)
wakti wapnasi

3 • Come NON si fa discernimento?

Scrive Marko Ivan Rupnik (classe ’54), che è un sacerdote e teologo sloveno (nonché una «capoccia grossa così»):

Il discernimento si muove al confine tra lo psicologico e lo spirituale: si tratta di capire all’interno del mio mondo che cosa è di Dio, come Lui mi si comunica.

(MARKO IVAN RUPNIK, Il discernimento : 1: Verso il gusto di Dio, 2: Come rimanere con Cristo, Lipa, Roma 2009, p. 62)

Io purtroppo sono una persona che nelle situazioni ci va molto (troppo) “di testa”.

Dunque, quando per la prima volta ho sentito parlare di «discernimento», il mio approccio è stato in stile Hermione Granger:

conoscersi gnothi seauton

Rubo di nuovo le parole a don Fabio:

Un figlio di Dio non ha discernimento sulla volontà di Dio perché ha letto un libro o perché si è sentito centinaia di catechesi, ma perché “fiuta” il Padre nelle cose, visto che lo conosce. Il discernimento non è una abilità. È un’identità redenta messa in atto, è la relazione da figli con il Padre che diventa sensibilità, occhio acuto, orecchio intonato.

(FABIO ROSINI, L’arte di ricominciare, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2018, p. 28)

Ecco… se avessi letto queste righe di don Fabio, mi sarei risparmiato un po’ di fatica…

Oh, intendiamoci: credo che i libri aiutino; e che conoscersi sia importante.

Penso che l’iscrizione sul tempio di Apollo a Delfi «conosci te stesso» (in greco γνῶθι σεαυτόν, gnōthi seautón) sia ancora un buon consiglio, dopo oltre 2000 anni.

E ritengo che avere coscienza dei propri talenti o delle proprie debolezze sia una benedizione.

Però temo che il rischio di sapere troppe cose su di sé (o meglio, di «credere» di sapere troppe cose su di sé) è che poi si finisce per applicare al discernimento una sorta di metodo scientifico-sperimentale:

discernimento metodo scientifico sperimentale

Nel romanzo «Guida galattica per autostoppisti» di Douglas Adams, c’è un gruppo di scienziati alieni dall’intelligenza sovrumana che affida al computer più potente mai progettato il compito di rispondere alla Domanda Fondamentale sulla Vita, sull’Universo e Tutto quanto. Il computer impiega più di sette milioni di anni per elaborare i dati, e alla fine fornisce una risposta alquanto enigmatica: un bigliettino con su scritto «42».

Gli scienziati sono sbigottiti. Loonquawl (uno di loro) ha questo botta e risposta con il super-computer:

«Quarantadue!» urlò Loonquawl. «Questo è tutto ciò che sai dire dopo un lavoro di sette milioni e mezzo di anni?»
«Ho controllato molto approfonditamente,» disse il computer, «e questa è sicuramente la risposta. Ad essere sinceri, penso che il problema sia che voi non abbiate mai saputo veramente qual è la domanda

(DOUGLAS ADAMS, Guida galattica per autostoppisti, Mondadori, Milano 2016)

Chapeau!

Mutatis mutandis, padre Rupnik avverte lo stesso rischio riguardo al discernimento, nella nostra società:

Dal momento che noi siamo all’interno di una cultura fortemente tecnologica, razionalista, abituata a sistemare ed ordinare – e dunque a dominare -, esiste il rischio che si prendano le regole del discernimento come una tecnica, una sorta di metodo per “capire” Dio, decifrare la sua volontà, aprendo così in qualche modo la possibilità all’illusione di possederlo.

(MARKO IVAN RUPNIK, Il discernimento : 1: Verso il gusto di Dio, 2: Come rimanere con Cristo, Lipa, Roma 2009, p. 41)

Continua il sacerdote sloveno:

Il discernimento non è allora un calcolo, una logica deduttiva, una tecnica ingegneristica in cui scaltramente bilancio mezzi e fini, né una discussione, una ricerca della maggioranza, ma una preghiera, l’ascesi costante della rinuncia al proprio volere, al proprio pensiero, elaborandolo come se dipendesse totalmente da me, ma lasciandolo totalmente libero. Un atteggiamento così è impossibile se non si è rapiti da un’onda d’amore, perché per far questo è necessaria una radicale umiltà. Ed infatti il sentimento che più garantisce il processo del discernimento è l’umiltà.

(MARKO IVAN RUPNIK, Il discernimento : 1: Verso il gusto di Dio, 2: Come rimanere con Cristo, Lipa, Roma 2009, p. 37)

5 • Come si fa discernimento?

Bella domanda.

La state facendo alla persona sbagliata…

Dico davvero…

cartomante

Papa Francesco un paio di anni fa ha scritto queste righe:

Come sapere se una cosa viene dallo Spirito Santo o se deriva dallo spirito del mondo o dallo spirito del diavolo? L’unico modo è il discernimento , che non richiede solo una buona capacità di ragionare e di senso comune, è anche un dono che bisogna chiedere. Se lo chiediamo con fiducia allo Spirito Santo, e allo steso tempo ci sforziamo di coltivarlo con la preghiera, la riflessione, la lettura e il buon consiglio, sicuramente potremo crescere in questa capacità spirituale (n. 166).
[…]
Al giorno d’oggi l’attitudine al discernimento è diventata particolarmente necessaria (n. 167).
[…]
Anche se il Signore ci parla in modi assai diversi durante il nostro lavoro, attraverso gli altri e in ogni momento, non è possibile prescindere dal silenzio della preghiera prolungata per percepire meglio quel linguaggio, per interpretare il significato reale delle ispirazioni che pensiamo di aver ricevuto, per calmare le ansie e ricomporre l’insieme della propria esistenza alla luce di Dio (n. 171).
[…]
Una condizione essenziale per il progresso nel discernimento è educarsi alla pazienza di Dio e ai suoi tempi, che non sono mai i nostri (n. 174).

(PAPA FRANCESCO, esortazione apostolica Gaudete et exsultate, 2018)

E don Fabio gli fa eco:

Il discernimento, anche quello iniziale, ripetiamolo, si fa in dialogo con il Signore, perché il discernimento non è un’abilità, è una relazione. L’attività che sta a monte di tutto […] è descritta così:
«Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà» (Mt 6,6)
[Il discernimento] implica che si provi ad entrare nel proprio segreto, nel proprio intimo, nella propria “stanza”, e che si “chiuda la porta”, ossia che ci si procuri una zona in cui non ci sia accesso ad altro, in cui si chiuda fuori il mondo, e che si parli con Colui che è nel segreto.

(FABIO ROSINI, L’arte di ricominciare, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2018, p. 32-33)

Sembrerebbe, insomma, che il discernimento non sia un monologo, ma un dialogo.

Certo… un dialogo “un po’ particolare”.

In cui, più di una volta, non vi nascondo che ho avuto la sensazione di trovarmi in un vicolo cieco

…e di immaginarmi le risposte di Dio:

monologo o dialogo

E niente… per l’esperienza che (ad oggi) ne ho fatto, è veramente una faticaccia

Tanti chiaroscuri… silenzi… sederate per terra…

…lacrime… digrignamenti di denti…

Conclusione

La fregatura più grande, nel discernimento, è che non si tratta tanto di decidere tra il «bene» e il «male»; ma tra il «bene» e il «bene per me»; come ricorda padre Rupnik:

Possiamo avere pensieri diversi, tutti buoni, ma non si possono seguire tutti. Il problema non è solo avere pensieri evangelici, ma sapere a quale di essi dedicare la vita, quale seguire.
[…]
Alcuni pensieri, se seguiti, escludono di per sé altre possibilità. Bisogna così essere sicuri non solo che il pensiero sia buono, che sia per la vita, ma che sia per me, per la mia vita.

(MARKO IVAN RUPNIK, Il discernimento : 1: Verso il gusto di Dio, 2: Come rimanere con Cristo, Lipa, Roma 2009, p. 33-34)

Senza contare che – nel marasma della vita – molte cose non me le scelgo neanche io, ma mi capitano tra capo e collo

Un secolo fa, Chesterton scriveva che:

Affinché la vita sia per noi una storia o un romanzo d’amore, è necessario che gran parte di essa, in ogni caso, venga decisa per noi senza il nostro permesso.
[…]
L’uomo ha il controllo su molte cose della sua vita; ha il controllo su abbastanza cose da essere l’eroe di un romanzo. Ma se avesse il controllo su tutto, sarebbe un tale eroe che non vi sarebbe più alcun romanzo. E se la vita dei ricchi è in fondo così insulsa e monotona è semplicemente perché possono scegliere gli eventi.

(GILBERT KEITH CHESTERTON, Eretici, Lindau, Torino, 2010, p. 155)

…io sono ancora nel bel mezzo delle mie inquietudini, e non ho la lucidità e la lungimiranza di G.K.C….

…quindi… che dire? Spero che abbia ragione… 🙄

sale

(Autunno 2020)

Fonti/approfondimenti